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Baricco torna a Roma tra memoria, amore e riconciliazione

Quando il teatro fa bene: Baricco torna a Roma tra memoria, amore e riconciliazione.

C’è una ragione precisa per cui Seta/ Silk e Senza sangue/ Without Blood, le due opere con cui Alessandro Baricco è entrato da tempo nella memoria culturale italiana, tornano oggi a parlarci con una voce nuova: la cultura, quando è autentica, non smette mai di cercare nuove strade per raggiungerci. Il Teatro Drammatico di Plovdiv le ha portate al Teatro Brancaccio – con il titolo in inglese ad indicare il loro essere trasposizioni da i – il 9 e il 10 giugno, restituendoci due testi amatissimi attraverso la sensibilità di un’altra tradizione teatrale europea — e il risultato è un’esperienza che parla tanto alla mente quanto, soprattutto, al benessere di chi guarda.

Il merito è in primo luogo di Alexander Sekulov, che ha adattato la prosa di Baricco con grande personalità, senza mai tradirne la cadenza filosofica e la profondità interiore, ma anche senza restare prigioniero di una trasposizione pedissequa: il romanzo diventa partitura scenica, capace di vivere di vita propria. Su questa base lavora la regia di una grandissima Diana Dobreva, precisissima — una regia costruita al millimetro — eppure capace di restare emotivamente aperta, espressiva, mai algida. Le scenografie, firmate da Mira Kalanova per silk e da Valentin Svetozarev per Without Blood, accompagnano questo equilibrio con una bellezza misurata, che lascia respirare il testo invece di sovrastarlo. Anche la musica gioca un ruolo non secondario in questo equilibrio: in Without Blood è eseguita dal vivo, e quel respiro sonoro reale, non registrato, rende l’esperienza ancora più vicina, quasi terapeutica nel suo essere autentica fino in fondo.

Le due storie, del resto, parlano direttamente al bisogno di senso che la cultura può nutrire. Silk racconta il viaggio come trasformazione interiore, l’amore come forma di attenzione silenziosa verso ciò che non si possiede ma non si dimentica mai. Senza sangue, all’opposto, mette in scena il peso della violenza e della vendetta, e la possibilità — più difficile, più necessaria — di interromperne il ciclo attraverso la memoria e, forse, il perdono. Non sono storie consolatorie nel senso facile del termine: sono storie che fanno bene perché chiedono allo spettatore di mettersi in discussione, e questo, per chi crede nel valore terapeutico della cultura, è già un risultato importante.

C’è infine un significato che va oltre la scena. Without Blood nasce come coproduzione tra il Teatro Drammatico di Plovdiv e il Teatro di Veles, in Macedonia del Nord: un gesto artistico che parla di riconciliazione nei Balcani. E l’intero progetto si inserisce in un dialogo culturale tra Italia e Bulgaria che affonda le radici nel 2019, quando Plovdiv e Matera furono insieme Capitali europee della Cultura. Vedere oggi la letteratura italiana tornare a casa attraverso un’altra lingua e un’altra sensibilità scenica è, in fondo, la prova più bella di quanto la cultura, quando attraversa i confini, faccia bene a tutti.

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