Non è un mistero che ami i libri di Leonardo Gori, né che mi piaccia dialogare con lui quando l’occasione si presenta e con l’uscita di I girasoli di Odessa sempre per Tea Libri ho colto la palla al balzo e ho prperato per lui qualche domanda 😉 Ecco cosa ci siamo detti!
Primavera 1948. In questo romanzo ritroviamo un Bruno Arcieri profondamente malinconico, in crisi con Elena e costretto persino a vendere il villino liberty di Firenze. Eppure, proprio quando sembra più vulnerabile, accetta una missione rischiosa che lo porta a essere paracadutato all’Est. Questa avventura rappresenta il culmine della sua disillusione o, al contrario, l’inizio di una sua rinascita personale?
Entrambe le cose, senza dubbio! “I girasoli di Odessa” segna una svolta cruciale nella vita di Bruno Arcieri: nella professione (che peraltro non si era scelto lui…) è trascurato dai superiori, anche per motivi non del tutto limpidi; i Servizi segreti italiani sono ormai dipendenti in modo stretto da quelli americani, che si sono organizzati in una nuova potente agenzia (la CIA); ma soprattutto la sua storia d’amore con Elena Contini sembra ormai al capolinea: lei si è innamorata di un’Idea che riguarda il futuro del suo popolo, al di là del mare, e questo amore sembra ormai più grande di quello che la legava a Bruno. Tanto da spingerla, volontariamente o meno, a un’azione crudele, chiedere ad Arcieri di vendere per conto suo il villino liberty di Firenze, dove avevano vissuto giorni pieni d’amore… Bruno deve reagire, e forse sente che la “missione impossibile” che gli propongono è un’opportunità per permettere anche a lui di cambiare drasticamente vita. Ma, almeno all’inizio dell’avventura, Arcieri non ha lontanamente idea di quanto sarà drammatico questo cambiamento. Verrà investito da un’onda di calore che… Non mi far dire altro, farei troppo “spoiler”.
Rispetto ad altri capitoli della saga, I girasoli di Odessa sposta decisamente l’accento sul romanzo di spionaggio puro, con un ritmo molto incalzante fatto di inseguimenti, fughe e appuntamenti mancati. Come è cambiato il suo modo di concepire la struttura narrativa per adattarla alle atmosfere e alle urgenze della nascente Guerra Fredda?
Nel libro si fa esplicito riferimento ai terribili fatti del 1941 a Stalino, una ferita ancora aperta nella memoria del protagonista. In che modo il peso della Seconda Guerra Mondiale influenza le scelte e la coscienza di Arcieri ora che si trova immerso nelle nuove, e forse ancora più opache, trame del Dopoguerra?
Da diversi anni, le avventure del colonnello Arcieri sono un misto di generi, in cui c’è un po’ di giallo, molto rosa, e senz’altro lo spionaggio. Tu dici che l’ingrediente principale è ora più che mai quest’ultimo? Può darsi, per quanto riguarda la trama, il meccanismo della storia, che è senz’altro un omaggio alla spy story classica, quella che amo io: Leighton, Ambler, il grande Le Carré, senza scomodare (ma poi, perché no?) Graham Greene. Il nostro Bruno, nelle pagine de “I girasoli di Odessa”, è sballottato per mezza Europa, alla veneranda età (per allora: siamo nel 1948) di quarantasei anni, ed è alle prese con tutti gli ammennicoli spesso psicotici delle storie di spie. Ma, se hai letto la vicenda, il romanzo in fondo riguarda tutt’altro, ovvero come l’incontro con una persona, e una passione imprevista e travolgente, possa davvero cambiare la vita, rivoltarti come un guanto. Sull’intelaiatura della missione a Odessa (e non solo, come ben sai…) è attaccata la “ciccia” della vicenda umana. Ed è l’amore, l’elemento che muove tutto, che vince tutto: non solo quello fra due individui, ma anche quello più grande: l’amore per chi soffre, per l’infanzia, alla fin fine per l’umanità. Non mi far dire altro…
Per quanto riguarda l’aggancio ai terribili fatti del 1941, narrati nel romanzo “La libraia di Stalino”, ci sono e sono fortissimi. Come sempre sono imprescindibili i riferimenti alla Seconda Guerra Mondiale, la più grande tragedia collettiva – per ora – vissuta dal mondo, e che continua a condizionare la cronaca attuale! Ma attenzione, “I girasoli di Odessa” non sono affatto un “seguito” dell’ avventura che ho rammentato, tutt’altro. C’è solo un aggancio formidabile, ed è quello di un personaggio femminile, presente in entrambi i libri, che non aveva assolutamente intenzione di andarsene dalla piccola saga di Bruno, e due anni dopo la “Libraia” si è imposto di nuovo a me e a Bruno.
C’è un passaggio chiave nel romanzo, un dialogo tra Irina e il Colonnello, in cui lei gli dice: “Sei sempre lo stesso, Bruno!” e lui risponde: “No, sono diverso”. In questa apparente contraddizione, quanto c’è della rigidità dell’uomo delle istituzioni e quanto invece della metamorfosi interiore che il personaggio ha vissuto nel corso degli anni?
È probabilmente vero quanto dici: Bruno Arcieri, all’inizio, soffriva di una integrità etica, di un senso profondo di Giustizia e di una forza di carattere che lo faceva apparire probabilmente un po’ rigido. Ma la vita, come sappiamo, ci mette alla prova, ci prende a pugni, ci sbatte contro il muro e ci costringe a cambiare. Bruno ha subito questo processo, attraversando quasi cinque anni di guerra, combattuta in Italia contro i nazifascisti, un’esperienza che non poteva lasciarlo intatto. Ma è anche sempre lo stesso: perché ha saputo salvare i valori più profondi, mantenere una “decenza interiore”, perfino quando è stato costretto a sporcarsi le mani. I miei ultimi romanzi, compreso il precedente a questo, ovvero “Il vento di giugno”, ruotano tutti intorno a questo cardine.
Nonostante l’azione si sposti verso scenari esotici e città dell’Est, Firenze rimane lo sfondo affettivo fondamentale da cui tutto parte e a cui tutto ritorna. Che valore assume la dimensione cittadina toscana quando il personaggio è proiettato in una dimensione internazionale così vasta e geometricamente distante?
Tutto, come sempre, inizia e finisce a Firenze perché non è solo una città ma un personaggio, al pari degli altri, quelli in carne e ossa. Nelle mie storie, le mura, le strade, il selciato, il cielo sopra i tetti, di Firenze come di Odessa o Atene o Istanbul, raccontano una storia intima, parlano al protagonista e quindi al lettore, che vede tutto attraverso gli occhi di Bruno. Chissà che non riusciamo a parlare, fra un po’ di tempo, del terzo capitolo di quella, che con “La libraia di Stalino”, si avvia a diventare una vera e propria “trilogia di Irina”…










