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Ospite del nostro format musicale Cristiano Turato

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Presentati con una piccola nota biografica

Sono figlio, marito, padre, amico e un musicista innamorato della bellezza dell’arte. Un dono meraviglioso fuori dalla porta di casa. L’arte non fa distinzioni naviga nei cuori di tutti.

Quando hai iniziato a fare musica? Con quali artisti sei cresciuto?

Ho cominciato a suonare la chitarra classica a 12 anni e ho iniziato il mio percorso di studi pochi anni dopo.  Gli artisti con cui sono cresciuto sono molti ma se devo giusto ricordarne alcuni posso certamente citate Depeche Mode, Peter Gabriel, Muse, Pearl Jam, Sound Garden, Subsonica, Negrita.

Come nasce la tua musica? Quali sono le tue fonti d’ispirazione?

La musica penso sia un dono del cielo. Apprendo dalle sensazioni del quotidiano, dalle emozioni, dai sogni, dalle persone che incontro insomma è la vita e non potrebbe essere altrimenti. Capita spesso per esempio di alzarmi il mattino con una melodia in testa o qualche piccolo scorcio di testo.

Di cosa parla la tua nuova avventura musicale? Qual è il messaggio che vuoi mandare con la tua musica?

“La festa” lo dice il titolo stesso, vuole essere una nuova rinascita, il riavvicinarsi di nuovo a se stessi nella semplicità delle cose e della vita. Il mio disco composto da dieci passi dipinge un arcobaleno di emozioni e suggerisce che l’uomo non può essere quello degli ultimi 20 anni ma è di più.

Qual è il momento in cui hai scoperto che avresti voluto intraprendere la strada della musica?

Credo senza ombra di dubbio al mio primo concerto. Un 31 dicembre di moltissimi anni fa, carico di emozione insieme agli amici di sempre.

Cosa significa lavorare nella musica oggi?

Per un’artista il significato è sempre lo stesso. È la ricerca di se stessi attraverso le note e le parole. Per i manager moderni banalmente riempirsi le tasche di soldi.

Cosa ne pensi dei social e del web in generale come mezzo per farsi conoscere?

Usiamo la tecnologia, è uno strumento utile alla professione e non solo. Sono assolutamente convinto poi che sia la bellezza per ciò che siamo ad essere la nostra cartolina di presentazione e non la profilazione banale e asettica che ci presenta la modernità.  Il pericolo è proprio quello di perdersi nel “si fa così” perché lo dicono i social o il “profilatore” di turno. In fondo anche questo si chiama educare ma credo lo si faccia nella maniera sbagliata.

Cosa pensi dei talent show? Hai mai pensato di parteciparvi?

Alla stessa maniera dei social, usiamoli per crescere e non per bruciare i tempi. Se dovessi consigliare mio figlio, già lo faccio troppo, gli direi di studiare impegnarsi e far dei sacrifici e partecipare ai talent ma con la consapevolezza di chi conosce il vero significato della fatica.

Progetti?

Il tour “La festa” già calendarizzato ma fermo ai box e poi continuare a scrivere: già ho pronte delle tracce per San Remo 2021. Sono curioso di capire come faremo a cantare con le mascherine.

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