Home Da preservare Elefanti africani sempre più minacciati 

Elefanti africani sempre più minacciati 

 Le foreste e le savane africane rischiano di perdere i loro “giardinieri”. In occasione della Giornata mondiale dell’elefante che si celebra il 12 agosto, il WWF accende i riflettori sullo stato di conservazione e sul ruolo fondamentale che questi grandi mammiferi svolgono negli ecosistemi africani e asiatici. Come dei veri e propri “giardinieri”, gli elefanti contribuiscono infatti alla dispersione dei semi, al mantenimento della biodiversità e alla creazione di habitat per numerose altre specie. Eppure, oggi il loro futuro è minacciato.

I GIGANTI DELLA SAVANA: SPECIE DIVERSE, STESSA SFIDA

La situazione più grave è in Africa. Questo continente ospita due specie di elefante, entrambe fondamentali per il funzionamento degli ecosistemi ma con caratteristiche ecologiche e storie evolutive differenti.

L’elefante africano di savana (Loxodonta africana) è il più grande mammifero terrestre vivente e abita principalmente le savane e le aree boschive dell’Africa subsahariana. È classificato come In Pericolo (Endangered) nella Lista Rossa IUCN.

L’elefante africano di foresta (Loxodonta cyclotis) vive invece nelle foreste tropicali dell’Africa centrale e occidentale. Più piccolo rispetto al suo “cugino” delle savane, è invece classificato come In Pericolo Critico (Critically Endangered) dalla Lista Rossa IUCN.

Entrambe le specie hanno subito un drastico declino nel corso dell’ultimo secolo. Si stima che le popolazioni di elefanti africani siano passate da circa 12 milioni di individui un secolo fa agli attuali circa 415.000 esemplari, una perdita equivalente a più del 90% delle popolazioni storiche.

Tra le principali cause di questo declino c’è il bracconaggio legato al commercio illegale dell’avorio: secondo le stime, ogni anno vengono uccisi migliaia di elefanti per alimentare questo mercato. A questa minaccia si aggiungono la perdita e la frammentazione degli ambienti naturali e il crescente conflitto con le comunità locali, dovuto alla intrusione delle attività umane negli spazi (ormai molto ridotti)utilizzati dagli elefanti.

ELEFANTI ASIATICI: SOPRAVVIVERE IN TERRITORI SEMPRE PIÙ FRAMMENTATI

Migliore, ma comunque non rassicurante è lo stato di conservazione dell’elefante asiatico (Elephas maximus), l’unica specie di elefante presente nel continente asiatico. Oggi si stima che in natura sopravvivano circa 40.000-50.000 individui, distribuiti in 13 Paesi dell’Asia meridionale e sud-orientale. La specie è classificata come in pericolo (Endangered) nella Lista Rossa IUCN.

Rispetto agli elefanti africani, quelli asiatici vivono in territori caratterizzati da una presenza umana molto elevata e da una progressiva trasformazione degli ambienti naturali. L’espansione delle attività agricole, la crescita degli insediamenti e lo sviluppo di infrastrutture hanno contribuito alla perdita e alla frammentazione delle foreste, riducendo gli spazi disponibili per gli elefanti e interrompendo gli spostamenti che compiono alla ricerca di cibo, acqua e nuovi territori.

L’IMPEGNO DEL WWF

Nonostante le differenze tra le specie africane e quella asiatica, tutti gli elefanti condividono oggi una delle principali sfide per la loro sopravvivenza: riuscire a convivere con un mondo sempre più trasformato dalle attività umane.

Per questo da oltre 30 anni il WWF lavora per la conservazione degli elefanti attraverso programmi che uniscono tutela degli habitat, contrasto al bracconaggio e collaborazione con le comunità locali. Per proteggere questi grandi mammiferi non basta salvaguardare gli animali, ma è necessario garantire territori connessi e sicuri, ridurre le pressioni generate dalle attività umane e creare condizioni che permettano una convivenza possibile tra persone e fauna selvatica. 

In Africa il WWF sostiene programmi di conservazione in Paesi come Camerun, Repubblica Centrafricana, Repubblica del Congo, Repubblica Democratica del Congo e Gabon, con azioni che includono il rafforzamento delle aree protette, il monitoraggio delle popolazioni, il sostegno alle attività antibracconaggio e la formazione delle guardie impegnate sul campo.

Una componente centrale del lavoro del WWF riguarda anche la riduzione dei conflitti tra elefanti e comunità umane. Attraverso l’approccio SAFE (Safe System Approach for Elephant and Human Coexistence) vengono promosse strategie che puntano a cinque obiettivi principali: sicurezza per le persone, sicurezza per la fauna selvatica, protezione dei beni e delle attività umane, tutela degli habitat e monitoraggio efficace delle situazioni di conflitto.

Anche in Asia il WWF lavora per garantire un futuro agli elefanti in paesaggi sempre più trasformati dall’uomo, attraverso la protezione e la connessione degli habitat, la tutela dei corridoi ecologici e il sostegno alle comunità nella gestione della convivenza. In India, ad esempio, programmi di monitoraggio tramite collari GPS hanno permesso di raccogliere informazioni sugli spostamenti degli elefanti e sulle aree maggiormente interessate dal conflitto, fornendo dati utili per una pianificazione della conservazione più efficace.

Un fronte fondamentale dell’impegno del WWF riguarda il contrasto al commercio illegale dell’avorio. Per affrontare una minaccia che supera i confini nazionali è necessario disporre di strumenti di monitoraggio e cooperazione internazionale: proprio per questo WWF e IUCN hanno contribuito alla nascita di TRAFFIC, la rete internazionale specializzata nel monitoraggio del commercio di specie selvatiche. Nell’ambito della CITES, TRAFFIC gestisce l’Elephant Trade Information System (ETIS), una banca dati globale che raccoglie e analizza le informazioni relative ai sequestri di avorio, contribuendo a individuare le dinamiche del traffico illegale e a supportare le strategie di contrasto.

La tutela degli elefanti richiede un approccio integrato: proteggere gli habitat, contrastare le minacce dirette e favorire la convivenza con le comunità locali sono gli elementi chiave per garantire il futuro di queste specie.

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