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Luca Mazzucchelli e la sua “era del cuore”

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Luca Mazzucchelli, psicologo, psicoterapeuta ma anche imprenditore è stato indicato come una delle dieci persone che più influenzeranno nei prossimi anni la formazione e il coaching nel nostro Paese.

Sui suoi canali social racconta ogni giorno la psicologia a milioni di utenti e nel 2019 X-Factor l’ha voluto come mental coach.

Autore de Fattore 1% – Piccole abitudini per grandi risultati, è appena uscito in libreria il suo L’era del cuore – Come trovare il coraggio per essere felici.

L’abbiamo incontrato per saperne di più!

Da Fattore 1% a L’era del cuore stai andando a ritroso, o meglio in profondità, c’è un altro passo che hai in mente di fare?

Sì in effetti sì, c’è un prossimo passo che va ancora più a ritroso, ed è quello inerente ai valori. Guardando al futuro, sono partito dalla superficie, dal comportamento, per andare gradualmente in una direzione più spirituale.

L’era del cuore si posiziona a metà di questo percorso, perché parla molto di principi, di emozioni e quindi probabilmente lo step successivo sarà quello valoriale.

La mia idea è quella di scrivere nel prossimo futuro un libro che aiuti ad individuare i propri valori, a vivere un’esistenza allineata con ciò che per noi conta davvero.

Però mi rendo conto che anch’io ho un mio metabolismo interiore che ha dei ritmi da rispettare, non sono ancora pronto ma ci penso da un po’!

In questo libro molto più che nel precedente ci sei tu al centro. Quanto credi che sia importante, in questo momento in particolare, condividere la propria storia?

Secondo me è molto importante.

Alcuni probabilmente non saranno d’accordo, ho letto delle recensioni del libro in cui alcuni lo definiscono “un po’ troppo autoreferenziale”.

Per me in realtà sarebbe stato molto più semplice parlare delle storie dei miei pazienti, perché parlare di me in prima persona significa scavare dentro di me, significa espormi, mostrare anche le mie vulnerabilità.

Io credo che sia importante dare l’esempio.

È importante farlo con i figli, ne ho tre e osservo spesso che loro tendono a riprodurre quello che vedono fare dai genitori.

È importante farlo con i collaboratori ed è importante farlo anche nella società.

Forse ora più che mai abbiamo bisogno di esempi “positivi”, con tutte le responsabilità che poi il ruolo comporta.

Quindi per me è importante, anche per contrastare un po’ quest’idea di “guru”.

Io non mi sento un guru, forse in giro ce ne sono anche troppi, mi interessa di più portare degli esempi anche fallibili, anche fragili, che mostrano i propri limiti.

Proprio come ho tentato di fare raccontando alcune mie vicissitudini ne L’era del cuore, per sfatare questo mito del “supercoach” del “ciò che vuoi puoi”, tutte queste cose che secondo me lasciano un po’ il tempo che trovano.

A proposito di questo, che cosa pensi dell’idea diffusa secondo la quale chiunque può raggiungere qualunque obbiettivo?

Io penso che sicuramente possiamo fare più di quello che pensiamo.

Credo che tutti noi abbiamo un forte potenziale inespresso.

Perché molti si accontentano, perché molti non ci credono, non si formano.

Molti non si prendono cura del potenziale al loro interno.

Quindi è vero che tantissime persone “sottoperformano”, il seme di sviluppo personale viene lasciato abbandonato a se stesso.

Però da qui a dire che tutto ciò che vuoi puoi… è un’affermazione pericolosa.

Poi ci saranno anche delle persone che riescono, che trovano un metodo che per loro funziona ed è giusto che continuino a seguirlo.

Ma è anche vero che c’è invece una gran parte di persone per le quali non basta volere, non basta chiedere all’universo.

Questa cosa della “legge dell’attrazione”, ne parlo anche nel libro, mi sembra un po’ abusata ed esagerata.

Ci sono milioni di persone senza lavoro che ne desiderano fortemente uno, ma desiderare non basta.

Non basta desiderare di vivere una vita migliore, sperare non basta.

Bisogna fare delle cose, mettere in atto delle strategie, avere impegno, grinta, anche la fortuna serve in molti casi!

La biologia delinea quelli che sono anche i nostri limiti di sviluppo e dobbiamo prenderne atto.

E come possiamo evitare o gestire la frustrazione da aspettative disattese?

Possiamo pensare che ci sono anche una serie di aree in cui possiamo crescere.

Dobbiamo investire sui nostri punti di forza, investire dove pensiamo di poter far bene.

Non dobbiamo essere bravi in tutto, talvolta basta essere bravi in una cosa, dobbiamo capire quali sono i nostri talenti e investire su quelli.

Per quello che riguarda i nostri limiti finché si può ovviamente dobbiamo impegnarci per superarli, ma è importante anche accettarli.

Io credo che l’imperfezione sia una cosa interessante di per sé, c’è una frase di Leonard Coen che mi piace citare, “c’è una crepa in ogni cosa. Ed è da lì che entra la luce”.

È giusto adoperarsi per migliorare, ma lo è anche accettare i propri limiti e considerarli il segno della nostra unicità.

Ci sono tanti modi per aver successo, non solo quello di realizzare tutto ciò che si vuole!

Si sta parlando moltissimo di scuola in questo momento. Da tanti punti di vista ma poco da quello dell’educazione alle emozioni. Se potessi dare il tuo parere, cosa vorresti per la scuola dei tuoi figli?

La premessa è che non è semplice risolvere facilmente una questione così grande e complessa come quella dell’educazione scolastica e non ho una ricetta!

Sicuramente sarebbe importante mettere al centro l’educazione emotiva, che si può realizzare quando c’è una serie di ingredienti, non facili da mettere insieme.

L’ingrediente più importante probabilmente è quello del maestro, dell’insegnante.

I docenti oggi hanno l’incombenza di dover portare a termine i programmi ministeriali, giustamente, hanno dei ritmi da rispettare.

Ognuno ha il proprio metabolismo interiore, ogni ragazzo è diverso, quindi serve un’attenzione particolare da parte dell’insegnante e non dovrebbe mai mancare l’entusiasmo.

Ma non è scontato che ci sia, in molti c’è per fortuna, in altri invece col tempo viene meno.

Un po’ probabilmente per i salari considerati non adeguati ma per tante altre ragioni, ognuno ha i suoi motivi.

Però ti dico anche che io sono stato alunno in una scuola non certo ideale né perfetta, con delle insegnanti tutt’altro che empatiche, che ho vissuto come a me ostili, vero o falso che fosse.

Non ho avuto per nulla una buona esperienza scolastica fino all’università, al liceo forse un po’ meglio ma d’altra parte lì ero già adulto.

Però col senno di poi mi sento di dire che non è la fine del mondo nel senso che anche una scuola imperfetta, per come l’ho vissuta io, è stata una risorsa nella mia storia personale.

Anche perché ho avuto una famiglia che mi ha trasmesso valori importanti e la possibilità di rileggere ciò che mi accadeva in chiave positiva.

È anche grazie a quelle insegnanti che non capivano, che mi aggredivano, che mi punivano per cose che secondo me non lo meritavano, se oggi sono particolarmente resiliente.

Quello che voglio dire è che in fin dei conti un evento negativo non è sempre una condanna, può essere ribaltato.

Diventi più forte, impari a superare condizioni avverse fin da bambino.

Non voglio dire che sia auspicabile, ma se accade può comunque diventare un’occasione di crescita!

Cos’è per te il successo?

Nel libro racconto che il successo va definito in base ai propri valori.

Per me significa far succedere le cose per me importanti.

E per capire quali cose sono davvero importanti per te devi entrare in contatto con i tuoi valori.

In questa fase della mia vita i miei valori sono sicuramente la famiglia, la mia crescita umana e professionale e l’aiutare gli altri.

Questi tre valori possono mescolarsi tra loro e avere delle sinergie: se unisco l’importanza che hanno per me la crescita e l’aiutare gli altri posso ottenere il risultato di spronare gli altri a crescere.

Oppure posso insegnare ai miei figli il valore dell’aiuto.

Sono tutti obbiettivi ed azioni che mi permettono di vivere in  modo più compiuto e sensato la mia esistenza, questo per me è successo.

E lo sono le mail che ricevo e i messaggi sui miei canali social, nei quali le persone mi ringraziano perché seguendo i miei contenuti riescono a fare un piccolo “clac” nella direzione della loro crescita personale.

È successo scrivere un libro che aiuta tante persone, o fare un video che gratuitamente si può ascoltare e gli altri apprezzano.

Quando mia moglie o i miei figli raggiungono un obbiettivo importante per loro e lo fanno anche grazie al mio aiuto mi sento un uomo di successo…

E per seguire Luca Mazzucchelli ecco il suo sito e i suoi canali social:

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