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Centherbe si racconta nella nostra intervista

Centherbe è cantautore e viaggiatore dell’anima, le sue canzoni nascono da traiettorie imprevedibili, esperienze autentiche di vita e da una visione artistica mai vincolata ai generi. Il suo ultimo singolo BONNE NUIT, uscito disponibile ovunque dal 20 maggio, ne è la dimostrazione: una ballad notturna struggente e poetica, nella quale l’artista riflette sul dolore e sulla difficoltà di lasciar andare ciò che, pur logorandoci, ci conforta. 

– Buongiorgio Centherbe, benvenuto su Da Sapere e congratulazioni per l’uscita dell’ultimo singolo “BONNE NUIT”. La descrivi come una ballad notturna struggente e poetica dedicata a ciò che ci consuma: abitudini, vizi, relazioni tossiche. In particolare nel brano la notte è una donna che “Luccica con un vestito rosso”. A cosa ti sei ispirato per l’immaginario del brano?

Grafica Divina

– Mi sono ispirato a tutte quelle cose accattivanti, belle e pericolose che sono tanto affascinanti quanto pericolose e limitanti nella realtà del nostro percorso. Ognuno di noi attraversa varie fasi nella vita e ognuno di noi arriva a una propria consapevolezza delle cose. Siamo noi a scegliere quanto a fondo vogliamo andare nel nostro viaggio personale.

– Centherbe il brano è attraversato da sonorità cupe, latineggianti, che richiamano anche nel testo alla patchanka. Come hai costruito il suono di BONNE NUIT?

– Bonne nuit, per quanto riguarda l’aspetto musicale è una canzone curata esclusivamente da Fabio Zini, chitarrista e produttore artistico dei miei ultimi lavori.

Se in molte altre canzoni si lavora da un qualcosa che porto con una parvenza di melodia, in questo caso ha fatto davvero tutto lui circa la musica. Il processo creativo di questa song è nato e si è sviluppato in modo molto immediato.

“Bonne nuit” è nata ed è stata finita in un pomeriggio dello scorso autunno. Avevo lasciato a Fabio una bozza di un testo di quello che poi sarebbe diventato il testo definitivo. Qualche giorno dopo mi chiamò dicendomi di andare in studio per lavorare su una linea di chitarra adatta a quel testo. L’unica cosa che mi ha detto è stata quella di usare i colori bassi della mia voce. Abbiamo registrato la voce del pezzo in un pomeriggio con poche sessioni. E’ stato tutto molto chiaro fin dall’inizio il focus del brano ed è risultato molto naturale. 

– Mentre il ritornello sembra una sorta di ninna nanna tossica, dolce e al tempo stesso definitiva. “Dormi con gli angeli. Sogna con gli angeli. Bonne nuit.” A chi ti stai rivolgendo davvero in quei versi?

– Mi sto rivolgendo esattamente a tutte quelle cose che ti fanno dire prima “si è cos’ bello ma ora spegniti”. Alle volte non è facile trovare la forza di dire “Bonne Nuit” a qualcosa che comunque è diventata abitudine o semplicemente un piacere, per quanto tossica possa essere in realtà.

– Nei tuoi testi c’è spesso un dialogo tra luce e ombra, attrazione e liberazione. In che modo questi contrasti abitano il tuo processo creativo?

– Sono sempre presenti, è il contrasto tra queste due entità che crea il dialogo di versi ed emozioni. D’altronde, ogni buio ha un suo bagliore.

– Cosa significa oggi per te lasciare andare e come lo fai attraverso la musica?

– Il “lasciare andare” è qualcosa molto legato alla consapevolezza. Personalmente è non dare troppo peso a cose su cui non ci sia modo di determinare in alcun modo. La musica è una forma d’arte meravigliosa perché unisce la poesia ai suoni e insieme alla scultura trovo sia la forma d’arte più completa. I veli ottenuti dal marmo nel Cristo velato di Giuseppe Sammartino sono fuori da ogni possibile immaginazione terrena. Pur essendo la scultura un’arte muta, la bellezza che ne viene tratta diventa talvolta assordante.

– Dopo questa canzone, cosa ti auguri che resti in chi ascolta BONNE NUIT?

– Non so esattamente. Forse un modo per riflettere sulla fase della propria vita e dire Bonne Nuit a qualcosa che migliora il proprio benessere. Non ho mai scritto cose per insegnare o educare, non ne ho la pretesa e non mi interessa. Far riflettere trovo sia la forma più libera e funzionale che un’artista che scrive possa fare.

Ringraziamo Centherbe!

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