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Nel nostro format musicale Pietro Gabriele autore di Megalomania

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L’album Megalomania è una raccolta di tutti i singoli pubblicati tra il 2017 e il 2018 più 5 nuovi inediti. Al suo interno vi è anche la versione italiana e ufficiale del brano “Coco Chanel”, tratto dall’omonimo brano degli Okean Elzy, la rock band più famosa dell’Ucraina e più conosciuta nei paesi della CSI. Questo brano ha riscontrato un enorme successo in Ucraina, superando i risultati del brano originale scritto dal leader della band Svyatoslay Vakarchuk.
L’album Megalomania è stato realizzato grazie alla campagna di crowdfunding avviata da Pietro Gabriele e la sua band su Musicraiser nel gennaio 2017.

Quando hai iniziato a fare musica?

Potrei dire di far musica da tutta la vita. Ho iniziato a cantare in pubblico all’età di 6 anni e fin da subito ho capito che far musica mi faceva stare bene. A 14 anni ho iniziato da autodidatta a studiare la chitarra e poco dopo a prendere lezioni di canto.
A 16 anni ho iniziato a scrivere le mie prime canzoni per poi non smettere più.
Poi dai 18 in poi, lasciando la mia isola e trasferendomi a Brescia, ho iniziato ad approfondire lo studio della chitarra e del pianoforte e a migliorare la tecnica vocale.

Con quali artisti sei cresciuto?

Entrambi i miei genitori sono degli ottimi ascoltatori di musica. Mia madre ascoltava prevalentemente musica italiana, quindi cantautori come De Andrè, Battisti, Mango, renato zero, baglioni ecc. Mio padre invece mi portava altrove con i Queen, Pink Floyd, Beatles, insomma i grandi della musica del passato.
Poi, formata la mia identità musicale mi sono avvicinato molto ai Radiohead, i Nirvana, I coldplay, gli U2, i Metallica ma tra tutti chi riempiva le mie giornate erano i MUSE.

Come nasce la tua musica? Quali sono le tue fonti d’ispirazione?

La mia musica nasce da una profonda introspezione. A volte arriva per caso, nella notte, mentre guido, ad ogni risveglio. Registro sempre tutto quello che mi passa per la mente per non dimenticarlo, soprattutto di notte. Poi il mattino seguente prendo gli strumenti e provo a creare.
L’ispirazione arriva da ogni cosa, dal mare che tanto caratterizza l’isola in cui sono cresciuto, dal silenzio, dai vissuti.

Di cosa parla la tua nuova avventura musicale?

Fino ad oggi ho sempre parlato di sentimenti, in positivo, in negativo. Amore, rabbia, frustrazione, ansie, gioie. La mia nuova avventura mi porterà altrove. Il mio modo di scrivere nell’ultimo anno è cambiato, si è evoluto. I testi che sto scrivendo sono più liberi dalle classiche regole, più vicini alle dinamiche indie, più diretti, più forti, più poetici e astratti. Insomma spero di andare oltre i sentimenti.

Qual è il messaggio che vuoi mandare con la tua musica?

Ma non c’è un vero messaggio da mandare, più che altro voglio che la gente ascoltando la mia musica si crei il proprio messaggio. Quello che la gente prova ascoltando la mia musica, quello è il messaggio che voglio mandare.

Perché proprio una cover di un gruppo ucraino?

Circa 5 anni fa, feci un viaggio in Bielorussia per un matrimonio. Durante i festeggiamenti una band eseguì “ Coco Chanel” degli Okean Elzy. Onestamente non diedi alla canzone molta importanza ma per qualche assurda ragione nei giorni a seguire continuavo a canticchiare il motivetto del ritornello. Il testo era per me incomprensibile ma aveva una metrica che sia accostava molto bene alla lingua italiana ed il ritornello ad un primo impatto sembrava dicesse “Io Amo, Amo, amo Coco Chanel”. Così per scherzo, provai a scrivere il testo in italiano e a fare una bozza. Appena la feci ascoltare ai miei amici Russi, impazzirono e continuavano a canticchiarla anche dopo molto tempo averla ascoltata. Lo stesso accadeva a chi la ascoltava tra i miei amici o ai componenti della mia band e così ho detto: FUNZIONA!
La incisi dopo un anno, e dopo 2 mesi dalla pubblicazione Coco Chanel è diventata virale su Facebook e Vkontakte. Molti Ucraini hanno amato la mia versione italiana. Tanti messaggi, addirittura ringraziamenti. Tutto ciò è arrivato fino ai creatori originari del brano che si sono complimentati e mi hanno proposto di ufficializzare la versione italiana.
Svyatoslav Vakarchuk in persona, che per il popolo Ucraino è una leggenda, ha ufficializzato il tutto.
E’ stata una sorpresa perché per assurdo qui in Italia qualcosa del genere difficilmente accade.

Qual è il momento in cui hai scoperto che avresti voluto intraprendere la strada della musica?

Come detto su, all’età di 6 anni. Alle cene di famiglia, durante le festività, i miei mi mettevano su una sedia, in centro alla sala ed io cantavo. Tutti stavano ad ascoltarmi e io mi sentivo vivo e fiero come non mai. Questo è ciò per cui sono nato.

Quali sono i generi in cui spazi nella tua produzione?

Principalmente nelle mie produzioni ha sempre prevalso il Rock, seppur in chiave melodica romantica. In ogni produzione però ho sempre aggiunto uno o 2 brani fuori dalle righe: Ad esempio precedentemente pubblicai un “Tango Rock” dal titolo “il tango di Maria” che chiudeva 4 generi in se: Iniziava come un Valzer, diventava un tango, nella seconda strofa pop e alla fine un special Rock.

Cosa significa lavorare nella musica oggi?

Lavorare nella musica oggi significa fare tanti sacrifici. Raggiungere livelli che ti permettano di ottenere ciò che meriti per continuare a coltivarla è molto difficile. Fino a qualche anno fa, il mondo della musica era completamente monopolizzato dalle Major. Loro decidevano chi meritava da andare avanti o meno, chi promuovere, chi passare alle radio. Oggi per fortuna qualcosa sta cambiando, i musicisti, i cantautori, pian piano si stanno facendo strada e sempre più spetta all’ascoltatore decretare se un artista vale o meno. Insomma la gente, per fortuna, si sta annoiando di ascoltare sempre i soli 4 cantanti in radio. Certo le Major hanno sempre la parte maggiore ma adesso, se vali davvero, hai più opportunità di farcela. Questo non toglie il fatto però che per fare musica devi fare tanti sacrifici.
Io faccio 2 lavori, vivo a 1500 Km da casa e dalla famiglia, quasi tutto quello che guadagno lo investo per autoprodurmi, e vi garantisco che non è semplice, anzi non lo consiglierei quasi a nessuno. La musica però è nel mio sangue, non riesco a farne a meno. La musica mi fa stare bene, quindi vale tutti questi sacrifici.

Cosa ne pensi dei social e del web in generale come mezzo per farsi conoscere?

I social sono importantissimi. Per un musicista è come se fosse un palco virtuale. Ti permettono di raggiungere facilmente il tuo pubblico. Hanno ormai un ruolo predominante nella scoperta di un nuovo artista. Crearsi una fan base solida e in costante crescita su i social ti permette di arrivare pian piano alle orecchie delle major o delle etichette discografiche.

Cosa non deve mai mancare in un brano che ascoltate e in uno che scrivete?

In un brano non deve mai mancare L’ANIMA! Devi sempre riuscire a trasmettere qualcosa. Devi riuscire a mettere te stesso, a catturare l’attenzione dell’ascoltatore.

Cosa pensi dei talent show?

Onestamente credo che i Talent stiano rovinando molte generazioni. Guardando un Talent da fuori chiunque direbbe: wow che figata! Quanto mi piacerebbe partecipare a un talent Show. Quello che c’è dietro non è poi così bello. Partecipare ad un talent può aprirti tante porte ma può anche ucciderti artisticamente. Migliaia di ragazzi partecipano ai casting nella speranza di accaparrarsi quei pochi posti a disposizione, facendo file infinite, viaggi infiniti, ammucchiati o ammassati in fila indiana, come manzi al macello, per poi essere ascoltati a malapena 15 secondi e 99 su 100 di loro si sentirà dire “NO TU NON VAI BENE”. I pochi fortunati, che arrivano a quei posti, sono costretti a firmare un contratto, spesso col sangue. Iniziano i giochi, un po’ come gli “HUNGER GAMES”, bisogna eliminare l’altro per continuare e solo uno rimarrà in vita. Se lo vinci, bene, ce l’hai fatta, per un anno ti andrà alla grande, poi se non vendi, se non vali sei finito. L’anno successivo non c’è più spazio per te ma per il nuovo vincitore. E ti è andata ancora bene perché se pensi a tutti gli altri che hai ucciso (eliminato), li ritrovi spesso a brancolare nel buio, persi, delusi da non essere riusciti a raggiungere l’obiettivo, gettati via e costretti a sottostare a quel contratto firmato col sangue. I talent ti fanno toccare il cielo con un dito ma se non vinci avrai la carriera bruciata, spesso, per sempre.

Dicci dieci cose che ti piacciono e dieci che ti fanno arrabbiare.

Mi piace il profumo della pioggia d’estate, i tramonti, le persone introspettive e silenziose ma allo stesso tempo allegre, mi piacciono gli animali ed il loro modo di amare incondizionatamente, le moto e la velocità, tutto ciò che riesce a farti provare un brivido e che sia emozionante, mi piace viaggiare e scoprire nuovi posti, mi piacciono i piccoli gesti e le cose semplici, mi piace il gelato alla nocciola e amo da matti cucinare e la buona cucina.
Mi fanno arrabbiare i prepotenti ed i falsi, chi non mantiene le promesse, chi non ha rispetto per la natura, mi fa arrabbiare il traffico e il caos, chi non sa distinguere un buon cibo da uno pessimo, mi fa arrabbiare la mancanza in generale e in tutte le categorie della meritocrazia, lo straniero che mette il ketchup sulla pasta, la legge di Murphy e l’ora solare che fa arrivare prima la sera.

Prossimi appuntamenti dal vivo?

Spero di tornare live tra gennaio e febbraio. Pubblicherò le date presto su i miei social:
Instagram: https://www.instagram.com/pietrogabrieleofficial/
Facebook: https://www.facebook.com/PietroGabrieleOfficial/
Progetti?
Da poco ho cominciato i lavori per il 4° album, (megalomania è solo il 2° in realtà).

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