È disponibile su tutte le piattaforme digitali “NELL’ETERE”, l’album d’esordio del giovane cantautore milanese ICO.
Un progetto che intreccia cantautorato, rock alternativo, dream pop e suggestioni anni ’90, mantenendo uno sguardo contemporaneo e internazionale.
1. Hai descritto l’etere come una materia viva in cui convivono memoria, desiderio e possibilità. Quando hai capito che questo sarebbe stato il concetto capace di unire tutto l’album?
È stato tutto spontaneo, ogni storia di ogni canzone diventava il pretesto per riempire di significato il sound che pian piano prendeva forma. L’etere per me è proprio questa dimensione altra nella quale dar vita a ciò che sento di voler raccontare di me e del mio sguardo sulla vita.
2. “Nell’Etere” è il tuo primo album: guardandoti indietro, qual è stato il momento in cui hai avuto la sensazione che queste canzoni fossero finalmente pronte per diventare un disco?
È iniziato un periodo molto creativo nel quale sentivo il bisogno di sperimentare e ricercare me stesso attraverso la musica. Arrivato a 4-5 brani mi son reso conto di star pian piano elaborando un viaggio alla scoperta di me stesso, e 12 brani mi sembrava il numero giusto per raccontare le mie sfumature.
3. Nel tuo percorso convivono cantautorato, rock alternativo e dream pop, con brani sia in italiano che in inglese. Quanto è stato naturale trovare un equilibrio tra tutte queste anime senza perdere la tua identità artistica?
È stato tutto estremamente naturale perché non avevo paletti in testa, avevo solo la necessità di sperimentare e di cercare la mia identità in vari mondi musicali e in varie forme, mettendomi alla prova per vedere fin dove sarei riuscito a risultare credibile.
4. Se dovessi scegliere una sola canzone di “Nell’Etere” per presentarti a chi non ti ha mai ascoltato, quale sarebbe e cosa racconta di te che le altre non riescono a dire?
Direi “Lost My Way”, non a caso è la prima traccia dell’album. Tra sound e impatto penso sia un bel biglietto da visita per il mio mondo musicale.










