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Ospiti del nostro format musicale gli Alba Caduca

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“Nigredo”, quarto lavoro scritto e arrangiato dal quartetto friulano, è un LP che segna un ritorno a sonorità hard rock con spruzzate di new wave, un rock concreto ed energico. Il disco, contenente undici tracce,  tratta di argomenti sociali quali il cinismo distruttivo, la misoginia, il consumismo sfrenato e l’emarginazione degli ultimi, ma lascia spazio anche a viaggi introspettivi. La base ritmica tribale e feroce è accompagnata da suoni di chitarra lunatici e a tratti aggressivi. Il cantato in italiano costruisce spazi melodici corposi e malinconici.

La nigredo è uno dei processi alchemici: rappresenta la fase in cui la materia deve essere decomposta, come passo iniziale nel percorso della creazione; è un ciclo che si chiude, ma che anticipa un nuovo inizio.

Il disco è stato mixato e masterizzato da Riccardo Pasini presso lo “studio 73” di Ravenna.

Quando avete iniziato a fare musica?

Tutti e quattro abbiamo iniziato molto giovani, direi da adolescenti. Il gruppo Alba Caduca nasce poi nel 1999, ma è stabile in questa formazione dal 2017.

Con quali artisti siete cresciuti?

I nostri background sono vari: le radici affondano per tutti negli anni 80 e 90, ma ciascuno ha seguito “la sua via” ..new wave, grunge, dark, metal,la scena italiana indipendente degli anni 90, rock più classico, psichedelia. Questo poi credo che si senta nel nostri dischi: per quanto decisamente rock, non è facile incasellare i nostri brani in una sola corrente, ci piace comporre liberi senza pregiudizi di genere. 

Come nasce la vostra musica? Quali sono le vostre fonti d’ispirazione? 

Le nostre ultime produzioni sono frutto di improvvisazioni in sala prove. Musica suonata d’istinto e molto diretta senza tanti giri o ripensamenti, al contrario di qualche tempo fa, quando passavamo il tempo ad auto-sezionare il materiale per scomporlo e ricomporlo: insomma la musica nasce cavalcando l’onda emotiva e creativa del momento.

Di cosa parla la vostra nuova avventura musicale?

“Nigredo” tratta di argomenti sociali quali il cinismo distruttivo, la misoginia, il consumismo sfrenato e l’emarginazione degli ultimi: ci guardiamo attorno e prendiamo spunto da ciò che ci circonda.. enon ci piace. C’è però anche spazio per alcuni viaggi introspettivi per provare a capirsi e magari migliorarsi come persone.

Quali sono i generi in cui spaziate nella vostra produzione? 

Bè la base rimane il rock, ma da un inizio carriera decisamente più complesso e dal gusto prog, al momento abbiamo asciugato tutto, suoni, strutture e testi per un risultato più diretto e hard rock, con incursioni nella new/dark wave.

Cosa ne pensate dei social e del web in generale come mezzo per farsi conoscere?

Il web ha un potenziale altissimo, ma sta diventando un’immensobrodo dove tutto è già ri-bollito mille volte o peggio una gara a fare/proporre le cose più improbabili per spiccare sopra gli altri..Inoltre, sta perdendo completamente il contatto con la realtà: vuoi tanti like? Basta pagare! Vuoi tante visualizzazioni? Caccia il grano e vedrai quei benedetti numeri salire… auto-citandoci “poi devi anche pagare, per farti ascoltare” (il brano è “La resa”). La corsa sui social è un mare tossico, nel quale nuotiamo anche noi eh! mica siamo immuni o “superiori”, dove devi sempre essere attivo e presente. Il rischio è di farsi prendere dalla voglia di visibilità in un oceano di dati avvelenati, perdendo di vista il punto per cui si fa musica: la musica stessa! Che poi alla fine casca sempre l’asino quando ci si confronta con la vita vera: un sacco di persone che seguono le band, lasciano like e sembrano sinceramente interessate, ma poi ai concerti della tua zona c’è sempre la solita ventina di conosciutissime facce. Comunque il discorso è lungo e complicato, è una questione di cambiamento culturale.. potremmo parlarne per giorni.

Cosa non deve mai mancare in un brano che ascoltate e in uno che scrivete?

L’emozione, l’elettricità. Il resto non conta: tecnica, strumenti, genere, sono solo dei mezzi. E’ necessario riuscire a percepire un brivido.. e, guardandola dal lato dell’artista, quando la tua musica riesce ad emozionare qualcuno è davvero una soddisfazione!

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