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Smegma Bovary e il loro synth-pop tutto da scoprire

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Definire gli Smegma Bovary è un’impresa quasi impossibile!
Il loro synth-pop vi lascerà basiti perché vi accorgerete di quanto gli Smegma assomiglino a voi.
Per conoscerli meglio abbiamo fatto loro qualche domanda…

Ecco cosa ci hanno risposto!

Perché avete iniziato a suonare?

Per aumentare di poco e senza grande impatto il numero di scarti di produzione musicale e per negare di avere alcun talento o risorsa, ovvero per denegare pudicamente l’ovvio. SMEGMA Bovary nasce anche da un vuoto: un’incapacità dei saperi legittimi a garantire dei risultati soddisfacenti rispetto alle stesse promesse che avevano fatto i padri invisibili delle musiche italiche, tutte deteriori, dai dervisci accattoni ai fascisti da Festivalbar, che, per legittimarsi, avevano dovuto promettere quasi un paradiso in terra, una domanda di immondizie musicali infinitamente elastica, laddove, invece, era prevedibile che il massimo ottenibile sarebbe stata una ischemia culturale che avrebbe reso tutti simili a Red Ronnie.

Quali sono stati i tre momenti più importanti della vostra vita per diventare quelli che siete oggi?

La prima rapina subita, la prima menzogna detta, la prima menzogna creduta. Non certo per diventare quello che siamo oggi, ovvero una mediocre cover band plagiarista dei Beehive, ma nel polmone d’acciaio, bensì per dismettere i momenti, la vita e quello che siamo oggi, prevalentemente dissipazione e disforia.

Dove affondano le vostre radici e dove puntano le vostre ali?

Le nostre radici sono in cielo, le nostre ali puntano allo schianto. Potremmo definirci pionieri del pop disableista, ma non è del tutto vero, essendo in origine una band di black metal che ha perso la fede in Satana e utilizza la noia per sorprendere il pubblico altrui.

Diteci dieci cose che vi piacciono e dieci che contribuireste a cambiare

Dieci cose che piacciono: il sangue, il vino, i soldi, l’arco popliteo femminile, i criminali falliti, farsi esplodere in chiesa, il maiale, piangere guardando film porno, Donato Alfonso De Sade, gli ospedali. Contribuiremmo a cambiare tutto, se si impegnasse a farlo qualcun altro, in nome di altissimi ideali e termini polisemici antiquari che fanno ancora eccitare cavalieri del lavoro e reprobi artisti che fanno lo yoga.

Parlateci del vostro ultimo lavoro

Doveva essere un inno al fallimento della diacronia, ma non sappiamo ancora cosa possa significare inno al fallimento della diacronia, se non salmodiato alla Ferretti. È stato arrangiato da una famosa medium che preferisce rimanere anonima. Piace molto a Yoko Ono. Per decomporre le canzonette abbiamo rubato del pop polacco, per irridere Visengrad, e, forse per le ascendenze ultracattoliche di cui è permeato quel minimo logos musichiero, il tema principale è il sesso consenziente, ma non procreativo, con le alte gerarchie della Chiesa.

Invitateci ai vostri prossimi appuntamenti

Prossimi appuntamenti: psichiatra, oncologo, creditori. Grazie al socialismo pandemico attuale non ci saranno, inoltre, concerti e finalmente la contraddizione insita nell’arte, vero nemico del popolo, si manifesta: affamate gli artisti, pagate i tecnici. Il vero spettacolo consiste nell’allestimento del palco, nei ronzii amplificati e nell’elettricità sprecata, interrotto dall’irrompere delle colte scimmie da intrattenimento coloniale e narcisista, che si ha finalmente l’occasione di marginalizzare. Da questo punto di vista, il futuro è alle nostre spalle.

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