Home Da ascoltare “SOS Cutro”, Alma Fred 

“SOS Cutro”, Alma Fred 

Con “SOS Cutro”Alma Fred prosegue un percorso artistico che intreccia musica, riflessione e attenzione ai temi della contemporaneità. Il singolo, ripubblicato con un nuovo arrangiamento, prende ispirazione dal tragico naufragio avvenuto nella notte del 26 febbraio 2023 al largo della costa di Steccato di Cutro, in Calabria, in cui persero la vita decine di migranti, diventando uno dei simboli più drammatici della crisi umanitaria nel Mediterraneo. La nuova veste del brano rappresenta l’evoluzione di un progetto che l’artista ha scelto di riportare al centro del proprio percorso creativo, con l’obiettivo di continuare a stimolare una riflessione su una vicenda che ha profondamente segnato l’opinione pubblica.


Benvenuto su Da Sapere. “SOS Cutro” affronta una vicenda reale e molto riconoscibile. Non hai il timore che una parte del pubblico si possa fermare al tema trattato senza accorgersi del lavoro musicale che c’è dietro al brano?

Grazie dell’ospitalità. In questi tempi di odio bisogna farne tesoro. Rispondendo in maniera analitica, dal punto di vista prettamente musicale, potrei dire che avevo messo in preventivo tale eventualità. In realtà, credo che il pubblico debba fermarsi proprio al tema trattato. Ma, per fermarsi, deve prima arrivarci. Possibilmente nel modo giusto. Ed è questo il fine ultimo del brano e del progetto. Poi, eventuali considerazioni a freddo su tutto ciò che c’è dietro sarebbero grasso che cola. E se il brano, nel suo piccolo, riuscisse davvero a focalizzare l’attenzione e a sensibilizzare verso il tema, senza essere per forza un organo di informazione (verso il quale cresce un preoccupante disinteresse, a vantaggio della futilità), darebbe innanzitutto un grande senso all’intenzione che lo ha ispirato. Se certe iniziative spontanee non possono che partire dal basso, in questo caso tale prerogativa viene ampiamente rispettata.

Negli ultimi anni sembra che agli artisti venga spesso chiesto di schierarsi o di prendere posizione su qualunque argomento. Pensi che la musica abbia ancora il diritto di porre domande senza necessariamente fornire risposte?

La canzone può avere la capacità di scuotere le coscienze, suscitare un dibattito e innescare ragionamenti approfonditi, unendo musica e testo, in modo che la prima potenzi il messaggio custodito nel secondo. Le risposte, però, dovrebbero nascere nella mente e nella pancia dell’ascoltatore, come un anticorpo che stimola una reazione. Negli ultimi anni, troppo spesso qualunque argomento viene infestato da semplificazioni e generalizzazioni strumentali, che inevitabilmente finiscono per alterare la percezione dell’individuo e del suo spirito critico. Allo stesso tempo, quando si sostiene che agli artisti venga chiesto di schierarsi su qualunque argomento, si trascura il fatto che abbiamo assistito a eventi di portata nazionale e internazionale che sono entrati nelle nostre case senza bussare, minando la nostra tranquillità e modificando profondamente la percezione della situazione globale. Non stiamo parlando di argomenti qualunque. Di fronte a tragedie di questa portata, chiedere un parere o una presa di posizione è quantomeno fisiologico. È altrettanto fisiologico che, nella gerarchia mediatica, venga chiesto soprattutto agli artisti di esporsi. È il rovescio della medaglia della loro visibilità, purché resti un invito e non un obbligo. Il punto, però, non è chiedere agli artisti di schierarsi. È far schierare chiunque su qualunque cosa, creando divisioni, fazioni e curve da stadio. E in un simile clima di caos, odio e disinformazione finisce spesso per prevalere chi offre facili soluzioni a problemi decisamente complessi, alimentando un meccanismo perverso che aumenta la divisione sociale anziché risolverla.

Nel tuo percorso convivono musica, produzione e immagine. Quando lavori a un progetto come “SOS Cutro”, quale linguaggio arriva per primo: le parole, i suoni o le immagini?

Sinceramente non riscontro una rigida graduatoria prestabilita. È il subconscio che, all’occorrenza, attinge dove trova ispirazione e terreno più fertile. A volte sono i concetti espressi a parole a evocare immagini che ciascuno di noi raffigura nella propria mente secondo le proprie esperienze e percezioni. Altre volte, invece, sono immagini particolarmente potenti a fare da culla, in maniera del tutto istintiva, a concetti e parole, che una determinata sonorità mette poi in circolo in modo efficace. Nel caso specifico di SOS Cutro, dalle immagini della tragedia e dalle testimonianze di chi ha documentato quei momenti, messe in relazione con ciò che già conoscevo e con quello che ho approfondito successivamente, sono nati dei concetti e delle combinazioni di parole, a cui mancava soltanto la colonna sonora ideale. È stata proprio quella a dare concretamente il via alla nascita del brano. Quando si perde la vita a pochi metri dal traguardo, un lamento continuo nasce spontaneamente, come se provenisse dalle anime di chi non ce l’ha fatta: «SOS Cutro, SOS aiuto, nessun’è venuto, è tutt’è perduto». Invece «E su, un’altra onda è più giù, che si affonda di più» è venuta totalmente di getto, sia come testo sia come melodia e tonalità. Il coinvolgimento con il tema, e in particolare con quella vicenda, aveva la precedenza su tutto in quel momento. Ero a Cutro, non a Milano, senza esserci mai stato. Questo non può essere una garanzia di qualità, ma certifica, almeno, che l’intenzione fosse mossa da una sincera spontaneità.

C’è stato un momento, durante la scrittura del brano, in cui hai pensato di lasciar perdere perché il tema era troppo delicato o difficile da affrontare?

Assolutamente no. Il brano è venuto fuori sgomitando, sostanzialmente di getto, ma dopo giorni in cui mi ritrovavo fortemente focalizzato sul tema e sulla drammatica vicenda, che ha fatto da lente d’ingrandimento a una problematica ben più ampia. Avevo buttato giù alcuni appunti nei giorni successivi all’accaduto, mentre cercavo di approfondire la dinamica che aveva portato a un epilogo tanto assurdo quanto inammissibile, attraverso ogni mezzo d’informazione disponibile. Persino sulla forza del mare e sul grado di agitazione delle acque emergevano versioni contrastanti. Non credo affatto che vi fosse un’intenzione specifica, da parte di chi avrebbe avuto la possibilità concreta di evitare lo schianto. Sarebbe folle da parte di chi esce regolarmente in mare, il cui principio cardine è il salvataggio delle vite umane. La natura del problema sta a monte, mentre le conseguenze ricadono puntualmente più a valle. Il capro espiatorio, in questi casi, è una consuetudine fin troppo ricercata. Sono indubbiamente motivazioni di carattere personale e un preciso imprinting culturale ad aver influito sull’intenzione, istintiva e irrefrenabile, di affrontare una tematica sensibile come quella dei migranti e, nello specifico, una tragedia come Cutro. Credo che, di fronte a problematiche di questa portata, non si dovrebbe rimanere indifferenti, tantomeno sprezzanti o totalmente disinteressati.

Oggi siamo sommersi da informazioni, immagini e notizie che si susseguono a una velocità impressionante. Secondo te la musica può ancora prendersi il tempo necessario per approfondire una storia, oppure rischia di essere travolta dalla stessa velocità che caratterizza l’informazione?

La musica e l’arte in generale, di solito, il tempo se lo prendono, se vogliono approfondire un determinato argomento. Con un flusso di informazioni sempre più spasmodico, il rischio è piuttosto quello di essere distratti o confusi. Esistono però eventi che, per la loro portata, restano impressi più di altri, nel bene e soprattutto nel male, e generano inevitabilmente uno strascico mediatico più lungo. Willy, una storia di ragazzi, ad esempio, è un progetto di teatro civile e narrazione sonora nato per contrastare le semplificazioni mediatiche sul barbaro omicidio di Willy Monteiro Duarte e per restituire profondità al suo lascito umano. Bisogna puntare i piedi quando è doveroso e necessario, ma è un obbligo morale che deve nascere da dentro, non essere indotto o dettato dalle circostanze. Solo così il focus resta nitido, anche quando si è travolti da un flusso mediatico caotico e prorompente. Poi ciascuno viene coinvolto emotivamente più da un evento che da un altro, ed è anche questo a rendere spontanea e variegata l’attenzione. Se invece ci si occupa di una vicenda ancora in evoluzione, il frenetico susseguirsi degli eventi può portare a stalli concettuali e creativi. Forse perché l’arte, e la musica in particolare, riescono a esprimersi con maggiore efficacia quando possono immergersi in una storia a posteriori, ridandole vita attraverso il linguaggio artistico.

Se tra dieci anni qualcuno dovesse imbattersi per caso in “SOS Cutro” senza conoscere il contesto storico in cui è nato, quale messaggio speri possa arrivargli comunque, al di là della cronaca e della politica?

Lo storytelling del brano, di per sé, lascia intendere che qualcosa di tragico sia accaduto a delle persone su un’imbarcazione: apparentemente per un fatale impatto con la sabbia, in realtà per una falla del sistema. La polemica mediatica che si scatena, tra accuse sommarie e dichiarazioni impulsive sulle cause e le responsabilità, deve comunque fare i conti con il fatto che sarebbe bastato un piccolo aiuto, inteso come un intervento di routine, per evitare che quelle vite fossero spezzate. Ed è proprio questo a rendere la vicenda ancora più paradossale. L’associazione tra la narrazione e il continuo richiamo al luogo in cui è avvenuta la tragedia potrebbe evocare, anche in chi non ne conoscesse il contesto storico, un insieme di immagini capaci di ricostruirne la dinamica e le conseguenze sul dibattito sociale. Il messaggio, però, resta uno: la salvaguardia di qualunque vita umana dovrebbe avere la priorità assoluta su qualunque altro fattore, di qualsiasi natura, possa entrare in gioco in una tragedia come questa.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.