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In libreria “L’avvento dei Warg”

L’avvento dei Warg”, terzo e conclusivo capitolo della saga “Ulfhednar War” di Alessio Del Debbio (Edizioni Il Ciliegio), racconta la storia del Vello D’Argento, clan di guerrieri lupo, con Daniel Rivieri nel nuovo ruolo di alfa, sempre affiancato da Ascanio, suo compagno nonché officiante della Madre Terra: i due e i loro amici questa volta se la vedranno con Forculus, un antico negromante, e con i Warg, ulfhednar oscuri calati in Italia per imporre il proprio dominio sui branchi della penisola.

L’avvento dei Warg

Ciò che colpisce di questo romanzo è l’ottima commistione di generi, al punto che classificarlo come un fantasy sarebbe riduttivo, per quanto ne presenti tutte le caratteristiche più importanti. Singolare, prima di tutto, l’intreccio del folclore italiano, tipico dei luoghi in cui il romanzo è ambientato, con la mitologia norrena, più legata agli Ulfhednar e al culto degli Asi.

Grafica Divina

In “L’avvento dei Warg”, si parla di famiglia, amore, amicizia, di legami forti che vanno oltre il sangue, ma anche, più semplicemente, oltre le avversità della vita e le convenzioni. Si parla di ricerca di sé e di scoperta delle proprie capacità, oltre che delle proprie origini, ma soprattutto di crescita e maturazione. Trovo che “L’avvento dei Warg” trasmetta un forte insegnamento sulla fiducia in se stessi, in quanto singolo, ma anche come parte di un gruppo, e lo fa con cura e attenzione, anche quando le tematiche si fanno più pesanti e delicate.

I personaggi sono davvero molti, ma non si fatica mai a identificarli, anche e soprattutto grazie all’ottima caratterizzazione, che li rende tutti in maniera curata, naturale e realistica.

Quella di Alessio Del Debbio si riconferma una scrittura molto curata, in grado di emozionare, coinvolgere e divertire – perché no – il lettore, trattando temi forti senza mai cadere nel banale o nello scontato, ma facendolo con delicatezza pur non indorando la pillola, in modo diretto ma semplice, in modo che i messaggi possano arrivare ad un pubblico più ampio.

Le descrizioni sono sempre ben fatte e non risultano mai ingombranti, nemmeno quando, per necessità, devono dilungarsi un po’ di più: ricche di particolari ma non noiose, si amalgamano bene al resto della narrazione e giocano, a volte, un ruolo fondamentale.

Lo stesso vale per i dialoghi: frizzanti, coinvolgenti, divertenti ed emozionanti, dolci e forti allo stesso tempo, sempre in grado di rendere i sentimenti coinvolti e i toni dei personaggi, anche quando non sono specificati. Ne deriva un ritmo narrativo accattivante e serrato, che coinvolge il lettore e non fa per nulla percepire le quasi 500 pagine; non mancano i colpi di scena e gli stravolgimenti di trama, grazie anche ai salti temporali e ai flashback che richiamano eventi passati e tengono incollati alle pagine.

Il finale, poi, mi ha lasciato a bocca aperta, ma è assolutamente perfetto: una degna conclusione per questa trilogia. L’ho trovato un finale leggermente aperto, che conclude e mette il punto a tante cose, permettendo al lettore di immaginare cosa potrebbe succedere, ma che, allo stesso tempo, lascia all’autore la possibilità di tenersi una porta aperta e di scrivere ancora. Si tratta di un finale agrodolce, triste per certi versi, ma che fornisce comunque un forte messaggio di speranza.

Se cercate un fantasy tutto italiano, ben scritto, con una buona commistione di generi, tanti richiami a folklore e mitologia, personaggi realistici e messaggi importanti, “L’avvento dei Warg”, ma anche l’intera trilogia “Ulfhednar War” fa sicuramente al caso vostro.

Articolo di: Silvia Volpin

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