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Ospite del nostro format musicale Michelangelo con il suo AEIOU

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Quando hai iniziato a fare musica?

All’età di diciassette anni con la canzone Grazia mia.

​Con quali artisti sei cresciuto?

Lucio Battisti, De Gregori, Beatles, Rolling Stones

Come nasce la tua musica? Quali sono le tue fonti d’ispirazione?

Non ho fonti di ispirazione precise anche se è indubbio che ascoltando musica, e io ne ascolto tanta, qualcosa dentro rimane. Spesso mi capita di passare dei periodi nervosi e agitati, come se qualcosa ribollisse dentro di me; poi in quattro e quattr’otto butto giù una canzone.

Di cosa parla la tua nuova avventura musicale?

Parla dei sogni dell’anima; Carl Gustav Jung, in una lettera alla moglie scrisse: “Il mare è come la musica; contiene e suscita tutti i sogni dell’anima”. Questo nesso tra mare e musica secondo me c’entra con il fatto che a Genova nascono tanti cantautori.

​Qual è il messaggio che vuoi mandare con la tua musica?

Nessuno; solo trasmettere emozioni.

Cosa hai deciso di raccontare con il tuo progetto?

Ho deciso di raccontare alcuni aspetti della vita: la difficoltà di crescere (Come una vela), l’amore che resiste al passare del tempo (Caffè con Panna), il suicidio (E la luna è sparita), il passaggio dall’euforia giovanile al disincanto senile (Frammenti), il divertimento di far musica (AEIOU), la mia idea di canzone (L’ultima canzone). Canzone vola affronta altre tematiche tra cui l’obbligo di celibato sacerdotale; spero di averlo fatto in un modo poetico.

Qual è il momento in cui hai scoperto che avresti voluto intraprendere la strada della musica?
L’ho scoperto a vent’anni ma non ho avuto il coraggio di farlo; il coraggio l’ho trovato ora e probabilmente non è minore di quello che non ho avuto allora.

Quali sono i generi in cui spazi nella tua produzione?

Genere melodico; le mie canzoni sono tutte ballabili come si ballava tanti anni fa; mi vengono così. C’è solo una canzone fuori dal coro che è Squinternet Blues, canzone in cui metto alla berlina la figura del risparmiatore che crede di conoscere tutti i trucchi per far soldi e alla fine si ritrova con una mano davanti e l’altra dietro.

Cosa significa lavorare nella musica oggi?

Camminare su un enorme tappeto di cuscinetti a sfere.

Cosa ne pensi dei social e del web in generale come mezzo per farsi conoscere?

Sono meno importanti di radio e giornali.

Cosa non deve mai mancare in un brano che ascoltate e in uno che scrivi?

Il ritornello; una canzone senza ritornello è come un’opera lirica senza romanze.

Cosa pensi dei talent show? Hai mai pensato di parteciparvi?

Francamente li trovo noiosi; e poi mi sembra che diano più importanza ai giudici che ai concorrenti; molto spesso i giudici sembrano chiaramente recitare una parte. Parteciparvi? A 67 anni? Perché no?


Dicci dieci cose che ti piacciono e dieci che ti fanno arrabbiare.

Mi piace scrivere, giocare a Bridge, il pane secco, le croste di formaggio, le donne un po’ formose, la luna sul mare, la sincerità, bermi un buon Negroni con il Carpano, la musica Country, viaggiare in treno.

Mi fanno arrabbiare il politically correct, l’ipocrisia, i tuttologi, i prepotenti, i contamusse (contaballe in genovese), la lobby degli ignoranti, i genitori che dicono ai professori “Lei proprio non riesce a capire mio figlio”, quelli che non si assumono mai un rischio, le femministe incattivite, il Genoa quando perde.

Prossimi appuntamenti dal vivo?

Nessuno.

Progetti?

Uno spettacolo da portare in giro per locali, ristoranti adatti, e altri posti dal titolo Musica, Poesia e Palanche. Io mi occuperei di musica e palanche, il mio amico Massimo Gaviglio, in arte Pigiamino, di Poesia.

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