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“Pop Rock, Jazz… e non solo” Giulia Mei

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Giulia Mei Diventeremo adulti

(Il cantautore necessario / Discoteca Laziale)

Approfittiamo un poco del lockdown anche delle produzioni discografiche, persottolineare -vigorosamente- un album da recuperare: qualora per vostra sfortuna già non l’abbiate.

Per quel che vale, personalmente consideriamo “Diventeremo adulti” di Giulia Mei lafaccenda più bella, profonda e anche commovente che ci sia capitato di ascoltare negli ultimi dieci anni: salvo dischi di gente che ha un’età che va dai sessanta in su.

Mentre Giulia Mei di anni ne ha meno di trenta, e “Diventeremo adulti” è la sua opera prima.

Un’opera prima-capolavoro, che si inserisce di diritto nella storia del cantautorato più altodella canzone italiana dove non sono mai riusciti a inserirsi invece (a nostro avviso) gli epigoni del periodo post-anni Novanta, dalla presunta scuola romana ad altri, tutti in grado di confezionare canzoni simpatiche, carine, spesso furbette, ma mai né di andare in profondità senza ammiccamenti, né di colpire per qualità dell’ispirazione compositiva, né didare sfoggio d’una scrittura testuale compresa della lezione dei padri (da Jannacci a De André, da Vecchioni a Gaetano, pure da Buscaglione a Battisti se vogliamo) ma originale, puntuta, sfaccettata, fresca, se Dio vuole personale.

Quelli non ci sono riusciti, c’è riuscita Giulia Mei: che quando ne ascoltavamo questogioiello -uscito giusto un anno orsono- ci lasciava senza parole, e senza fiato, ogni traccia che scorreva: e una perla può essere un caso, due gioiellini un momento ispirato, un disco intero di alto livello si chiama talento. Anzi Talento, con la maiuscola.

E a tutto tondo, pure.

Giulia Mei è siciliana, ha studiato pianoforte al Conservatorio (e si vede, e si sente), hafatto una lunga e coraggiosa gavetta senza buttarsi via: giungendo così nella metà dei suoi anni venti alla curatela di Edoardo De Angelis (un signore che di pagine d’autore, spesso vergate di suo pugno, se ne intende assai) per licenziare questo spettacoloso esordio, un esordio che pochi giganti della canzone negli anni si sono potuti permettere -e ancora ci viene in mente lo Jannacci in milanese, o il debutto di Lauzi, o lo Zero già completo agli esordi, o il Ruggeri già nei Decibel acutissimo e personale- tanto vario e originale, così insieme intelligente ed ironico.

Nonché connotato d’una cifra femminile, arguta e saporosa, fantasiosa e spiazzante, mordace e beffarda, che aggiunge alla canzone d’autore un ulteriore portato di novità e personalità, come da tempo anche sul piano femminile non si sentiva (dai debutti di Susanna Parigi, Carmen Consoli, Mariella Nava per intenderci; anche qui, di recente abbiamo avuto epigoni e stop, a nostro giudizio, senza raffinatezza linguistica né profondità di scavo interiore: e non parliamo delle musiche…).

Insomma, se vi fidate Giulia Mei è una da comprare, ascoltare, tenere ben in evidenzasullo scaffale dei grandi: in attesa di prove di inevitabile, maggiore maturità dentro un percorso nel quale la fanciulla dovrà soltanto tenere ferma la sua freschezza, i propri riferimenti musical-poetici, la sua palese attenzione a non divagare fra retorica e convenienze sonore, insomma dovrà essere coerente con sé stessa, ché probabilmente le basterà per confermare e rilanciare quanto già emerge dal primo disco.

In “Diventeremo adulti” troverete riflessione e intimismo, ironia e maturità, gioielli a varietinte intitolati “Tutta colpa di Vecchioni”, “Vivi, c’hai la vita, deficiente!” (che già dal titolo svela coraggio e sferza), “Quelli che amano hanno lo sguardo più lucido e folle che c’è”, “A mia madre”, “Destinatario inesistente”.

E poi “La bellezza”: un brano d’una possenza unica, toccante e intensissimo, di attualità dirompente sul fronte d’una società che valuta le persone secondo canoni esteriori, mentre invece la verità di uomo e donna sta altrove.

“La bellezza”, fra l’altro, è anche una canzone perfetta per essere adoperata a messaggiogenerazionale, rivolgendosi con classe e acume, ma con quanto nitore e senza prediche, ai giovanissimi: che più di tutti scontano il dilagare dell’apparenza, e di troppi concetti distorti che vanno appunto dalla bellezza al “vincere”.

De “La bellezza”, riletta però con orchestra perché la scrittura di Giulia si presta bene, adiventare cantautorato colto fra teatralità raffinata e gusto dell’entertainment alto, è appena uscito anche un video. Un video che commuove quanto o forse più della canzone, anche per come è stato girato: a Bologna dove ora la Mei vive e lavora, con sorrisi di amici, bambini, madri, persone comuni che toccano l’anima in questo isolamento comune. Unica pecca del clip, se vogliamo, l’apparizione dell’autrice-interprete… senza sorriso. Un po’ seriosetta, più della sua stessa canzone.

Quando invece ironia, autoironia, arguzia sono cifra ben presente dell’artista -e della persona, diremmo.

Ma queste sono inezie. Conta invece il brano in sé e quanto ne dice Giulia. “È un branocui sono legata, e sono felice di pubblicarlo in video a rilanciare dopo un anno esatto il mio primo album; credo sia un tassello importante di quel lavoro e in qualche modo metta in luce la parte più autorale della mia scrittura. È un brano volutamente fuori dal tempo, così come lo è la bellezza vera e come lo è il messaggio che voglio lanciare col pezzo.

E per questa versione, poi, ho realizzato il sogno di avere al fianco un’orchestra intera”.

Il clip è stato realizzato da Vittorio Di Matteo, e accanto al piano di Giulia Mei ha suonatola nuova versione de “La bellezza” la Filarmonica di Dnepropetrovsk orchestrata e diretta dal Maestro Antonio Cocomazzi; ma l’arrangiamento del brano si deve sia al Maestro che alla Mei stessa, come detto diplomata di Conservatorio (e come detto, si sente sempre).

Dunque ascoltatela, Giulia Mei. A noi piace parlare solo di cose belle, che ci convincono,lasciamo ad altri le stroncature. Ma qui andiamo oltre perché c’è di più, in Giulia Mei, che aver scritto e inciso un bel disco. Non avremmo un disco siffatto, se in lei non ci fosse di più: dunque temiamo che questa signorina ce la terremo accanto, nel cuore e nello stereo, per tanti anni. In fondo basta che continui come ha iniziato, e davvero, credeteci.

Per vedere il videoclip de “La bellezza”: https://www.youtube.com/watch?v=s_sIfckdwkE

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Andrea Pedrinelli
Critico musicale e teatrale, è giornalista dal 1991 e attualmente collabora con Avvenire, Musica Jazz, Scarp de’ tenis, Vinile. Crea format tv e d’incontro-spettacolo, conduce serate culturali, a livello editoriale ha scritto importanti saggi fra cui quelli su Enzo Jannacci, Giorgio Gaber (di cui è il massimo studioso esistente), Claudio Baglioni, Ron, Renato Zero, Vasco Rossi, Susanna Parigi. Ha collaborato con i Pooh, Ezio Bosso, Roberto Cacciapaglia e di recente ha edito anche Canzoni da leggere, da una sua rubrica di prima pagina su Avvenire dedicata alla storia della canzone.

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