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Conosciamo meglio Francesca Bardi

In libreria per Lorenzo de’ Medici Press Ametista il nuovo libro di Francesca Bardi. L’abbiamo incontrata per conoscere meglio lei e il suo lavoro.

Francesca Bardi cosa ti muove?

Grafica Divina

Nella mia formazione, prima di capire quanto possa essere coinvolgente scrivere ho imparato a guardare: sono architetto, dipingo, fotografo, mi sono occupata di grafica. Insomma ho fatto tanto per approfondire il mondo delle immagini, da quelle puramente artistiche a quelle che in ogni forma ci circondano. Da qui la voglia di raccontare quello che vedo e la “scoperta” della scrittura che, da quando è entrata nella mia vita, mi appassiona sempre di più.

La protagonista, Alessandra/Ametista, si trova in una corsa contro il tempo per scrivere la sua storia prima di dimenticare chi è. Da dove nasce l’idea di questo legame così stretto e drammatico tra la memoria e l’atto della scrittura come unica via di salvataggio? 

Scrittura, memoria e lettura sono strettamente connesse. Se la lettura è fondamentale per la costruzione di un personale corredo necessario per guardare il mondo in modo consapevole e critico, la memoria è conoscenza e la scrittura, anche in forma romanzata, distilla esperienze e garantisce la conservazione e la trasmissione delle consapevolezze acquisite. Scrivere, quindi, significa salvare la memoria per aiutare che viene dopo di noi.

Nel libro descrive una società del futuro (siamo nel 2038) in cui la “Pace Sociale” e il progresso tecnologico anestetizzano le masse, e in cui il gruppo ribelle OsaRe combatte per la tutela del pianeta. Quali dinamiche della nostra attualità l’hanno spinta a immaginare questo tipo di futuro distopico?   

Una spinta sicuramente l’ha data l’aumento esasperato e sempre più invasivo di tecnologie pronte a “fare per noi”, sostituirci. In molte occasioni si tratta di soluzioni utili e interessanti, ma tante altre sono solo specchietti per le allodole che alimentano una delirante ossessione per strumenti che, per niente necessari, ci tolgono il piacere di fare, il tempo di fare, e silenziosamente, la capacità di fare. Rincorrendo una tecnologia in continua trasformazione, stiamo perdendo la misura e la natura umana e ci offriamo a un controllo sempre più capillare. Quando si perde il gusto del fare ci si deprime, quando si perde il tempo del fare siamo solo in continua e stressante corsa e quando si perde la capacità di fare si diventa schiavi.

Nel Rebis la protagonista impara a viaggiare letteralmente attraverso le immagini e i libri veri, fino a raggiungere una misteriosa Biblioteca in un’altra dimensione. Possiamo interpretare questa scelta narrativa come una metafora del potere quasi magico della lettura e del superamento dei confini fisici attraverso la mente?   

Proprio così. La lettura non porta solo conoscenza, fa lavorare anche l’immaginazione. Leggere trasporta altrove: spazi diversi, tempi diversi, mondi diversi. Le parole scritte suggeriscono percorsi che ognuno è libero di personalizzare e offrono la possibilità di superare le barriere imposte dalla realtà che di solito frequentiamo. Un testo cambia e si moltiplica per tutti i lettori che incontra, ognuno, infatti, vi aggiunge qualcosa e va a creare una propria e differente realtà.

Alessandra inizia come una moglie apparentemente sottomessa a un alto funzionario di quel sistema che poi si troverà a combattere, trasformandosi in Ametista. Come si è sviluppato il percorso di emancipazione e di presa di coscienza di questo personaggio così complesso?

Alessandra è adagiata nel sistema, ma avverte che c’è qualcosa che non va e ascolta il suo disagio, non si lascia abbindolare dalle belle parole aggiustate all’uopo, si fa delle domande e cerca le risposte. Da persona passivamente inquadrata, diventa una ribelle con una forza mai neppure immaginata. Alessandra è una donna che non sente ma ascolta, che non vede ma guarda e sarà nel seguire quei deboli messaggi che si trasformerà in Ametista, una persona non assoggettabile. Una persona qualsiasi, quindi, che si ribella, segue il proprio intuito e non si lascia addormentare da lusinghe esterne.

Francesca Bardi, è nata a Firenze dove svolge il suo lavoro di architetto. Si occupa inoltra di grafica, di scrittura creativa e di arte per riviste specializzate. Si interessa alla fotografia sperimentale e agli studi sull’arte visiva e sul colore.

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