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Gianni Iotti ci racconta Autobiografia

In libreria per Giovane Holden Edizioni Autobiografia, il nuovo romanzo di Gianni Iotti. Incontriamo l’autore per scoprire qualcosa di più.

1. In Autobiografia la struttura narrativa si poggia su una doppia dimensione temporale: l’istantanea di un’unica giornata e il resoconto di una vita intera. Come ha lavorato a livello tecnico per far coesistere queste due velocità così diverse senza perdere il ritmo del racconto?

Grafica Divina

Il tempo, così come lo misuriamo per mezzo di orologi e calendari, è un’invenzione razionale che riflette solo in minima parte la realtà emotiva del tempo stesso. Perciò mi è venuta l’idea di combinare insieme due serie di capitoli che si alternano con tempi differenti: un tempo dilatato sull’arco di una giornata, un tempo condensato  sull’arco di  molti anni. In tal modo ho cercatodi dare forma narrativa alla complementarità dell’esperienza umana: ora spostata sulladimensione interiore del pensiero, ora su quella esteriore dell’azione.   

2. Il protagonista si trova intrappolato in quello che viene definito un “paradigma schizofrenico” tra due figure materne, quella biologica e quella adottiva. Dal punto di vista psicologico, che cosa rappresentano davvero queste due donne nell’economia del romanzo?

I due diversi personaggi di madre rimandano a due archetipi femminili che coesistono nell’immaginario maschile: uno più sensuale e selvaggio, l’altro più materno e protettivo. Ma al di là di questo ho cercato di caratterizzare entrambe le madri secondo quella logicadell’ambivalenza che è costitutiva di ogni essere umano. Non solo la contrapposizione framadre naturale e madre adottiva rimanda a una scissione psichica del protagonista: la scissione si riproduce per armonici anche sugli altri personaggi principali e, in generale, su tutte le situazioni del romanzo.

3. Lei è un profondo stimatore e studioso di letteratura francese e ha curato capolavori come il Candidodi Voltaire. In che modo il rigore della sua attività di ricerca accademica e saggistica ha influenzato o guidato la stesura di questa opera di finzione?

Non credo che ci sia un rapporto molto stretto fra le mie due attività, di studioso e di scrittore, se non  di esclusione reciproca. O almeno me lo auguro. Non mi piacciono i romanzi “da professore”, e voglio sperare cha dai miei romanzi filtri abbastanza poco della mia professione.Del resto, insieme ai miei interessi accademici, non ho mai smesso di coltivare una grande passione per il cinema, in particolare americano, e per altre espressioni della cultura “pop”.

4. Nel testo si accenna al fatto che le vicende personali del protagonista riflettono anche i traumi politici e i mutamenti socio-economici degli ultimi decenni. Come si intreccia la grande Storia con la micro-storia intima e autodistruttiva del suo personaggio?

Siamo tutti impastati di storia, e siamo tutti molto meno “assoluti” di quanto saremmonarcisisticamente portati a credere. Ciò detto, nel mio romanzo lo sfondo degli anni ‘70 (boom economico, consumismo, terrorismo, liberazione dei costumi, micro-criminalità legata alla droga) rinvia a un tipo di società che ha perduto i suoi caratteri tradizionali. Il protagonista, un outsider per eccellenza, è emblematico del disagio di un’intera generazione alla ricerca di nuovi ruoli e nuovi valori  – ricerca che però, nel suo caso, fallisce completamente. 

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