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conosciamo meglio Stefano Ianne…

Stefano Ianne è del suo 6° disco… IAMACA noi l’abbiamo incontrato per saperne\r\n\r\n\r\nIAMACA è un progetto molto particolare: 9 tracce che mescolano sapientemente la classicità del pianoforte a influenze free-jazz, ispirazioni alla grande musica sixties, tratti psichedelici e riferimenti all’elettronica. IAMACA è anche il nome del trio di artisti che hanno lavorato al progetto, composto da Stefano Ianne, dal sassofonista Mario Marzi e dal percussionista Stefano Calvano.\r\n\r\n \r\n\r\nSesto disco per te, quanto di ciò che hai fatto ti porti dietro e quanto c’è di veramente nuovo?\r\n\r\nLa mia cifra stilistica è facilmente riconoscibile. Ed anche in questo disco non tradisco le aspettative. In realtà con un trio di questo tipo non ci avevo mai provato. Il risultato è diverso dal solito, meglio di come mi aspettassi. In un certo senso, con l’aggiunta dell’elettronica, c’è un po’ il ritorno al mio passato. Io ho cominciato da lì.\r\n\r\nCosa è confluito in questo nuovo progetto?\r\n\r\nL’apporto di Mario Marzi e Stefano Calvano è stato determinante. Da subito, sin dalle prime prove ci siamo trovati bene insieme. Marzi viene dalla classica contemporanea, e’ abituato a suonare cose anche molto difficili. E sperimentali. Credo si sia trovato molto a suo agio nell’affrontare questa nuova esperienza. Calvano e’ un po’ il mio Manu Katche, solidità e gusto etno jazz.\r\n\r\nQuali suggestioni si fondono?\r\n\r\nLe più disparate, quelle che ho provato durante la fase di composizione che è quella che emotivamente mi coinvolge più completamente.\r\n\r\nVoi siete in tre, quanto vi assomigliate e quanto siete diversi?\r\n\r\nCaratterialmente siamo simili, introversi, sensibili, sempre in ascolto. Da un punto di vista tecnico loro sono due mostri. Io meno. Ma la mia funzione è quella di comporre. Quando suoniamo cerco di stargli dietro, non è facile.\r\n\r\nNove tracce molto diverse tra loro tante cose da dire o irrequietezza?\r\n\r\nNon mi piace il “concept”, preferivo spaziare nei generi. L’ecletticità è una prerogativa che all’estero è vista come un pregio, non come un difetto. Da un punto di vista strategico in Italia siamo molto indietro. Se poi mi chiedi se sono irrequieto la risposta è sì. Ma lasciamo stare.\r\n\r\nCosa è rimasto fuori da questo disco?\r\n\r\nUna certa ridondanza che cominciava a pesarmi. Avevo bisogno di fare cose veramente nuove. La cifra stilistica è rimasta la stessa ma è subentrata la forte contaminazione, che prima era solo accennata.\r\n\r\nCosa vi aspetta?\r\n\r\nUn concerto il 27 ottobre a Ravenna al teatro Alighieri con orchestra sinfonica di 50 elementi degli istituti musicali della Romagna (Ravenna, Cesena, Rimini) per la registrazione del nuovo album dal vivo.\r\n\r\n \r\n\r\nIntervista di: Lucrezia Monti

Grafica Divina

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