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Cosa si prova ad essere un pipistrello

Cosa si prova ad essere un pipistrello, Thomas Nagel, Cortina Editore 2025

Thomas Nagel non è un etologo, né un medico veterinario. È un filosofo.
Eppure da decenni ormai una domanda che si è posto con grande lucidità di pensiero continua a riverberare tra chi si occupa, come me, degli altri animali.
“Cosa si prova ad essere un pipistrello?”
Non è solo l’interrogativo retorico di un pensatore: è una sfida radicale a comprendere l’alterità, a misurarsi con i limiti della nostra empatia, della nostra scienza, della sensorialità con cui la nostra e le altre specie disegnano la propria realtà.

Grafica Divina

Nel libro appena pubblicato da Cortina Editore viene riproposto l’ormai classico saggio del 1974, insieme ad una riflessione critica che aggiorna il dibattito e lo colloca nel cuore delle neuroscienze, dell’etologia cognitiva e, direi, anche a tutta ragione della medicina veterinaria contemporanea. L’interrogativo di Nagel ruota attorno all’esperienza soggettiva: com’è il mondo per un altro essere vivente? Possiamo davvero “sapere” qualcosa dell’esperienza vissuta di un mammifero che percepisce tramite l’ecolocalizzazione, che vola, che abita la notte, che dorme a testa in giù?

Come medico veterinario lavoro ogni giorno per avvicinarmi il più possibile alla soggettività animale, sia sul piano clinico, sia su quello relazionale ed etologico, e proprio per questo trovo che questo saggio vada letto (o riletto) oggi con uno sguardo nuovo.
Non tanto per trovare risposte, ma per coltivare quella disposizione fondamentale all’ascolto e all’integrazione delle differenze che in natura sono la norma.

Nagel ci ricorda che non è sufficiente “immaginare di essere un pipistrello”: perché lo faremo sempre da umani. Il suo punto, radicale e prezioso, è che c’è qualcosa che è l’essere pipistrello, un’esperienza irriducibilmente altra.
Un punto di vista che rafforza una visione, anche della cura, che riconosce l’animale non come oggetto di intervento, ma come soggetto di vita, portatore di una propria interiorità e di un proprio modo peculiare di essere al mondo.

Nagel, pur senza parlare di medicina, ci ricorda proprio che il rispetto per l’alterità passa anche dal riconoscimento dei nostri limiti epistemici.

Questa nuova edizione, curata con grande attenzione, è accompagnata da una postfazione di Anil Seth, professore di Neuroscienze cognitive e computazionali, e da una nuova prefazione dell’autore. Offre uno strumento importante per chiunque lavori con gli animali, per chi studia la mente, per chi crede che la cura cominci dall’empatia.
Non una lettura semplice, forse, ma necessaria.
Perché non si può davvero prendersi cura di qualcuno né conoscerlo se non si è disposti a chiedersi: cosa si prova ad essere te?

Un libro che nella sua essenzialità, è un antidoto potente contro ogni riduzionismo e può diventare, per chi vive e lavora accanto agli animali, una guida filosofica silenziosa ma presente: un invito costante a chiederci chi abbiamo davvero davanti.
Non per capirlo del tutto, ma per non smettere mai di provare.

Articolo di: Cinzia Ciarmatori

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