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Intervista a Lucia Barbera sul suo ultimo libro Io sono Lorena

Da poco in libreria l’ultimo libro di Lucia Barbera dal titolo Io sono Lorena uscito per Terresommerse un libro intenso sul quale abbiamo voluto sapere qualcosa in più.


 Partiamo dalla genesi del personaggio e dall’ispirazione

1.La figura di Lorena è nata dal desiderio di dare voce a chi cerca il proprio posto nel mondo superando barriere invisibili ma pesantissime.

Volevo esplorare il concetto di rinascita non come un evento singolo, ma come un cammino quotidiano.

Lorena rappresenta la transizione intesa nel senso più ampio: il passaggio dal vivere per compiacere gli altri al vivere per essere fedeli a sé stessi.

2. Proseguiamo alla ricerca dei luoghi dell’anima: Parigi e la Liguria

I due scenari geografici rispecchiano perfettamente la scissione e l’evoluzione interiore della protagonista.

Parigi rappresenta lo spazio cosmopolita del rifugio e del cambiamento, dove è possibile reinventarsi e nascondersi tra la folla.

La provincia ligure, con i suoi borghi e la sua natura, rappresenta lo specchio della verità e il richiamo delle origini.

Se Parigi offre a Lorena l’illusione di una tela bianca, la Liguria la costringe a fare i conti con i colori del suo passato.

3. Continuiamo il viaggio alla ricerca del coraggio della transizione e dell’identità

Raccontare storie che sfidano i cliché sociali oggi non è solo importante, è fondamentale per costruire empatia.

Il segreto di Lorena e il suo percorso di transizione di genere non devono essere visti come elementi di diversità, ma come tappe di un’universale ricerca di autenticità.

Mostrare la sua combinazione di fragilità e forza serve a scardinare l’idea che chi affronta un percorso del genere sia un supereroe o una vittima.

La letteratura ha il compito di normalizzare l’unicità di ogni individuo, trasformando la paura del giudizio in un terreno di condivisione.

4. Per poi procedere al ritorno alle radici: il confronto con Vallepiana e la madre

Sì, il ritorno a casa è in assoluto la prova del nove per la sua rinascita.

Il confronto con la madre è il nucleo emotivo più duro: rappresenta il bisogno ancestrale di approvazione che spesso ci blocca.

Lorena non può iniziare davvero la sua nuova vita se prima non fa pace con le macerie del passato e con gli sguardi di chi l’ha conosciuta prima della sua trasformazione.

5. Per poi esplorare il viaggio dall’architettura alla scrittura: lo sguardo professionale

La mia professione di architetto influenza profondamente il modo in cui costruisco lo spazio narrativo.

Per me, descrivere una stanza a Parigi o un vicolo ligure significa progettarne l’atmosfera visiva e sensoriale per accogliere i sentimenti dei personaggi.

Curo i dettagli come se fossero elementi strutturali: una luce che entra da una finestra o la consistenza di un muro dicono della protagonista tanto quanto un dialogo.

La scrittura, proprio come l’architettura, richiede armonia, proporzione e la capacità di creare uno spazio in cui il lettore possa abitare e sentirsi a casa.

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