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Ospite del nostro format musicale Barbara Lo

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BARBARA LO Presenta ELEFANTI E TULIPANI autoproduzione

“Elefanti e Tulipani” è la rivincita di una pigra cronica.
Barbara Lo percorre storie e luoghi sbagliati, attraversandoli con l’ironia e la sincerità di una voce diretta, a volte tagliente.
Racconta di lacrime, viaggi, respiri, di cibo e di mascara che cola, di calzini e lune storte, con un linguaggio schietto, privo di canonico romanticismo e di mezze misure, quasi fisico e sanguigno.
L’amore per le parole e le loro infinite combinazioni si unisce ad un sound che attraversa pop, rock ed elettronica, tra tensione e leggerezza, eleganza e groove.
Da “Tulipani” a “Elefante”, passando per l’urlo de “La fame” e l’energia de “L’estate dall’altra parte del mondo”, l’ep di esordio della cantautrice è un inno all’imperfezione, all’amore ferito, forse mai davvero nato. Una suite di stati d’animo instabili che termina con “La porta chiusa”, una poesia priva di cliché musicali in cui la voce è protagonista, senza la pretesa di esserlo.

Quando hai iniziato a fare musica?

La mia prima band l’ho avuta a 17 anni, facevamo cover di brani pop e rock famosi in quel periodo. Da lì ho cominciato a esibirmi. Ho iniziato a scrivere invece da poco, da meno di tre anni.
Con quali artisti sei cresciuto?

Amavo alla follia Whitney Houston e i Queen quand’ero piccola. Poi molto più tardi Stevie Wonder. Non molto tempo fa invece ho scoperto il jazz, l’alternative rock e l’industrial, oltre ai cantautori italiani.
Come nasce la tua musica? Quali sono le tue fonti d’ispirazione?

Da tempo sentivo di voler fare qualcosa di mio. L’ispirazione è arrivata da “Una somma di piccole cose”, un album straordinario di Niccolò Fabi che mi ha messo addosso un’incredibile urgenza di esprimermi.
Di cosa parla la tua nuova avventura musicale?

Il mio disco parla di qualcosa di molto comune, una storia finita male e le sue tante sfaccettature. Ho raccontato luoghi, situazioni, emozioni ma ho parlato soprattutto di me, mi sono messa praticamente allo specchio.
​Qual è il messaggio che vuoi mandare con la tua musica?

Nessun messaggio particolare, vorrei che arrivassero le emozioni che ho provato, che si cogliesse il lato sanguigno di questo lavoro.
Cosa hai deciso di raccontare con il tuo progetto?

Racconto di me soprattutto, senza nascondere nulla, ci sono i lati buoni e i lati meno buoni. Ci sono tante cose che probabilmente nella vita sono rimaste inespresse e qui hanno preso forma. Ci sono le parole che non sono mai state dette.
Qual è il momento in cui hai scoperto che avresti voluto intraprendere la strada della musica?

Ho fatto diversi lavori e sentivo che erano solo momenti di passaggio, sentivo di dover fare altro. Probabilmente l’ho sempre saputo ma il coraggio è mancato in alcune situazioni.
Quali sono i generi in cui spazi nella tua produzione?

Un cantautorato tra pop, rock ed elettronica.
Cosa significa lavorare nella musica oggi?

Per lavorare nella musica bisogna mettere in conto le porte in faccia, le sconfitte. E’ difficile farsi ascoltare, proporsi, dimostrare che si ha in mano qualcosa di buono.
Cosa ne pensi dei social e del web in generale come mezzo per farsi conoscere?

Di sicuro sono un buon mezzo per promuovere la musica, pur essendo un’arma a doppio taglio. Bisogna sapersi mostrare con una certa misura e non è sempre facile, è uno spazio pubblico che rischia di diventare troppo pubblico.
Cosa non deve mai mancare in un brano che ascoltate e in uno che scrivete?

Un testo che sia poetico ma al tempo stesso immediato
Cosa pensi dei talent show?

Qualche tentativo l’ho fatto anch’io ma di fondo non è una cosa che amo. Troppa esposizione, poca musica a volte, poche possibilità di esprimersi davvero. In generale, la competizione non mi piace.
Dicci dieci cose che ti piacciono e dieci che ti fanno arrabbiare.

Vale tutto? Mi piace ridere, mangiare, cantare in macchina, ballare, comprare vestiti e scarpe, i telefilm, i tulipani, le gite con gli amici, il mare, la colazione al bar. Detesto i ritardi, sentire russare, le persone scorrette, le persone saccenti, il freddo, chi non mantiene gli impegni, la musica a tutto volume nei negozi, la gente che chiacchiera ai concerti, la frutta.
Prossimi appuntamenti dal vivo?

Stiamo lavorando per poter presentare l’album in alcuni club ma è ancora tutto in fase di progettazione.
Progetti?

Sicuramente far conoscere “Elefanti e tulipani” e continuare a scrivere per poter fare un nuovo disco.

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