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Conosciamo Alberto Guglielmi Manzoni

La Fondazione l’Uomo e il Pellicano ETS è una realtà del Terzo Settore nata nel maggio 2023 per volontà del suo fondatore Alberto Guglielmi Manzoni. Attiva a Sanremo, con operatività a livello nazionale, nel 2026 celebra il suo terzo anno di attività, confermando il proprio impegno nel coniugare cultura e filantropia in un progetto unitario volto alla riflessione e all’azione e profondamente radicato nel valore del bene comune.

1) La figura di Albert Schweitzer rappresenta il punto di riferimento della Fondazione. Quale aspetto della sua filosofia sente più vicino al vostro percorso e al vostro modo di operare?

Sì, è vero: questa fondazione nasce nel ricordo di una grande figura del Novecento, l’alsaziano Albert Schweitzer (1875-1965) al cui messaggio etico idealmente si ispira. Schweitzer è stato un uomo di pensiero e un uomo di azione, un uomo che ha coltivato molti interessi e si è occupato di tante cose nell’arco di una lunga esistenza durata 90 anni: pastore e teologo protestante, musicologo e organista (interprete di Bach), studioso di letteratura tedesca e di religioni orientali, medico-missionario in Africa, più precisamente nel Gabon, dove ha fondato un lebbrosario. Gli è stato poi conferito il premio Nobel per la Pace, valido per il 1952. Negli anni Cinquanta e Sessanta, in piena Guerra Fredda, ha messo in guardia i contemporanei – tramite scritti, conferenze e appelli radiofonici – dai rischi e dai pericoli di una guerra atomica tra superpotenze dalle conseguenze catastrofiche inimmaginabili. Sono passati decenni e tuttavia i suoi discorsi sono ancora drammaticamente validi e attuali. Egli sosteneva che il progresso scientifico e tecnologico non è vero progresso se non è accompagnato da uno sviluppo morale, e dal riconoscimento di quel principio cardine della sua filosofia che è il principio del ‘rispetto per la vita’.

Schweitzer era noto, infatti, per la sua ‘etica del rispetto per la vita’ da lui applicata nella cura dei lebbrosi e poi estesa alla tutela degli animali e delle piante. Nei primi decenni del Novecento la sua voce si è segnalata come quella di chi ha esteso l’ambito etico proprio anche alla salvaguardia del mondo non umano e non prodotto dall’uomo, ambiente compreso. Per Schweitzer, oltre al concetto della compassione, un altro concetto su cui ha insistito molto è stato quello di responsabilità: ognuno di noi deve esercitare al massimo il senso di responsabilità ogni qual volta compie un’azione in cui è in gioco la vita (propria, dei suoi simili o di altri esseri viventi), meditando sempre sulle conseguenze e sullo scopo cui è diretta quell’azione, e impegnandosi al tempo stesso a compiere tutto il bene di cui è capace nel caso in cui decida di sopprimere una o più vite in nome di altre vite o per cause ritenute di estrema gravità. E ciò a riparazione, sia pur parziale, del male (la soppressione di una vita) comunque commesso.

C’è un passo di un testo di Albert Schweitzer del 1926, opera tradotta poi in italiano con il titolo “Storie africane”, che mi ha colpito quando ero giovane studente universitario e che mi piace ogni tanto rileggere e proporre al pubblico:

“Le persone che hanno provato che cosa siano angoscia e sofferenza fisica, sono affratellate in tutto il mondo. Le unisce un legame misterioso. Conoscono insieme le cose terribili cui l’uomo soggiace, conoscono la comune aspirazione a liberarsi dal dolore. Chi fu sollevato dal dolore non deve pensare di esserne ormai libero e di poter semplicemente tornare alla vita come prima. Conoscendo il dolore e l’angoscia, deve aiutare ad affrontare il dolore e l’angoscia fin dove può giungere il potere umano e liberare gli altri come lui fu liberato. Chi con l’aiuto medico è stato guarito da una grave malattia deve far sì che quanti non possono disporre di un medico abbiano una persona che li aiuti come lui l’ha avuta. Chi con una operazione è stato salvato dalla morte o da tormentosa sofferenza deve impegnarsi perché là dove dominano ancora incontrastati morte e dolori, possano iniziare la loro opera i pietosi analgesici e il provvidenziale bisturi. Coloro che sono stati presso il letto di morte di un agonizzante, la cui sofferenza, che sarebbe potuta divenire terribile, poté invece essere alleviata dall’arte di un medico, devono fare sì che ad altri sia consentito per i loro cari lo stesso ultimo conforto. È questa la fratellanza degli uomini segnati dal dolore”. È proprio all’insegna di questo spirito che è nata la Fondazione l’Uomo e il Pellicano.

2) In un periodo in cui spesso cultura e solidarietà vengono considerate ambiti separati, voi avete scelto di unirli. Quale valore nasce dall’incontro tra questi due mondi?

Cultura e solidarietà possono convivere e stanno molto bene insieme. Il filo conduttore di molti eventi culturali e filantropici realizzati in questi tre anni di vita della Fondazione è consistito in una certa attenzione verso l’altro, in un sentimento di responsabilità, di condivisione del sapere nonché di gentilezza e di gratitudine. Secondo me, dovremmo tutti cercare di nutrire e sviluppare questo sentimento di gratitudine nei confronti della vita, ad esempio per la buona salute e il benessere economico di cui godiamo, per le condizioni favorevoli che ci riguardano rispetto a tanti milioni di esseri umani che a questo mondo versano in condizioni molto critiche o precarie se non addirittura tragiche. Noi che stiamo bene, malgrado piccoli fastidi o crisi passeggere di cui ci lamentiamo (talvolta esageratamente), dovremmo cercare di stare ancora meglio, a livello psicofisico e morale, per sostenere coloro che stanno davvero peggio. 

3) Dietro ogni evento della Fondazione ci sono persone, associazioni e realtà che collaborano insieme. Quanto è importante fare rete per trasformare un’iniziativa culturale in un’opportunità concreta di aiuto?

Fare rete riveste un ruolo importante. Non a caso, il dialogo e l’ascolto sono essenziali e molti eventi sono stati fatti in collaborazione con altre realtà, associazioni e club-service e laddove è stato possibile si è cercato di realizzare eventi o manifestazione in cui la riflessione fosse unita alla musica oppure la musica abbracciasse la recitazione teatrale. È bello ed importante creare un dialogo anche tra ambiti speculativi e discipline differenti proprio per attirare persone e stimolare un pensiero più consapevole. Ogni evento ha avuto la sua storia ed è stato bello di per sé. Quando alcune persone mi dicono – ed è accaduto più volte – che hanno apprezzato e torneranno a casa interiormente arricchite, questo non può che farmi piacere e mi spinge a continuare in questo lavoro di cura e diffusione.

4) Dopo i primi tre anni di attività, quali sono i risultati che vi rendono più orgogliosi e quali sono le nuove sfide che vi aspettano?
Sono tante le sfide, da molti punti di vista. La fondazione ha soli tre anni di vita, è quindi molto giovane e deve farsi conoscere. Agli inizi il percorso è decisamente in salita e richiede grande impegno e perseveranza. Per quanto riguarda la programmazione, ci saranno in autunno nuovi appuntamenti sia nel Ponente ligure che a Milano. Riprenderà la rassegna ‘Sguardi dentro e fuori di noi’ presso la Biblioteca Civica Internazionale di Bordighera mentre a Milano sono previsti la presentazione di un romanzo presso la galleria d’arte ‘Il Trovatore’ (in via Luini, angolo via Ansperto) alle ore 17.30 di venerdì 18 settembre, incontro aperto al pubblico, e la presentazione di un grande progetto benefico nel tardo pomeriggio di lunedì 19 ottobre. Questo secondo evento sarà, invece, rivolto esclusivamente a imprenditori e liberi professionisti.

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