Home Interviste Ospiti del nostro format musicale Al The Coordinator

Ospiti del nostro format musicale Al The Coordinator

255
SHARE

Come nasce la tua musica?

Quali sono le tue fonti d’ispirazione?
Non è una cosa facile da spiegare, e neanche ho dei procedimenti standard. Di solito c’è una melodia che comincia a girarmi in testa che, se mi piace e se capisco che non è già esistente, unisco agli accordi per darle un’ambientazione sonora. Da questa ambientazione nasce il testo, che vedo come una sorta di commento a quello che la musica dice. Altre volte, invece, bastano due notine da un piano o chitarra su un disco che sto ascoltando che fanno da semi per una nuova canzone che nascerà.
E per farti venire la voglia di cantare canzoni e raccontare storie basta riascoltare i capolavori di Bob Dylan, Neil Young, Townes Van Zandt, Johnny Cash etc.

Di cosa parla la tua nuova avventura musicale?

Le canzoni di Raven Waltz raccontano storie. Mi piace pensare che i protagonisti di queste storie abitino tutti, o quasi, nello stesso villaggio di montagna. Qualcuno è innamorato, un altro per amore impazzisce; c’è chi gira col vestito buono della domenica di mercoledì e chi non vuole fare altro che tornarsene a casa e rimanerci. Altri cercano di scappare dalla minaccia incombente di enormi ragni rossi saltellanti. Di certo non ci si annoia.

Quali sono i generi in cui spazi nella tua produzione?

Un’espressione per spiegare l’orizzonte sonoro delle mie canzoni che mi è molto piaciuta è New Old Time Country. C’è il vecchio folk all’americana, gli strumenti della tradizione Bluegrass come banjo, mandolino, dobro, contrabbasso, violino e, naturalmente, la chitarra acustica. Mischiandoli a un approccio più moderno ma cercando sempre di mantenerne la purezza del suono.
Cosa significa lavorare nella musica oggi?
Come sempre è difficile farsi largo nell’ambiente musicale e vivere di musica. Trovo però inutile starsi a lamentare, soprattutto se, come me, si è scelta una strada non proprio popolarissima. Ci sono gli incontri, il continuo scambio di conoscenze e di esperienze che rendono questo mestiere unico. Voglio vedere il lato positivo: anche in italia si comincia, piano piano, a guardare alla musica come un lavoro “serio” e non a un “gran bell’hobby”, come tante volte ci siamo sentiti dire.

Cosa ne pensi dei social e del web in generale come mezzo per farsi conoscere?

Tutto è cominciato con MySpace. Fu una rivoluzione, due clic ed eri in contatto col mondo. Potevi farti conoscere e allo stesso tempo conoscere persone, dischi e realtà lontanissime. Dopo, purtroppo, i social hanno puntato più sulla gratificazione personale e sulla creazione di tante piccole comunità di amici. Il risultato sono state una miriade di “bolle” non comunicanti fra loro. Al livello artistico una rovina. La compravendita di like, follower e visualizzazioni ha fatto il resto. Ma è un fenomeno facilmente sgamabile e in decadenza. Di certo l’utilizzo delle piattaforme social è imprescindibile, basta usarle in maniera corretta e sincera. E poi la qualità, anche in questo marasma, esce sempre fuori.

Progetti?

Ora c’è da portare queste canzoni in giro per l’Italia e, perché no, anche fuori. Sto lavorando alla realizzazione di un videoclip per il secondo singolo tratto da Raven Waltz, ché l’occhio vuole la sua parte, ma il cuore di questo mestiere è sempre la dimensione dal vivo, i concerti. E ce n’è sempre più bisogno.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.