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“Rock, pop, jazz… e non solo” Rosario Giuliani Love in traslation

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Rosario Giuliani Love In Translation
(MIllesuoni / Jando Music)

  Ah, l’amore. Se ne parla, scrive, canta, suona così tanto (e da così tanto tempo) che sembrerebbe impossibile potervi ancora dedicare qualcosa di non retorico, già sentito, banalizzante. E invece.

E invece bastano dei grandi jazzisti, Rosario Giuliani sax alto e soprano, Joe Locke vibrafono, Dario Deidda contrabbasso e Roberto Gatto batteria, per un viaggio nei colori del sentimento che non diviene mai sentimentalismo, per un percorso musical-emozionale dentro le mille facce dell’amare che va in profondità; e pure senza rinunciare (anzi) ad una precisa, ficcante corporeità del cantar d’amore.

“Love In Translation”, ovvero questo percorso o viaggio di cui sopra, è anche disco che celebra la collaborazione umana ed artistica, nata a Umbria Jazz vent’anni orsono, fra il sassofonista Rosario Giuliani e il vibrafonista americano Joe Locke: i quali nell’album, edito con Giuliani a leader ma con una tale solidità di combo da farci considerare la faccenda mero dettaglio, confermano d’essere voci strumentali intelligenti, sempre centrate sulla musica e la sua profondità, mai sull’estetica o il virtuosismo.

A loro poi si affiancano qui un contrabbasso spettacolare, vera e propria terza voce solista dell’album, e una batteria splendida nella sua lievità assorta: duo ritmico che regala ai pezzi notevoli ombreggiature, profondità chiaroscurali d’autore, persino panorami sonori decisivi sullo sfondo delle melodie in pezzi particolarmente alti come “I Can’t Help Falling in Love With You”, che dalla romanza “Plaisir d’amour” di fine Settecento era già approdata al mito di Elvis, e qui si fa jazz d’assoluta qualità.

Ma andiamo con ordine. Perché in questo album si nota anzitutto un interplay che fa dell’intensità la cifra primaria, donando misura e intelligenza anche a sviluppi e improvvisazioni; e ciò dona anche ai passaggi più eterei, o a quelli più a rischio di far cadere nelle trappole del sentimento, fisicità forte e (conseguente) verità concreta d’espressione. In secondo luogo, dall’insieme del disco ma anche dai suoi passaggi originali (due di Locke, tre di Giuliani), emerge la capacità d’indagare la storia musicale dell’amarsi in atmosfere più magiche che non sentimentali, davvero romantiche in senso alto e oseremmo dire storico, grazie a un garbo pensato che segna sia gli standard che le riletture pop che appunto gli inediti: forse tra loro diversi, ma anche qui siamo ai dettagli, solo perché Giuliani ha penna più moderna e Locke più classicheggiante.

Nel CD il discorso, che come vi sarà già ormai chiaro è molto omogeneo, decolla con il Mingus di “Duke Ellington’s Sound of Love”, tutto struggimenti ben contenuti e perciò valorizzati; poi passa per il capolavoro di Trenet “I Wish You Love” (ovvero “Que reste-t-il de nos amours?”) brillantemente sospeso in modernità agrodolci, indi spazia dall’allure sofisticato (e disperato) donato alla strasentita “Love Letters” al gusto di Locke che in “Love Is a Planchette” sforna sensualità insieme incalzante e aerea, sino ai frastagliamenti contemporanei della “The Hidden Force of Love” di Giuliani: quasi fotografie sonore sovrapposte d’amori travagliati, feriti, compiutamente moderni.

Ma non finisce qui. Ché nel CD troverete: l’adulta, alta, dolente e solo all’apparenza lieve “Raise Heaven”, omaggio di Locke a Roy Hargrove (immenso trombettista scomparso due anni fa neppure quarantenne); la luminosità frenetica e rutilante di swing dell’inno all’amor passionale di “Everything I Love” di Cole Porter; ed altre due gemme di Giuliani, la splendida melodia incorniciata di ritmica insieme romantica e carnale di “Love In Translation”, e la malinconia positiva in punta di piedi della toccante “Tamburo”, dedica a un altro trombettista andatosene troppo presto, Marco Tamburini.

Ma il vertice dell’insieme, anche per la profondità della partitura affrontata (nonché per le sfide che tale partitura, più volte svilita nella storia, rappresentava), rimane “I Can’t Help Falling in Love With You”, il brano succitato che ha veleggiato nella storia delle sette note dal camerismo agli albori del rock: qui il combo sfasa argutamente, la parte del suo viaggio che collima col passato e i suoi possibili sentimentalismi; e di questi anzi sfrutta l’enfasi dirottandola verso emozioni nude, dirette, senza fronzoli, sviluppate e vestite con garbo jazz. Laddove entrambi gli attributi, il garbo come il jazz, sono da intendersi attributi d’eccellenza nonché declinati al massimo del loro potenziale.

Questo magnifico lavoro è ora sul punto di venire presentato dal vivo in tutta Italia: ma visti i tempi correnti, sarà meglio (qualora siate interessati al live) informarvi sul sito di Giuliani per verificare gli spostamenti dei concerti; in certe città sicuri, stante le indicazioni governative per l’emergenza sanitaria. Comunque, per darvi un’idea del percorso del tour nonché per segnalarvi lo stesso diverse date che dovrebbero tenersi senza problemi, il calendario originale di “Love In Translation” prevede Ancona (17 marzo), Modena (18), Bologna (19), Ferrara (20), Fano (21), Milano (22), Agropoli (25), Roma (26) e Cava de’ Tirreni (27).

Articolo di: Andrea Pedrinelli

Da ascoltare/guardare, “Love In Translation”:
https://www.youtube.com/watch?v=fubmeHlQvOc&list=PLF_2P6HccY0hcZqLbDffS9yBqs-X_xFyg

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Andrea Pedrinelli
Critico musicale e teatrale, è giornalista dal 1991 e attualmente collabora con Avvenire, Musica Jazz, Scarp de’ tenis, Vinile. Crea format tv e d’incontro-spettacolo, conduce serate culturali, a livello editoriale ha scritto importanti saggi fra cui quelli su Enzo Jannacci, Giorgio Gaber (di cui è il massimo studioso esistente), Claudio Baglioni, Ron, Renato Zero, Vasco Rossi, Susanna Parigi. Ha collaborato con i Pooh, Ezio Bosso, Roberto Cacciapaglia e di recente ha edito anche Canzoni da leggere, da una sua rubrica di prima pagina su Avvenire dedicata alla storia della canzone.

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