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In viaggio con Palo Ciampi seguendo Il sogno delle mappe

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In libreria per Ediciclo Editore Il sogno delle mappe, Piccole annotazioni sui viaggi di carta la nuova produzione letteraria di Paolo Ciampi, scrittore prolifico, viaggiatore indomito sempre pronto ad incuriosirci ed affascinarci con i suoi sogni di carta.

Lo abbiamo incontrato per sapere qualcosa in più, ecco cosa ci ha raccontato…

Oltre una ventina di libri oramai… ma ancora tante passioni come quella per le mappe… qual è il ricordo più lontano che ti vede insieme ad una mappa?

Devo ritornare molto indietro nel tempo, ma il ricordo è ancora vivo. Da bambino l’oggetto più caro era un mappamondo, con la luce dentro. Lo tenevo acceso, nel buio della stanza. Lo guardavo e mi sembrava già di viaggiare in lungo e in largo per il pianeta. Lo ruotavo e poi con un dito lo fermavo in qualche punto. Era come una promessa: un giorno sarei arrivato fin lì. Tutto è nato da quel mappamondo e ancora oggi coltivo in ogni carta la promessa del viaggio.

Cosa rappresenta il viaggio?

Qualcosa che non si misura né con il tempo che ti occupa né con i chilometri che macini, ma piuttosto con la capacità di mettersi in gioco. È il viaggiatore che fa il viaggio, non il contrario. E se certo conta il partire, non c’è viaggio senza ritorno: e ciò che conta, appunto, è come torniamo, magari per ripartire ancora. Per parafrasare Marcel Proust non servono nuove terre, ma nuovi occhi. Serve la disponibilità all’avventura, nel senso etimologico del termine: avventura, ovvero in movimento verso le cose che accadranno.

Ti parli delle librerie come luoghi incantati, cosa suscitano in te?

L’inizio de Il sogno delle mappe è proprio in una libreria, dove mi procuro delle carte che forse mi serviranno per un prossimo viaggio. Sottolineo il forse e poi aggiungo che i miei viaggi iniziano sempre con qualcosa di carta sotto gli occhi: una mappa, una guida, ma anche un libro e non necessariamente un libro strettamente catalogato come letteratura di viaggio. Ci sono libri che ti fanno viaggiare con le loro storie ambientate in altre latitudini, libri che mi fanno esplorare luoghi che ritenevo di conoscere benissimo, libri che mi accompagnano in altre epoche… per dire, i libri di Elena Torre, i tuoi libri, per me sono stati splendidi viaggi, lungo la Via Francigena come sulle acque del Mediterraneo da sempre solcate dall’uomo. E tutto questo comincia in libreria. Ogni libreria per è un molo da cui salpare, un tappeto volante che ti porta lontano. Basta entrarci, basta volerlo.

Oggi in cui tutto diventa sempre più digitale, dove si viaggia in rete e i musei si visitano con un avatar… tu metti in copertina corde e bussola…

Con il Gps si dice che non ci si perda, però non è vero, io mi sono perso tante volte… E tra l’altro ben venga il perdersi, è una cosa che può far bene al viaggio e al viaggiatore. Ma a parte questo, io non sono un nostalgico del prima. Uso anch’io il navigatore, piuttosto che la bussola. Però attenzione, il navigatore in qualche modo ti riduce a un punto su una linea tra la partenza e l’arrivo. E noi abbiamo bisogno di vedere cosa c’è ai lati. Abbiamo bisogno di uscire dal sentiero assegnato. Così come non possiamo accontentarci di ciò che troviamo in Rete. Abbiamo bisogno di sguardi, ricevuti e dati, di respiri, di profumi.

Di cosa dobbiamo riappropriarci?

Di quello che hai detto tu una volta e che mi è rimasto impresso: del dubbio e della possibilità. Per quanto mi riguarda mi sto allenando. Continuo a sognare sulle mappe. Mi sforzo di coltivare l’idea non di uno ma di molteplici altrove che un giorno forse potrò abitare.

 

Intervista di: Elena Torre

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