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Conosciamo meglio… Francesca Bianchi

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Francesca Bianchi, una laurea in Storia dell’arte, ed una passione per il mondo dei profumi tanto da farla diventare una delle creatrici più interessanti del panorama attuale della profumeria di nicchia. 3 profumi, 3 modo di vedere il mondo, da Firenze ad Amsterdam. Una personalità poliedrica ed affascinante come la sua totale cortesia.

Il primo incontro con il profumo.
Serbo memorie confuse dei profumi dei miei genitori quando ero piccola, mio padre era solito usarne in abbondanza. Invece ricordo distintamente che all’età di 14 anni comprai da sola il mio primo profumo con i miei risparmi. Mi imbarazza dire che quel profumo era Poison di Dior, ma a quel tempo non era scandaloso indossarlo. Adduco a giustificazione il fatto che dalla mia nascita fino all’inizio dell’adolescenza sembravo veramente un bambino, e probabilmente quel profumo è servito come una specie di dichiarazione di femminilità.

Quanto i tuoi studi nel mondo dell’arte influenzano le tue opere.
I miei studi non influenzano direttamente le mie opere, ma probabilmente il mio approccio verso l’infinita tavolozza degli odori.
Ho studiato Storia dell’Arte a Firenze, dove la tradizione dell’attribuzione è molto forte: questo implica allenare il proprio occhio a riconoscere lo stile dei pittori, in preparazione di un esame in una sala buia in cui vengono proiettate opere mai viste di cui si deve riconoscere l’autore. Non si possono memorizzare dei concetti logici, traducibili in parole, ma si devono inventare delle personali modalità per carpire, individuare e caratterizzare le molteplici sfumature di uno stile, di modo da poterlo poi riconoscere.
Ecco, questa forma mentis credo mi sia servita per carpire il senso delle materie prime odorose – siano esse naturali o di sintesi: non possiamo semplicemente memorizzare dei concetti – metodo cui siamo abituati sin dai primi giorni di scuola – ma elaborare una nostra analisi e visione degli odori per ricordarli, riconoscerli, per infine andare a prenderli a colpo sicuro dallo scaffale quando si crea qualcosa di nuovo.
Oltre alla storia dell’arte, ho studiato pianoforte e chitarra ma soprattutto frequentato musicisti che hanno educato il mio orecchio; ho disegnato e dipinto da quando ero in grado di tenere in mano una matita con gravi danni alle suppellettili della casa, e l’esercizio sulle infinite sfumature dei colori mi ha accompagnato per tutta la vita. Inoltre, sin da piccola ho imparato da mia madre a toccare i vestiti per riconoscerne il tessuto, per poi imparare a distinguere un cashmere da una buona lana. Sono conoscenze che non si possono spiegare ma esperire coi sensi.
Per concludere, se è vero che l’educazione dei sensi mi ha aiutato nell’approccio con gli odori, sono una ferma sostenitrice della specificità degli strumenti di ciascuna arte: come diceva qualcuno che mi sfugge, se i quadri si potessero spiegare o tradurli in parole, non ci sarebbe bisogno di dipingerli; e così il profumo, il cui significato è prima di tutto legato all’odore, la cui riuscita prescinde da qualsiasi suggestione o significato esterno gli si voglia attribuire.

C’è, secondo te, differenza tra un profumo ideato da un uomo e quello creato da una donna.
Credo di no. Pur essendo una cultrice della differenza, trovo che ci siano molte meno differenze tra uomo e donna di quanto si crede, a parte sul piano fisico. Ad esempio in ambito professionale ho visto uomini di freddo temperamento prendere decisioni fondamentalmente irrazionali o dettate da motivazioni soggettive, e donne rinomatamente emotive prendere decisioni calcolatissime al limite del cinismo.
Neppure nel mondo dell’arte figurativa riesco a trovare dei criteri per definire la differenza tra un’opera fatta da un uomo e da una donna. Credo non ce ne siano neppure nella creazione di profumi.

Il processo alchemico dei tuoi profumi.
Il mio interesse per l’alchimia inizia circa 13 anni fa, quando iniziai anche a interessarmi di composizione di profumi e materie prime naturali. Era (e rimane) un interesse filosofico-culturale, non mi sono ancora cimentata nella trasformazione del piombo in oro. Questa disciplina rappresenta per me una specie di schema nascosto nel processo della creazione di un profumo. L’aspetto che più mi attrae dell’alchimia è la trasformazione di elementi esistenti in uno stato o dimensione (materiale e/o spirituale) nuovi, ovvero che non esistevano prima, che si attua attraverso uno specifico processo e solo attraverso quello. Il processo è la chiave di tutto, e solo passando attraverso esso si può ottenere la trasformazione, che non ha senso a livello teorico, sulla carta.
Come nella creazione di un profumo, per quanto mi sforzi di prefigurarmi in anticipo l’esito di un accostamento di materie prime in specifiche quantità, non posso predirlo finché non lo metto in atto, e una volta fatto ci sarà sempre qualcosa che mi stupirà; così anche nella vita, la comprensione profonda di una cosa, o una trasformazione interiore, si attua solo attraverso l’aver vissuto una certa esperienza e non semplicemente leggendo un libro di un luminare che la spiega.
Mi ha sempre affascinato l’aspetto anti-intellettuale dell’alchimia, la possibilità di assurgere a dei risultati non attraverso la mera logica ma attraverso il fare e l’esperienza, e soprattutto la meraviglia della creazione di qualcosa che NON esisteva prima, e che esiste solo attraverso quello specifico processo che io ho intrapreso – e se altri volessero intraprenderlo, arriverebbero certamente a risultati diversi.

Quanto il vivere, e perché,  ad Amsterdam ti ha spinto a decidere di creare i tuoi profumi?
Sarebbe molto pittoresco dire che i tipici odori di Amsterdam mi hanno ispirato qualcosa ma non è così.
Io e il mio fidanzato siamo venuti a vivere qui nel 2012, da allora ho maturato questa decisione, che direi più conseguenza di fattori esterni a questa città: una seconda visita a Marrakesh, ritorni vari a Firenze dove ho cari amici con cui mi sono confrontata, una visita a Lorenzo Villoresi.  Per dirla tutta, Amsterdam semmai è responsabile di nostre maggiori possibilità materiali che mi hanno permesso di rallentare con il mio lavoro nell’editoria e dedicarmi ai profumi.

Angel Dust,  The Dark Side,  Sex and the Sea. In tutti e tre troviamo il sentore di vaniglia e poi esplosioni di pepe nero, mimosa, rosa, iris, muschio, sandalo, Mysore, Balsamo di Tolu, benzoino, miele, spezie, iris, violetta, cedro, vetiver, ambra, styrax, incenso, patchouli, ananas, noce di cocco, immortelle, mirra, labdano, ambergris, zibetto. La vaniglia è un trait d’union? E come hai scelto e unito le altre note?
Vaniglia, Mimosa, Iris sono elementi ricorrenti, non so perché. L’iris è un protagonista in Angel’s Dust, mentre negli altri due una comparsa. La vaniglia è per me difficilmente prescindibile, come le resine, sento sempre l’esigenza di ammorbidire e riscaldare.
In Angel’s Dust le note usate hanno tutte un ruolo preciso e finalizzato al concetto del profumo che doveva essere seducente e decadente, femminile e leggiadro, sporco e sensuale allo stesso tempo. Un immaginario un po’ rococò, da Maria Antonietta di Coppola o Les Liaisons Dangereuses, o da vecchio boudoir in cui il profumo del make-up si mescola a quello della boiserie. Quindi abbiamo la femminilità dei fiori con la sensuale decadenza delle resine di fondo. Il benzoino ce lo dovevo mettere per forza: la prima volta che venni a conoscenza di questa materia fu a diciassette anni quando lessi le Correspondences di Baudelaire ne Les Fleurs du Mal, pensai che fosse una cosa terribilmente corrotta, sensuale e decadente.
Per spiegare l’evoluzione compositiva di Sex and the Sea, in cui di nuovo tutte le note rappresentano qualcosa di preciso, dovrò svelare l’origine di questo profumo. Nasce da un esperimento: ricreare l’odore della mia pelle al mare, leggermente bruciata dal sole, sudata, salata, con un sentore di crema solare al cocco. Questo primo nucleo è un ricordo fortissimo della mia infanzia ed ero molto motivata a ricrearlo. Capite da voi come lo zibetto, l’ambra grigia, l’elicrisio, il cocco abbiano preso parte a questo gioco. Da ciò poi ho sviluppato un immaginario più arricchito e frivolo, in cui nella molle rilassatezza della spiaggia avvengono cose da adulti – e qui intervengono le note più sensuali e decadenti.
Dark Side è invece un profumo più complesso, difficile da spiegare, in quanto molto più astratto degli altri due. Ogni nota ha un suo ruolo specifico ma rappresenta solo se stessa, come i colori in un’opera non figurativa. Ogni nota è presente per aiutarne un’altra. Tutto è misurato millimetricamente per rendere questo profumo, che è la mia personale versione dell’Oriente, dei legni, del blu delle piastrelle, del mistero, dell’ombra, senza però attingere a nessun immaginario specifico come negli altri due. Ho cercato a lungo questo profumo, e alla fine me lo sono fatto da sola.

La trilogia sta per diventare una tetralogia?
Ho in cantiere almeno 5/6 percorsi diversi, una decina di epifanie emotive cui vorrei dar corpo, disegni e bozzetti vari, però al momento sono incinta e preferisco aspettare di tornare a livelli ormonali standard per lavorare con tranquillità. Vorrei uscire con 1 o 2 altri profumi per settembre ma considerato che a breve avremo un ospite casinista non vorrei impormi un planning troppo stretto.

Come sta cambiando il mondo dei profumi?
Mi imbarazza dirlo ma non ne ho la più pallida idea, a parte dire l’ovvio (l’oud ha cominciato a venire a noia? Chi lo sa; Tutti si stanno lanciando nella profumeria di nicchia etc.). Quando visito una profumeria o una fiera dedicata al profumo, anche se mi propongo di ‘farmi un’idea sul mercato’, immancabilmente mi comporto come un cane adrenalinico che va in modo confuso ad annusare solo quello da cui è attratto, trascurando completamente alcune cose anche macroscopiche. E’ facile che mi fermi presso stand piccoli o che mostrino una artisticità genuina. Se la maestria dell’ufficio marketing è preponderante, passo avanti. Ma il mio ‘raccolto emotivo’ è finalizzato solo ad aver spunti per le mie creazioni, difficilmente posso fare un ragionamento sul mondo dei profumi.

Se dovessi abbinare ad ognuno dei tuoi profumi un’opera d’arte…
Questa domanda ha bloccato la finalizzazione dell’intervista tanto è difficile per me. Con immane fatica, lacerandomi le vesti, ho selezionato i seguenti:
Angel’s Dust: François Boucher, L’odalisca bruna
Sex and the Sea: David Hockney, Ritratto di un artista (piscina con due figure)
The Dark Side: Marco Martelli, Lisbona Città Azzurra.

 

Intervista di: Luca Ramacciotti

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