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Marco Selvaggio, l’intervista

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Un nuovo viaggio musicale, nuove atmosfere,che cosa è confluito in questa tua ultima fatica?

In questo album c’è tutto me stesso! Ho passato gli ultimi anni a scrivere e comporre e ho davvero speso moltissime energie per questo disco. C’è dentro l’anima! Un’atmosfera unica! Il disco è ricco di collaborazioni e credo che non avrei potuto fare di meglio! Son più che soddisfatto dei brani che son venuti fuori. Con “The Eternal Dreamer” credo di aver scritto una delle più belle canzoni della mia vita. Parla un po’ di questo sognatore che guarda il cielo con i piedi per terra e che punta dritto al suo obiettivo sbaragliando tutti gli ostacoli. Le tematiche del sogno, dell’amore e della vita son presenti ed intrecciate le une con le altre. Il viaggio musicale di questo disco è davvero scorrevole! Tra i brani strumentali ed i brani cantati ci sono tanti collegamenti e al tempo stesso anche molte differenze che rendono ogni brano unico.

Da dove nasce la tua passione per l’Hang strumento ai più sconosciuto?

Non è semplice spiegare da cosa nasca la passione per questo strumento! Io dico sempre che è stata serendipità! Il termine serendipità indica la fortuna di fare delle scoperte per puro caso e, anche, il trovare una cosa non cercata e imprevista mentre se ne stava cercando un’altra. Io non cercavo l’hang, mi è semplicemente capitato davanti un suonatore dell’est Europa mentre cercavo un locale di Roma per Trastevere! Da la è iniziata la sfrenata ricerca per lo strumento e l’amore folle per lo stesso che mi ha portato oggi a suonare e comporre tante musiche e canzoni e che al tempo stesso mi tiene incollato 4 ore al giorno, o meglio a notte, sullo stesso. È uno strumento incredibile che riesce ad evocare sensazioni mistiche. È quasi ipnotico ed è difficile separarsene. Non è semplice descriverlo, io dico sempre che se la magia è presente nella musica, per quanto mi riguarda, è dentro questo scrigno di metallo chiamato Hang.

Qual è il ritmo del nostro presente?

Ognuno credo abbia il proprio ritmo personale. Parlando della mia vita posso solo dire che è abbastanza frenetica! Mi divido tra studio legale e tribunale e al tempo stesso tra prove, registrazioni, live e promozione del disco. Soffro di insonnia da anni e uso la notte per continuare a scrivere e comporre e a volte per cercare qualche nuova collaborazione. Non ci si ferma mai! Non so se questo è un punto di forza o meno, certe volte riesco anche a evadere per fortuna! La Sicilia mi offre degli ottimi spazi in cui potermi rifugiare in solitudine.

Lavorare con artisti internazionali ti ha aiutato a mettere meglio a fuoco quello che hai voluto trasmettere?

Ho subito avuto le idee chiarissime sul progetto che volevo realizzare! Le canzoni poi sono venute fuori pian piano anche grazie all’aiuto di Giuliano Fondacaro, un caro amico compositore e chitarrista che collaborato con me nella scrittura di due brani dell’album e ne ha scritti interamente altri due. Le collaborazioni internazionali son state fondamentali per dar voce al disco. Io non canto, ma scrivo i testi. Loro le hanno interpretate in maniera impeccabile su mie indicazioni e proprio come volevo fossero cantate. Il confronto con artisti provenienti dall’altra parte del mondo mi ha sicuramente aperto un nuovo punto di vista sul modo di lavorare di altri artisti e di altri studi di registrazione. Ho trovato artisti legati al denaro che non si son prestati a collaborare così come artisti davvero di cuore e umili che nonostante fossero già affermati e stimati nei rispettivi paesi di provenienza si sono da subito mostrati disponibili. Il mondo è bello perché è vario! All’interno del mio album c’è solo gente che ha creduto pienamente a questo progetto.\r\n\r\n \r\n\r\nMARCO SELVAGGIO, poliedrico percussionista catanese, utilizza con maestria molti strumenti percussivi della tradizione musicale africana e australiana, con cui sperimenta il suono in tutte le sue sfumature. In particolare Marco approfondisce lo studio dell’HANG, uno degli strumenti più rari al mondo, di origine svizzera, di cui esistono poco più di 10.000 esemplari. L’abbiamo incontrato per voi per saperne di più…

In che modo musica e strumenti antichi  e moderni si fondono e amplificano a vicenda?

L’hang, a prima vista, viene considerato uno strumento antico. Tuttavia è stato inventato solo nel 2000! È uno degli strumenti più rari al mondo ma al tempo stesso è recentissimo! Io ho sperimentato il suono di questo strumento con la musica house ed elettronica, classica e lirica e da ultimo, con questo disco, con la musica pop! Un pop sognante che miscela bene tutti gli strumenti usati comunemente nei dischi di oggi con l’hang! È una sperimentazione sonora che ha colto nel segno e di cui mi reputo pienamente soddisfatto.

Chi è oggi l’Eternal Dreamer?

Ognuno di noi può essere considerato un Eternal Dreamer! Quel sognatore che nonostante affronti ogni giorno la quotidianità della propria realtà chiude per un momento gli occhi e inizia a viaggiare con la testa. È colui che non si arrende. I sogni non sono mai raggiungibili. È bello godersi la corsa! Un giorno non avremo rimpianti! Il mio sogno personale era la realizzazione di questo disco e posso già ritenermi felice. Al tempo stesso desidero portare la mia musica in giro per il mondo! Chissà cosa ci riserverà il futuro!?

C’è solo un modo per saperlo, vivere.

Intervista di: Elena Torre

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