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“Pop, Rock, Jazz… e non solo” Ebbanesis Transleit

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Ebbanesis
Transleit
(SoundFly / Self)

Se il titolo del disco delle Ebbanesis vi fa pensare a una versione alla Totò del verbo inglese “to translate”, tradurre, ebbene: avete ragione. Ma non del tutto. Perché il duo partenopeo non punta sulla farsa, bensì sull’ironia.

E soprattutto sul senso del verbo “to play”, che in inglese significa sia suonare che giocare. Così “Transleit” è un gioco, molto ben suonato (soprattutto molto ben cantato), col quale Viviana Cangiano -voce e percussioni- e Serena Pisa -voce, chitarra e percussioni- rimettono al centro musicalità, passionalità e teatralità di dialetto e cultura napoletani per rileggere con testi inediti -appunto in partenopeo- un repertorio che va dalla “Bohemian Rhapsody” dei Queen alla canzone dei Puffi, da Michael Jackson a Ennio Morricone.

Ci si potrebbe chiedere che senso abbia tutto questo, e che valore abbia; ma credeteci, senso -intrigante- e valore -eccellente- emergono benissimo all’ascolto. Dopo l’inevitabile spiazzamento che coglie chiunque (e ha colto anche chi scrive) di fronte alle caratteristiche dell’idea in sé. La coppia di voci straordinarie, nata nel 2007 pensando al solo web, giunge del resto a un CD fisico dopo aver avuto oltre due milioni di visualizzazioni della propria arte su Facebook: e questo già vorrà dire qualcosa. Il disco poi approfondisce, amplifica, arricchisce di sfumature la loro arte, ottenendo il duplice obiettivo di promuovere la napoletanità (con un corretto approccio teatrale, fisico e ironico) e permettere di godere di vari capolavori -e qualche curiosità delle sette note- in dimensioni mai prese in considerazione finora.

Al di là delle voci, poi, “Transleit” punta su suoni acustici essenziali e di classe (le percussioni servono appena a piccole spruzzate e giochi ritmici), che unite a giochi vocali magnifici e polifonie a dir poco strepitose producono una scaletta di qualità altissima: ricca di colpi di genio e non troppo disturbata da qualche scelta meno felice. Perché poi è normale, che composizioni meno raffinate come “Mama insegnami a ballar” dei Tribà (labile labile), “T’appartengo” di Ambra e pure “Attenti al lupo” di Ron, non possano far esplodere le qualità e le intuizioni di queste due bravissime cantanti, qui anche arrangiatrici a dir poco davvero geniali.

A parte i brani testé citati, infatti (anche se “Attenti al lupo” rivela una dolcezza inattesa, di saudade sudamericana, e in “T’appartengo” le voci s’incrociano in modo raffinatissimo), il resto è un fuoco di fila di emozioni e guizzi. La traduzione gustosissima rende “Bohemian Rhapsody” quasi ispessita, fra delicatezza e passionalità, fra una chitarra ben suonata e due voci magiche; “Volevo un gatto nero” diventa da canzone per bambini un classico napoletano dai risvolti noir fra Murolo e Carosone; “Puffi qua e là” è un cameo d’elegantissimo café chantant napoletano, con “mossa” …vocale, che rende il brano quasi irriconoscibile da quanto lo migliora. Poi in “Michelle” fra ironia, passione e polifonie le Ebbanesis confermano la statura del pezzo nella storia della musica regalandole una sonorità inedita, nel misto d’inglese e dialetto di “Your Love / Nuovo Cinema Paradiso” di Morricone s’assapora una profondità interpretativa maiuscola, con le due voci che si separano stagliandosi l’una sull’altra e facendosi apprezzare pure singolarmente, e nel “Valzer del moscerino” -in versione sospesa, divertita, tenerissima- sembra di cogliere eco d’omaggio al “Terzo fuochista”  (capolavoro di Tosca) per un gioiellino virtuosistico di velocità estremizzate e maiuscoli unisoni.

Ma il vertice, forse, di “Transleit” è “Billie Jean”. Sì, Michael Jackson. Anche Michael Jackson, trasportato sotto un Vesuvio di sarcasmi e sensualità femminili, di classe e misura vocali, si tramuta infatti in un’emozione magnifica, scintillante, più d’ogni altra cosa nuova. Ma del resto è una signora canzone: e le Ebbanesis, coraggiose e intelligenti innovatrici del cantar bene, sono un signor duo che meriterebbe un’ampia -e applaudita- popolarità.

Articolo di: Andrea Pedrinelli

Da ascoltare/guardare: “Billie Jean”:
https://www.youtube.com/watch?v=QYKoWWTWAlU

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Andrea Pedrinelli
Critico musicale e teatrale, è giornalista dal 1991 e attualmente collabora con Avvenire, Musica Jazz, Scarp de’ tenis, Vinile. Crea format tv e d’incontro-spettacolo, conduce serate culturali, a livello editoriale ha scritto importanti saggi fra cui quelli su Enzo Jannacci, Giorgio Gaber (di cui è il massimo studioso esistente), Claudio Baglioni, Ron, Renato Zero, Vasco Rossi, Susanna Parigi. Ha collaborato con i Pooh, Ezio Bosso, Roberto Cacciapaglia e di recente ha edito anche Canzoni da leggere, da una sua rubrica di prima pagina su Avvenire dedicata alla storia della canzone.

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