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Ospite del nostro format musicale Grandine

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GRANDINE Presenta ORIGAMI

“Origami” è un viaggio all’interno di ricordi e di emozioni provate dall’artista nel corso della propria vita. E’ possibile trovare canzoni che parlano di amori finiti male, di voglia di evadere da una società che ci opprime, della voglia di farcela nonostante tutto, del tema della distanza. Le sonorità sono malinconiche e spaziano dall’indie, al rap, al pop. E’ completamente composto, suonato e registrato da Grandine. Il nome “Origami” deriva da un pensiero dell’artista: come un origami, nel quale linee e piegature si incrociano e si separano per formare l’oggetto finale, allo stesso modo nella nostra esistenza incrociamo la vita di molte persone, alcune resteranno sempre al nostro fianco, altre saremo costretti a perderle durante il viaggio, ma ogni linea e ogni persona che incrocia il nostro cammino è indispensabile per poterci rendere ciò che siamo.

Quando hai iniziato a fare musica?
Ho iniziato a comporre musica all’età di 15 anni, suonando la chitarra.
All’inizio ero solo un chitarrista, poi, col passare del tempo, la necessità di esprimere tutto me stesso si fece sempre più forte. Non mi bastava più scrivere solo la musica, volevo esprimermi al 100% e ho iniziato acantare e scrivere testi.

Con quali artisti sei cresciuto?
Essendo nato alla fine degli anni ’80 ho vissuto la mia infanzia negli anni ’90, erano gli anni degli articolo 31, Litfiba, Ligabue. Poi a scuola superiore mi sono ritrovato nel punk rock e nel Metal. Gli artisti che mi hanno accompagnato durante la mia crescita sia musicale che personale sono sicuramente J-Ax, Caparezza, Ligabue, Linkin Park,
Yellowcard, Green Day e Underoath.

Come nasce la tua musica? Quali sono le tue fonti d’ispirazione?
E’ difficile riuscire ad esprimere un concetto così astratto come la trasposizione in note di un sentimento o di un’emozione. Scrivo sempre quando sono in un momento buio della mia giornata, tiro fuori quelloche ho dentro e lo rendo qualcosa che le semplici parole non
riuscirebbero a rappresentare. Scrivo della mia vita.

Di cosa parla la tua nuova avventura musicale?
Come tutta la mia musica di quello che provo. Sicuramente il tema principale del nuovo album è la distanza.

Qual è il messaggio che vuoi mandare con la tua musica?
Sicuramente che non si è mai soli.

Cosa hai deciso di raccontare con il tuo progetto?
Tutto quello che ruota attorno alla mia sfera emotiva, i miei passi falsi, le mie vittorie e i miei ricordi.

Qual è il momento in cui hai scoperto che avresti voluto intraprendere la strada della musica?
Quando sei adolescente e ti trovi in un ambiente nel quale non ti rispecchi, qualsiasi cosa sembra esserti avverso. Io ho vissuto un’adolescenza nel quale ero il “diverso”, non vestivo come gli altri, portavo la cresta punk, i baggy, catene e bracciali con le borchie. Sono stati anni difficili ma stupendi che porterò per sempre nel cuore. La musica per me in quegli anni è sempre stata la mia compagna, era li quando avevo bisogno di essere cullato durante le notti insonni o quando volevo urlare al mondo il più forte possibile che c’ero anche io.

Come dice Salmo in una sua canzone: “una canzone non salverà il mondo, ma so che può salvare te”. Con me l’ha fatto tante volte. Per questo ho iniziato a fare musica. Volevo salvare i ragazzi che come me avevano bisogno di un aiuto e si sentivano schiacciati da tutto quello che sta attorno.

Quali sono i generi in cui spazi nella tua produzione?
I vari generi che ho suonato nella mia vita hanno sicuramente forgiato il musicista che sono adesso. All’interno della mia musica sicuramente si può trovare il pop e il rap, ma in alcune canzoni è prepotente l’influenza di generi come il post rock, l’indie o l’emo.

Cosa significa lavorare nella musica oggi?
Il ruolo della musica “mainstream” è cambiato molto negli ultimi anni.
Abbiamo sentito tante canzoni e cantanti fastfood da bruciare in una estate o nel giro di un mese. Credo che ci si dovrebbe concentrare più nel creare musica che resti per sempre che utilizzarla come puro business. Per me significa sicuramente garantire messaggi e verità.

Cosa ne pensi dei social e del web in generale come mezzo per
farsi conoscere?
Il web è un’arma a doppio taglio. Se da una parte internet ci ha reso disponibile la conoscenza dell’intero mondo, è pur vero che si può trovare molta immondizia al suo interno. Se usati nella maniera giusta fanno il loro buon lavoro.

Cosa non deve mai mancare in un brano che ascoltate e in uno
che scrivete?
In entrambi i casi, la malinconia. Quel qualcosa che ti fa venire la pelle
d’oca.

Cosa pensi dei talent show?
Non sopporto molto i talent show. Mettere in competizione qualcosa di così bello come la musica non ha senso. Se c’è una cosa che dovrebbe fare la musica è unire le persone. Credo sia solo business e televisione.
Niente più.

Dicci dieci cose che ti piacciono e dieci che ti fanno arrabbiare.
Partiamo dalle cose che mi fanno arrabbiare, direi sicuramente:
– La competizione nella musica
– Quando dicono “quell’artista fa schifo” senza aver mai ascoltato
niente
– L’egoismo
– Non aver tempo per fare tutto quello che voglio
– Il mio orgoglio
– Gli automobilisti e i motociclisti di Palermo
– Le bugie
– Il caldo
– Chi abbandona gli animali per strada
– Il mio compleanno

Le dieci cose che mi piacciono:
– La musica su tutto, che sia da ascoltare o comporre.
– Mangiare
– Disegnare
– Il freddo
– La neve
– Andare a mare con il proprio cane e correre in spiaggia con lui
– I tramonti
– I concerti
– Gli occhi delle persone
– I manga giapponesi

Prossimi appuntamenti dal vivo?
E’ tutto ancora da confermare, ma si prospetta un 2019 pieno di novità
e concerti. Sto lavorando a diversi progetti, sarà annunciata qualcosa a
tempo debito.

Progetti?
Scrivere e vivere di musica.

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