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Quattro chiacchiere con Oscar Montani

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Ospite del nostro spazio interviste Oscar  ontani, autore prolifico che torna in libreria con un nuovo romanzo Morti da Salotto per Caosfera Edizioni.

Del tuo oramai nutrito universo narrativo abbiamo imparato a conoscere lo skipper Corto e i suoi amici, mastro Bertuccio e ultimamente Idamo Butini… adesso arriva Raimondo Severi… chi è?

Il professor Raimondo Santo Severi come personaggio è un medico e anche un fisico (allora era normale come professionalità composita) che insegna alla Facoltà di Fisica dell’Ateneo di Pisa. E’ quindi uomo di scienza, ma di una scienza che allora era un po’ ripiegata su se stessa. Autoreferenziale, tant’è che si compiacevano, gli scienziati, di fare dimostrazioni (le chiamavano così anziché esperimenti) nei salotti “bene”. Da un altro punto di vista è pure un personaggio metaforico che racconta la propria storia, la sua evoluzione in un pericoloso percorso di formazione. Uscito dal Laboratorio si scontra con la dura realtà quotidiana, in una città non sua e parecchio tumultuosa.

Sotto quali spinte nasce Morti da salotto?

Innanzitutto la curiosità, mia, per le vicende storiche realmente accadute nel 1799 a Montevarchi, che secondo gli storici era un “covo di spie”. Inoltre la mia passione per la fisica, sono ingegnere ma sono andato vicino a iscrivermi a Fisica. Far diventare macchine di laboratorio, create per “stupire le nobili gentildonne frequentatrici di salotti”, degli strumenti di morte passando per oggetti di uso comune, mi ha parecchio divertito e intrigato.

Come hai costruito questo romanzo pieno di riferimenti storici precisi, quali sono state le tue fonti di documentazioni?

Tu sei eccelsa fungaia (Si dice fungaia o fungarola? Ora sul Battaglia non ci guardo). Sai bene che spesso e volentieri vai a cercare porcini e trovi chiodini. Bene, a me è successo il contrario. Ho cominciato a cercare finferli e ho trovato una covata di boleti! In altre parole saggi in copia anastatica con parole sensibili su internet e testi riprodotti con traduzione dal latino a fronte degli esperimenti del fondatore del Laboratorio di Fisica di Pisa: Carlo Alfonso Guadagni. Come sempre dopo un po’ il problema è avere troppa roba e devi ricordarti che non stai scrivendo un saggio ma un giallo… scegliere, selezionare, scremare, sintetizzare e solo accennare.

Passi dai giorni d’oggi al ventennio fascista, dal Medioevo al 1799 con estrema facilità; qual è il tuo segreto?

La noia che sempre mi prende se mi occupo troppo a lungo di una cosa. Se non avessi cambiato contesto storico avrei smesso di scrivere da qualche anno. Ma attenzione alla parola “contesto”. E’ come se si prende la Tosca o la Madama Butterfly e le si ambientano in altre epoche. Cambiano è costumi, ma, se non si è esagerato nell’uso della macchina del tempo, i personaggi hanno sempre le stesse umane debolezze e pulsioni. L’unico problema è la Polizia. Nell’oggi funziona male, ma c’è. Nell’ieri non c’era e allora l’autore deve sempre chiedersi come farà a concludere degnamente una storia di delitti…

Il giallo in ogni epoca rimane però il tuo colore preferito insieme al nero…
Anche qui vale il discorso sulla noia. Ogni tanto cambio genere. Ho scritto anche un thriller, ma devo dire che mi ha creato tensione anche a me. Il giallo è indubbiamente più rilassante. Il sottogenere che preferisco è il giallo7noir di ambientazione storica.

Cosa ti hanno insegnato gli uomini dei tuoi romanzi?

Questa è la domanda più cattiva che tu mi potessi fare! Sono un formatore: ITI, aziende, Università. Ho insegnato per quasi quaranta anni ed ho la pretesa d’insegnare anche ai miei personaggi! Cerco infatti, sempre, di scrivere dei romanzi di formazione. Ma i personaggi si comportano come tutti: non imparano mica! Tirando le conclusioni ho imparato proprio questo: la formazione ottiene sempre nella vita reale risultati parziali, migliora nel ricordo degli allievi, col tempo, la figura del professore. Spero che i miei personaggi tra qualche tempo mi ricordino con affetto e gratitudine.

Adesso però aspettiamo anche una protagonista… per rialzare le quote rosa…

Nei miei romanzi ci sono sempre molte donne, questo è stato messo in evidenza anche dai presentatori anche per Morti da Salotto. Personaggi che son piaciuti parecchio, soprattutto alle lettrici. Sono donne viste dal personaggio narrante: Corto, Bertuccio, Idamo e Raimondo. Scrivo sempre in prima persona. Mi resterebbe difficile entrare nella mente di una donna e siccome parlo sempre di luoghi che conosco non credo che mi riuscirà entrare con pertinenza e proprietà nella mente di una donna narrante. Ma come è stato già detto “Nessuno è perfetto!”.

 

Intervista di: Cinzia Ciarmatori 

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