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Ospite del nostro format musicale Leon Seti

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LEON SETI – Cobalt (autoproduzione) 

Il nome Leon Seti contiene una parte del nome proprio del musicista e il nome Seti che in egiziano antico significa “lui di Seth”, dio del deserto, per omaggiare l’antichità e aggiungere una sfumatura di regale. Leon Seti è un progetto principalmente pop che gioca con ispirazioni synth e elettroniche sia contemporanee che retro, da Peter Gabriel a BANKS, da Bjork a Anohni, e che si preoccupa di creare canzoni che possono essere cantate, ballate e che possano far entrare l’ascoltatore in un mondo diverso e particolare. Leo produce, scrive, compone e canta tutti i pezzi della discografia.

Quando hai iniziato a fare musica?

Ho iniziato quando avevo 16 anni e cantavo in una band rock/metal. a 19, quando mi sono trasferito in Inghilterra e non conoscevo nessuno ho cominciato a comporre pezzi elettronici sul mio laptop, ho cominciato a sperimentare con i suoni e il sound design digitale e piano piano è nato Leon Seti.

Con quali artisti sei cresciuto?

Mio babbo è un grande appassionato di musica, io sono cresciuto ascoltando i cd che metteva in macchina. Principalmente musica Jazz, World, e un sacco di musica celtica, i Solas erano sempre presenti in tutti i viaggi, ma anche rock anni 60-70 e pop. Il mio gusto personale si è sviluppato più tardi con il mio primo ipod, che ho subito riempito con i miei artisti preferiti: Queen, Bowie, Bruce Springsteen, Prince, Jeff Buckley, Madonna, Lady Gaga, Bjork, Jessie Ware, Janelle Monae, Mariah Carey, Whitney, Peter Gabriel e altri.

Come nasce la tua musica? Quali sono le tue fonti d’ispirazione?

Tutti i miei pezzi nascono dal suono. La prima cosa che mi cattura non è la melodia ma lo strumento, per questo sono appassionato di musica elettronica perchè i suoni canonici mi annoiano molto. Per quanto riguarda la scrittura del testo delle mie canzoni mi appoggio sempre a esperienze personali. Non so esattamente da cosa scaturiscano i miei pezzi ma sicuramente non dalla felicità, è noiosissima. 

Di cosa parla la tua nuova avventura musicale?

Cobalt  parla di un’estate e autunno che ho vissuto un anno e mezzo fa e racconta cronologicamente alcuni eventi, a partire dal mio trasferimento dal nord dell’inghilterra a Londra, passando per una rottura molto dolorosa e finisce con un nuovo inizio e un mattino d’inverno.

Qual è il messaggio che vuoi mandare con la tua musica?

Non c’è un messaggio che voglio mandare, io non scrivo con un fine. Chi vuole ascoltare può trarre qualunque conclusione, magari poi mi dice quale così me lo appunto.

Cosa hai deciso di raccontare con il tuo progetto?

Leon Seti non è altro che la parte di me che non riesce a uscire a parole. Tutto quello che è troppo difficile da dire o esprimere finisce nel testo delle mie canzoni. Una canzone risuona molto di più che una frase, soprattutto quando si tratta di sentimenti repressi e frustrati. Quindi le mie canzoni o trattano di dolore o di sesso.

Qual è il momento in cui hai scoperto che avresti voluto intraprendere la strada della musica?

Quando ho cominciato a cantare. Volevo essere come Freddie.

Quali sono i generi in cui spazi nella tua produzione?

Dall’elettronica all’ambient, pop e synthpop. Magari il prossimo album sarà techno.

Cosa significa lavorare nella musica oggi?

Non avere soldi e dover essere capaci di essere il proprio manager/pubblicitario/agente eccetera.

Cosa ne pensi dei social e del web in generale come mezzo per farsi conoscere?

Purtroppo i social media sono molto utili. Ma preferirei non essere bombardato da algoritmi su algoritmi per avere più followers su instagram.

Cosa non deve mai mancare in un brano che ascoltate e in uno che scrivete? 

Un suono e una melodia originale e intrigante. 

Cosa pensi dei talent show? 

I talent  sono fatti per essere guardati. E fare ottima televisione non significa fare ottima musica. A meno di non essere fortunati ho visto più persone rovinate che altro.

Dicci dieci cose che ti piacciono e dieci che ti fanno arrabbiare.

Cose che mi piacciono: fiori, pioggia, acqua, andare a ballare, Nietzsche, pollo fritto, Madonna, videogiochi, passeggiare, tornare a casa in vacanza.

Cose che odio: la salsa di soia, l’ignoranza, pregiudizi, il rock indie che va di moda ora, essere sottovalutato, la sabbia, la metro di Londra, instagram, le persone che non hanno uno stile personale, gli attivisti della domenica.

Prossimi appuntamenti dal vivo?

12 Aprile suonerò Cobalt live ad Arezzo all’Urban Cafè, venite a trovarmi, l’ingresso è gratuito

Progetti?

Ci potrebbero essere un paio di remix di Silver Lining on the way…

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