Sandro Campani La casa del dormiveglia in libreria per Einaudi
Ci sono case che non si limitano a ospitarci, ma che agiscono come casse di risonanza del nostro tempo interiore. La villetta in montagna in cui si rifugia Toschi, il protagonista dell’ultimo denso romanzo di Sandro Campani, è una di queste. Una struttura bifamiliare meticolosamente divisa a metà: da una parte la luce, la presenza fisica della famiglia e la quotidianità; dall’altra l’ombra, il vuoto di un appartamento contiguo e disabitato da cui sembra non dover filtrare nulla. O almeno, così pare fino a quando non scende la notte.
Toschi è un uomo d’affari della provincia appenninica, uno di quelli che ha trascorso la vita correndo, inghiottito dai ritmi di fabbrica, dai fatturati e dal fare. Il suo spostamento verso questa casa isolata, immersa in una natura rigogliosa e al tempo stesso indifferente, si trasforma però in un movimento del tutto diverso: uno scalettamento del tempo interiore. Allontanarsi dalla frenesia quotidiana non offre una semplice tregua, ma agisce come una lente di ingrandimento. La distanza dagli eventi vissuti e dalle relazioni stratificate negli anni regala una nitidezza quasi spietata su ciò che è stato, spingendo il protagonista verso un’inevitabile e tardiva crescita in consapevolezza.
La casa diventa così il punto fermo attorno a cui tutto ruota, un luogo soglia dove la vita scorre rivelando, a poco a poco, i suoi grani più nascosti. Ma è nel momento esatto in cui Toschi appoggia la testa sul cuscino – in quel territorio sospeso e poroso tra la veglia e il sonno – che la parte in ombra della casa comincia a parlare. Bisbigli, mormorii, presenze sottili e voci lontane sfondano la parete divisoria. Non si tratta di un banale escamotage gotico, bensì della superficie della memoria che incrina il presente: l’eco di una provincia complessa, dove le generazioni si scontrano e si confrontano, tra padri, figli e un mondo rurale che cambia pelle.
Sandro Campani si conferma un maestro nell’esplorare le crepe della provincia e del lavoro che mangia l’anima, consegnandoci una scrittura materica, precisa e priva di fronzoli. La casa del dormiveglia è un racconto ipnotico sulla necessità di fermarsi per ascoltare ciò che abbiamo messo da parte. Perché quando la corsa si interrompe e il silenzio si fa denso, sono proprio quelle voci sussurrate dall’ombra a dirci, finalmente, chi siamo diventati.
Elena Torre










