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Ospite del nostro format musicale Gianluca Testa

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GIANLUCA TESTA presenta NOMADE DIGITALE

NOMADE DIGITALE è stato scritto insieme alla sceneggiatura di un film, durante un anno in giro per il mondo. 12 flash, maxi storie colorate e fantasiose da postare su un instagram per chi ha voglia di elaborare concetti, sentimenti, emozioni. 12 canzoni che parlano di libertà e di amore, di solitudine e di rinascita. E’ un concept album psichedelico in cui il protagonista, giunto ad una fase di transizione della sua vita, decide di mollare tutto per iniziare un personale viaggio dell’eroe, sia fisico che interiore. 12 episodi frizzanti di cantautorato che snocciola parole, citazioni, frasi e ritornelli che quasi sempre ti lasciano spiazzato. 12 brani che se silenziassi il cantato equilibrista di Gianluca sarebbero una bellissima colonna sonora in bilico tra melodie in odore di Beatles zona Sgt Pepper, improvvise sfuriate rock, pop da camera e tanto altro ancora. Un disco, per dirla alla Gianluca Testa (nella bellissima e commovente ninna nanna autoconsolatrice“Giappone”) per chi si lascia andare “mentre segui le formiche verso un’altra dimensione, in una crepa del soffitto che ti porterà in Giappone”. 

BIOGRAFIA

Gianluca Testa è un regista e attore noto per la sua partecipazione a film internazionali e fiction di successo come Il commissario Rex e Carabinieri. Dopo aver militato da giovanissimo in alcune band rock e jazz, ha realizzato negli anni diverse colonne sonore per il teatro e il cinema, scritto brani per altri interpreti e pubblicato EP da solista. Nomade digitale è il suo primo album in studio

Quando hai iniziato a fare musica?

Ho iniziato a 12 anni. Avevo appena pubblicato il mio primo libro di poesie, Raggi d’illusione, grazie alla vittoria di un premio letterario e all’incoraggiamento di Dario Bellezza. Studiavo già da qualche anno il pianoforte, che è stato il primo strumento utilizzato per comporre. Volevo mettere in musica quelle poesie.

Con quali artisti siete cresciuti?

Te ne dico qualcuno in ordine sparso: Duke Ellington, Ella Fitzgerald, Billie Holiday, Chet Baker, Beatles, Rolling Stones, Jim Morrison, Queen, The Who, Pink Floyd, Velvet Underground, David Bowie, Led Zeppelin, Beck.

Come nasce la vostra musica? Quali sono le vostre fonti d’ispirazione?

I testi nascono da esperienze crude di vita, la musica da intuizioni inconsce che legano melodie e suoni alle parole. Le esperienze in sé non servono a nulla se non le attraversi con una coscienza amplificata: una profonda attenzione all’impatto che hanno all’interno, oltre che all’esterno. Ad esempio un massaggio ai piedi lo puoi vivere distratto, meccanicamente, oppure renderlo azione cosciente e trasformarlo in un’esperienza psichedelica. Nel secondo caso magari nasce una canzone come RIFLESSOLOGIA PLANTARE ( https://open.spotify.com/track/6auM4Pf8baLQi6etAxxxoO)

Di cosa parla la vostra nuova avventura musicale?

NOMADE DIGITALE parla di viaggi fisici e metafisici.

Quali sono i generi in cui spaziate nella vostra produzione?

NOMADE DIGITALE è progettato su atmosfere beat, rock psichedelico e brit pop, ma anche suoni ispirati da colonne sonore. Ce ne siamo fregati di quello che chiede oggi la discografia, andando a raccogliere suggestioni dagli anni ’60 e ’70.   Le batterie, diversamente dall’indie di oggi, sono tutte suonate. C’è il farfisa e l’organo hammond che si fondono con gli archi; il sitar, sassofoni sporchi mescolati a chitarre distorte e clarinetti jazz che guizzano funanbolici su sintetizzatori vintage.   La costruzione del suono ha seguito lo spirito visionario della  scrittura, che è libera perché è nata in viaggio: un viaggio fisico fatto col corpo e uno metafisico fatto con la mente. Non ci interessava creare il suono clone di qualcosa che già esistesse solo per accontentare il mercato.  

Cosa ne pensate dei social e del web in generale come mezzo per farsi conoscere?

Oggi la gente per sapere chi sei ti cerca su google, quindi è il mezzo più veloce per costruirsi la reputazione. O per sputtanarla.

Cosa non deve mai mancare in un brano che ascoltate e in uno che scrivete? 

Una sensazione di disequilibrio che aspira disperatamente all’equilibrio.

Link Spotify del disco:

Nomade digitale

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