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Addio al pinolo italiano: dal “cimicione delle conifere” ogni anno danni per milioni di euro

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In un recente convegno nella Tenuta di San Rossore è stato fatto il punto della situazione sul “cimicione” e lanciato un nuovo allarme: mentre in Italia la produzione di pinoli è in caduta libera, una svista normativa impedisce dal 2010 di rilasciare in natura un antagonista naturale “sicuro” e “certificato”. Nel frattempo ogni tentativo di allineare l’Italia agli altri stati europei è fallito. E a beneficiare della scoperta italiana potrebbero essere altri paesi produttori di pinoli.\r\n\r\nIl “cimicione della conifere”, originario delle regioni nordamericane, è arrivato in Italia per la prima volta nel 1999 ed ha iniziato a diffondersi capillarmente in Toscana cinque anni più tardi, facendo crollare del 90%, nell’arco di appena un triennio, la produzione di pigne di pino domestico: le punture di questo insetto causano infatti l’aborto delle giovani pigne, che disseccano, e lo svuotamento dei pinoli nelle pigne più mature.\r\n\r\nIl “cimicione” è una specie aliena invasiva: se nei luoghi di origine sono infatti presenti vari fattori, come agenti patogeni e antagonisti naturali, che contribuiscono a mantenerlo in equilibrio con l’ambiente, esso è in grado di riprodursi in modo incredibilmente rapido e di arrecare danni di gravissima entità alle piante dei cui frutti si nutre, come il pino domestico, del quale può anche azzerare la produzione di pigne.\r\n\r\nNell’arco di una decina d’anni la specie, originaria del Nord America, ha colonizzato tutta l’Europa, al punto che nel Vecchio continente la sua presenza viene ormai data per certa dalla Sicilia alla Norvegia, dal Portogallo alla Turchia: questo insetto nocivo ha portato ormai al collasso un settore economico che un tempo vantava un fatturato di decine di milioni di euro, con pesanti riflessi anche sulla produzione agroalimentare e sulla stessa protezione delle pinete. In Toscana, dove si concentra gran parte della produzione dei veri pinoli nostrani e dove il pinolo del Parco regionale di Migliarino San Rossore Massaciuccoli è considerato uno dei prodotti tipici tra i più rinomati, le ditte produttrici – presenti al convegno a San Rossore – sono prossime al tracollo.\r\n\r\n \r\n\r\nEsiste una soluzione?\r\n\r\nDopo lo studio e il fallimento di altre strategie di lotta a questo insetto nel breve periodo, la Regione Toscana ha promosso studi e ricerche che, nel 2008, hanno portato al finanziamento da parte del Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali, di un progetto di ricerca su scala nazionale denominato “Pinitaly”, coordinato dal Gruppo di Entomologia del Centro di ricerca per l’agrobiologia e la pedologia di Firenze, che ha avuto come scopo principale quello di individuare strategie di controllo del “cimicione” con gli strumenti disponibili all’interno di programmi di “lotta biologica”: la lotta biologica è una tecnica che sfrutta i rapporti di antagonismo fra gli organismi viventi per contenere le popolazioni di quelli dannosi, secondo principi scientifici ormai ben consolidati.\r\n\r\nGli esperti hanno analizzato attentamente i vari fattori presenti nell’ambiente di origine del “cimicione” ed hanno individuato, tra i suoi “nemici naturali” più efficaci in Nord America, una piccola vespa (dal nome scientifico Gryon pennsylvanicum) particolarmente interessante, perché in grado di deporre le proprie uova dentro quelle dell’insetto invasivo, nutrendosi di queste ultime. A seguito di tale scoperta, per comprendere meglio le potenzialità di un suo eventuale uso per la lotta biologica è iniziata una lunga trafila che ha portato il Centro di ricerca a richiedere e ottenere le autorizzazioni per introdurre l’insetto in ambiente protetto in Italia, per farlo poi riprodurre in un laboratorio appositamente costruito al fine di condurre approfonditi studi sulla sua efficacia e sicurezza d’impiego. In laboratorio la specie antagonista del “cimicione” ha mostrato un’altissima capacità riproduttiva.\r\n\r\nOgnuno di questi passaggi ha avuto ufficialità “scientifica”, con la pubblicazione sulle principali riviste internazionali che si occupano di controllo biologico. Parallelamente è stata condotta un’attenta analisi del rischio, la quale ha appurato che, con la sua immissione in natura, l’antagonista del “cimicione” non entrerà in competizione con altre specie autoctone.\r\n\r\n \r\n\r\nDov’è che questa storia diventa triste?\r\n\r\nNel 2003 l’Italia, nella legge di recepimento della Direttiva Habitat dell’Unione Europea (all’art. 12 del DPR 120/2003), ha stabilito che “sono vietate la reintroduzione, l’introduzione e il ripopolamento in natura di specie e popolazioni non autoctone”, quindi tutte quelle esotiche o “aliene”. Il nostro Paese è però uno dei pochi stati membri nei quali il legislatore si è fermato alla frase iniziale, senza prevedere un percorso autorizzativo in deroga, diversamente da ciò che è invece avvenuto nella maggior parte degli altri Stati europei. Di conseguenza, ogni volta che sono state presentate delle domande per liberare in natura l’antagonista del “cimicione”, gli esperti si sono visti rispondere picche. A causa di questo cavillo, l’Italia è purtroppo l’unico paese al mondo in cui la lotta biologica è di fatto vietata per legge in modo assoluto.\r\n\r\nLa situazione sembra essere rimasta immutata anche dopo alcune modifiche del 2013 che riguardavano l’organizzazione dei servizi fitosanitari regionali, a seguito delle quali è stata presentata una nuova richiesta di autorizzazione. Resta il fatto che nessun percorso autorizzativo è stato previsto per le introduzioni di antagonisti naturali da impiegare per programmi di controllo biologico di specie aliene dannose.\r\n\r\nQuindi, poiché semplicemente “nessuno ci ha pensato” nel 2003, e negli anni successivi alla conclusione degli studi sull’antagonista del “cimicione” ogni tentativo di modificare le norme in sede parlamentare è fallito[1], ci prepariamo ad assistere ad una situazione per cui un lavoro che è stato sviluppato in Toscana probabilmente porterà benefici in Spagna e Portogallo, sebbene – ed è proprio questa la situazione paradossale – nel nostro paese siano già stati compiuti tutti gli adempimenti che in questi paesi sono stati previsti in deroga alla Direttiva Habitat.\r\n\r\n \r\n\r\nL’ultimo appello\r\n\r\nDal convegno di San Rossore parte dunque “l’ultima chiamata”, prima che i pinoli nazionali siano davvero un mero ricordo e con essi, magari, anche le meravigliose pinete. L’Ente Parco regionale Migliarino San Rossore Massaciuccoli si è fatto promotore di un’iniziativa volta a stimolare una modifica normativa da parte del Parlamento, che dovrebbe inserire la possibilità di deroga per l’introduzione dell’insetto antagonista. Il Ministero dell’Ambiente, che già aveva fatto propria la proposta, parallelamente al Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali, sarà dunque coinvolto in questo importante percorso.\r\n\r\nA fianco del Parco di San Rossore ci saranno la Regione Toscana, il Corpo Forestale dello Stato – che gestisce diverse tra le più importanti pinete italiane – il mondo scientifico a partire dalle Università di Pisa e di Firenze, ma anche importanti soggetti privati, come i proprietari delle belle pinete di Migliarino (gli eredi Salviati) e le ormai storiche ditte di raccoglitori di pinoli –tra cui il noto Grassini, personaggio conosciutissimo che opera da decenni a San Rossore – che temono di divenire materia da museo sugli “antichi mestieri”.\r\n\r\nNei prossimi giorni si costituirà dunque un vero e proprio gruppo operativo e si avvieranno i contatti con Ministero e Parlamento per arrivare all’obiettivo.\r\n\r\nIl Direttore del Parco Andrea Gennai, manifestando l’intenzione di perorare nelle stanze romane la soluzione tecnico-normativa tanto semplice quanto attesa, ha nel frattempo annunciato che la prossima stagione potrebbe trovarsi costretto a non permettere per nulla la raccolta dei pinoli di San Rossore: sarebbe la fine di un vero e proprio mito.\r\n\r\nFonte: Enrico Lippi

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