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“Pop, Rock, Jazz… e non solo” Mistura Pura The Blue Bus

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Mistura Pura The Blue Bus
(Ubiquity Records)

Mistura Pura è il nome d’arte con cui Federica Grappasonni ormai da un quarto di secolo è nota anche all’estero come produttrice, Dj, compositrice: fra lounge music, bossa nova, soprattutto una sorta di mix jazz-funk che – vera e propria fusion contemporanea, colta e screziata – caratterizza anche questa sua ultima opera, già disponibile in digitale e a breve anche su vinile. L’attività di Federica è comunque molto ricca e va spesso oltre la musica, con addentellati sociali molto intriganti.

Ha infatti proposto serate per e con gli homeless milanesi ed esibizioni per i diritti delle donne, e pure “The Blue Bus” nasce da un impegno che va al di là delle sette note. L’album è nato infatti in oltre un anno di vita (e composizione) dentro un bus abbandonato nelle campagne brindisine: dunque è figlio d’un’immersione totalizzante nei ritmi della natura, fonte d’ispirazione dell’artista quanto patrimonio che col disco lei vuole invitare a tutelare meglio; e tutta la musica nata in tal modo è stata poi registrata dentro uno studio facente parte del medesimo progetto di riqualificazione ecologica e sociale d’uno spazio rurale di cui fa parte il bus, e infine missata nel primo Centro d’Aggregazione Giovanile di Brindisi, nato in un immobile confiscato alla criminalità organizzata.

Ovviamente però non è per queste pur significative scelte etiche che la musica di Mistura Pura piace all’estero, e che il suo linguaggio insieme consapevole del passato e orientato al futuro ha viaggiato da Cannes all’America sino a intrigare l’etichetta californiana Ubiquity Records: che ne ha pubblicato l’album “Hollywood Spritz” quattro anni fa e ora ne edita “The Blue Bus”.

Il punto è che nell’arte di Federica Grappasonni / Mistura Pura c’è un’evidente, e amplissima, cultura musicale: che lei segnala andare da Herbie Hancock a Curtis Mayfield, da Tito Puente a Tony Allen, da Horace Silver a Deodato, e che però poi nel nuovo lavoro recupera persino gioielli nascosti della salsa di Roberto Roena o l’eredità di uno dei giganti delle big band del secondo dopoguerra, Stan Kenton.

C’è insomma un’incredibile varietà di spunti, conoscenze, colori nello sguardo con cui Mistura Pura si approccia alla composizione; e vengono tutti però rielaborati in modo indipendente nonché personale, mirando a un incontro ieri-oggi, antico-moderno, che affascina, stimola, divulga e insieme rilancia. Verso una musica del domani che si definisce, soprattutto, nel suo essere non tanto mera fusione di generi, bensì genere che va oltre, i generi che cita; in primo luogo scordandone ogni convenzione.

E “The Blue Bus” è un esempio magnifico, di musica nuova che rimanda alla tradizione senza limitarsi a scopiazzarla né tantomeno banalizzandola: i tanti colori scelti da Federica si fondono infatti nel disco dentro un sound nuovo, che travalica le ovvietà siano esse quelle delle provenienze culturali del materiale selezionato (dal Sudamerica all’Africa) o quelle dell’uso standardizzato degli strumenti.

Perché c’è in effetti anche un maiuscolo, minuzioso e raffinatissimo lavoro di cesello sul suono, nella musica “made in Mistura Pura”. Ogni strumento viene valorizzato nella sua singola personalità e misurato nelle proprie specifiche potenzialità, da Federica, dentro un incessante lavoro di sfumature che fa sfumare l’evoluzione dei brani da un timbro all’altro, da un’eco all’altra, da un solismo all’altro, senza però mai perdere di vista né organicità né l’insieme: che in “The Blue Bus” è per lo più centrato su melodie precise (mai però distraenti) e sfondo ritmico teso (ma mai prepotente), nell’orizzonte d’un grande equilibrio che valorizza ogni tassello del brano.

Compreso -se non soprattutto, in taluni casi- il “messaggio” che col brano si vuole evocare, trasmettere, affermare.
Sono dodici, le tracce della nuova avventura della Grappasonni: ed è anche complesso, sinceramente, segnalarne alcune rispetto ad altre. Certo però è subito degno della storia della musica “Blue Bus”, e colpisce il contrappuntistico omaggio alle donne migranti, tra Afrobeat e ottoni Motown, di “Nigerian Girl”.

La suite in due parti “African Circles” è una sapiente miscela di chiari e scuri, tensione ritmica ed aperture melodiche, sfondi jazz e nervosismi funk, che proietta nel 2000 gli anni Settanta; e “Stop Into The Bossa” è pezzo notevole, di spessore e gusto, che vagando fra samba, salsa e bossa nova a tratti riesce a ricordare persino la magia dello storico incontro Getz-Gilberto. Poi c’è il capolavoro di Kenton, “Artistry In Rhythm”, portato dal 1946 all’oggi con fiati moderni, percussioni magnifiche e bassi che avvolgono, e il fascino tra fusion, jazz d’antan e Sudamerica di “Midnight For Tommy”.

Ma colpiscono anche, in un percorso ben suonato da Mistura Pura -beat programming e synth di: batteria, percussioni, pianoforte, piano elettrico, hammond e contrabbasso- assieme a nomi di spessore mondiale (Hector Barez, Nima Behzad Aval, Herbert Smith, Stafford Hunter, Bob Miller fra i molti), l’immensa classe fra spleen dei fiati e un pianoforte molto “alla Silver” di “A Prayer for Odara”, dalla spiritualità quasi sensuale, e la traccia finale “There We Go”.

La quale è un’incalzante fusion di funk e Afrobeat che fa mimesi del messaggio centrale del lavoro -ritrovare un equilibrio, in primis fra uomo e natura- rilanciandolo in modo inequivocabile quanto emozionante.

Articolo di: Andrea Pedrinelli

Da ascoltare/guardare: “A Prayer For Odara”:
https://www.youtube.com/watch?v=iKquULjXsc4

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Andrea Pedrinelli
Critico musicale e teatrale, è giornalista dal 1991 e attualmente collabora con Avvenire, Musica Jazz, Scarp de’ tenis, Vinile. Crea format tv e d’incontro-spettacolo, conduce serate culturali, a livello editoriale ha scritto importanti saggi fra cui quelli su Enzo Jannacci, Giorgio Gaber (di cui è il massimo studioso esistente), Claudio Baglioni, Ron, Renato Zero, Vasco Rossi, Susanna Parigi. Ha collaborato con i Pooh, Ezio Bosso, Roberto Cacciapaglia e di recente ha edito anche Canzoni da leggere, da una sua rubrica di prima pagina su Avvenire dedicata alla storia della canzone.

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