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Ospiti del nostro format musicale i Bye Bye Japan

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BYE BYE JAPAN – IN THE CAVE (DCAVE)

Partono subito con una bellissima citazione (Elephant Talk dei King Crimson, vedi la prima traccia). Post prog rock? Diremmo proprio di no. L’approccio è tra il post punk, il rock nervoso degli Yeah Yeah Yeah (che ci vengono in mente grazie alla voce della front woman), la wave cavernosa di Siouxsie (ancora un rimando doveroso a una donna, grazie alla cantante), o ancora i Come di Talia Zedek (nei brani più lenti, malati e, appunto, cavernosi). Disco spigoloso ma molto ben fatto, grazie anche al solito lavoro impeccabile del produttore siciliano Daniele Grasso, da sempre vicino ai suoni bluesy e noise e alla wave d’altri tempi.

-Quando hai iniziato a fare musica?

Come band siamo attivi dal 2015, ma ciascuno di noi ha praticamente un lunghissimo percorso di formazione alle spalle

​-Con quali artisti sei cresciuto?

Abbiamo gusti piuttosto diversi fra noi. Troviamo un comune denominatore in band come Joy Fomidable, Wolf Alice e YeahYeah Yeahs

-Come nasce la tua musica? Quali sono le tue fonti d’ispirazione?

La nostra musica nasce dall’esigenza di raccontare delle cose. Alle volte di noi, altre di ciò che ci circonda o ci emoziona (o comunque colpisce).

-Di cosa parla la tua nuova avventura musicale?

Di episodi e di occasioni che spesso il genere umano perde quando ci si sente migliori. Il nostro “In the cave” è un viaggio attraverso 10 storie, 10 personaggi che vivono di una propria vita al di là della nostra lettura. Sono dei ritratti, quasi delle istantanee. Un film di 10 fotogrammi al rallentatore

-Cosa hai deciso di raccontare con il tuo progetto?

Abbiamo risposto prima. Le cose belle di questa vita, ma anche quelle scomode, difficili da raccontare. Quelle di cui spesso il mainstream si dimentica o non vuole notare, presi come si è, troppo spesso, ad inseguire il ritornello facile o testi che con molto cinismo, finiscono con raccontare nulla

-Quali sono i generi in cui spazi nella tua produzione?

Crediamo che ci siano tanti ingredienti. Dal rumore bianco ai ritmi post-punk. Ma siamo anche piuttosto orecchiabili. A questo miscuglio abbiamo sentito l’esigenza di dare un nome e abbiamo azzardato: “PopNoise”

-Cosa significa lavorare nella musica oggi?

Oggi il valore del lavoro è stato ampliamente superato. Anche nelle professioni più serie, non lavora più nessuno. Il valore “ludico” o “teatrale” della professione è diventato qualcosa di puramente caricaturale. Non ha senso oggi parlare di “lavorare nella musica”, come non ha senso oggi lavorare in qualsiasi campo. Le logiche commerciali hanno fagocitato qualsiasi forma di professionalità. In questo senso noi “suoniamo”, ma non “lavoriamo nella musica”.

-Cosa ne pensi dei social e del web in generale come mezzo per farsi conoscere?

I social inizialmente hanno avuto un’importanza enorme. L’avvento dei social fu una rivoluzione pazzesca. Oggi l’industria tradizionale ha sviluppato i suoi anticorpi. E’ tornato tutto in mano alle grandi “organizzazioni”. Le major, si sarebbe detto una volta. Magari non sono più le grandi case discografiche i referenti per la musica, ma comunque le grandi multinazionali hanno ripreso in mano lo scettro e forse oggi c’è persino meno possibilità di operare di ieri.

-Cosa pensi dei talent show?

No comment. 

-Prossimi appuntamenti dal vivo?

Stiamo preparando una serie di concerti per presentare il nostro ultimo lavoro “In the cave”, il primo album uscito per DCaveRecords. Il nostro batterista ha contratto una bruttissima forma di tendinite e stiamo temendo di dover rimandare parecchi degli appuntamenti già fissati. Ad ogni modo, seguendoci sui social, avrete modo di scoprire i nostri prossimi appuntamenti

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