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Conosciamo meglio Marco Cubeddu

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Marco Cubeddu, scrittore, caporedattore della rivista letteraria Nuovi Argomenti e collaboratore con Panorama e Il secolo XIX, e… concorrente di Pechino Express per la coppia degli Estranei.\r\n\r\nCubeddu e la scrittura. Quando nasce questa passione?\r\nNon saprei dire, ero un bambino incline a fantasticare, ho avuto i videogiochi tardi, ero una frana ad usarli, così preferivo inventare sadiche ed epiche trame per i miei soldatini mutuandole da quelle dei cartoni animati che mi tenevano incollato al televisore, da lì alle orrende poesie dell’adolescenza, ai primi racconti credo sia tutto dipeso da amori non corrisposti e rabbia repressa, ma chi può dire come questi elementi combinati portino alla scrittura di un romanzo?\r\n\r\n \r\n\r\nScrittori si nasce o si diventa? L’importanza dele scuole di scrittura.\r\nSi diventa, senza dubbio, non credo si nasca un bel niente e anche se le prime spinte narrative, i primi tentativi di storielle e poesiole, sono qualcosa a cui si arriva senza una ragione precisa, il continuare, il capire dei meccanismi, il promuoversi con la giusta dose di serietà e cialtroneria, è quel che fa di uno scrittore uno scrittore. Le scuole di scrittura servono per tante cose, per scrivere libri, anche, ma soprattutto per diventare dei mestieranti della scrittura: alcune cose sono insegnabili, ed è forse più facile finire a scrivere dei libri dopo averle frequentate. Altre no. Il talento, qualunque cosa sia, naturalmente non lo è e chiunque dica il contrario è un ciarlatano. Alla Holden questa cosa la dicono chiara fin dal principio. È una scuola seria, come ce ne sono altre in Italia, penso alle iniziative di Giulio Mozzi o all’esperienza recente di Leonardo Colombati che ha coinvolto scrittori e scrittrici di primissimo piano in un progetto esaltante e serissimo.\r\n\r\n \r\n\r\nSi parla di un mondo di immagini, in Italia si legge poco. Cosa pensi di ciò?\r\nMi pare che il tempo che viviamo sia un tempo molto scritto, invece. Scrivono molte più persone e scrivono molto di più rispetto al passato, basta pensare a Whatsapp. Cosa e come si scriva è un altro discorso, come un altro discorso sono i perché. Le immagini che dominano hanno dietro una loro “scrittura” e, sarà banale dirlo, anzi, oggi sarà fuori moda dirlo, dal momento che vedo uno snobismo intellettuale di ritorno nei confronti del fenomeno, ma lo dico lo stesso: le serie tv di successo, che altro non sono che racconti per immagini in movimento, sono infinitamente meglio scritte di tanti romanzacci letterari che restano (a mio avviso fortunatamente) invenduti sugli scaffali delle librerie. Leggere, in sé, non serve a niente, conta che cosa, e soprattutto come si legge, e questa cosa si allena leggendo qualsiasi cosa: pubblicità, dibattiti politici, serie tv, film, post su Facebook, etc, etc… i puristi della letteratura sono dei totali sfigati, nemici giurati di ogni cosa bella, cretini, capre, malfidenti, viscidi, cospiratori…\r\n\r\n \r\n\r\nPornokiller. Il tuo ultimo romanzo uscito. Ironia e disperazione e molte citazioni a 360°. Parlaci della sua gestazione.\r\nPornokiller era un esercizio estivo tra un anno e l’altro del biennio alla scuola Holden, scuola di scrittura che ho frequentato dal 2006 al 2008. Un soggetto per un film. Lo scalettai, lo sceneggiai in parte, volevo farne un film, perché, fondamentalmente, ero e ne resto convinto: Pornokiller sarebbe un magnifico film. Nessuno mi ha dato i soldi per farlo, nel frattempo ho avuto in sorte di pubblicare un primo romanzo con Mondadori, gli editor volevano un altro libro, gli ho raccontato questa trama, hanno voluto la scrivessi come romanzo, io ho pensato fosse l’occasione buona per vedere se poi qualcuno mi produceva il film, e l’ho fatto. Il film, anche dopo, nonostante alcuni colloqui con dei produttori, alla fine non si è messo in cantiere, così mi è rimasto un romanzo nato storto che però mi ha regalato molte soddisfazioni mentre lo scrivevo e me ne regala ancora oggi quando mi scrive qualcuno che lo ha letto e ci si è divertito.\r\n\r\n \r\n\r\nUn nuogolo di personaggi out nel tuo libro, ma tutti visti, così sembra, con tenerezza. Sei un papà fiero di loro?\r\nSono molto fiero di tutti loro, amo quei perdenti radicali: da Carlo, il protagonista regista di film a luci rosse con ambizioni fuori dalla sua portata, alla sua nuova musa, Brunilde, ragazzina che invece di assecondare la sua superficialità flirta con una parte intellettuale che non possiede davvero, Michele Ortaggio, il produttore che sogna di portare il Carmagnola in serie A emulando il percorso di Massimo Ferrero con la Sampdoria, Giorgio Mastrota, nei panni di se stesso, quanto gli voglio bene a Mastrota io…\r\n\r\n \r\n\r\nCome uno scrittore finisce a Pechino Express e perché?\r\nCi finisce per tante ragioni, la prima delle quali è che scrivendo si guadagna troppo poco. Io mi sono mantenuto facendo i lavori più disparati, il pompiere precario, il facchino… da qualche anno mi mantengo coi i libri e con le collaborazioni sui giornali, ma sono un vizioso e sopravvivere senza nessuna certezza comincia a pesarmi abbastanza… speravo che grazie a alla televisione arrivassero un po’ di soldi… ma in ogni caso il viaggio è stato comunque un privilegio pazzesco, un’esperienza che mi ha profondamente cambiato la vita, di cui sono sinceramente grato.\r\n\r\n \r\n\r\nLo rifaresti? Pregi e difetti dell’esperienza.\r\nAnche domani. L’unico difetto, che non è un difetto, è stato non poter scegliere con chi partire. Ma faceva parte delle “regole d’ingaggio” e anche se è stato tremendamente difficile restare fuori di galera e restare (spero) sano di mente dopo aver viaggiato così a lungo con la mia compagna, credo che il modo in cui è stata costruita la mia coppia abbia funzionato narrativamente, e questo è quello che conta. Per il resto, i posti, le persone che ci hanno offerto un riparo o un passaggio, le storie che quelle persone hanno voluto condividere con me, tutta la produzione, i filmakers, gli autori, i compagni di viaggio con cui siamo rimasti amici (quasi tutti, peraltro, dai The Show a Lory Del Santo, dal suo compagno Marco a le ragazze “Naturali”, e Cristina, e Francesco, e due emiliani più improbabili che abbia mai visto…) cioè, stiamo parlando di un grandioso racconto di viaggio, l’esperienza più forte che abbia mai fatto, ma che cosa bella è!\r\n\r\n \r\n\r\nNon solo scrittore, parlaci di Marco Cubeddu\r\nNon c’è molto altro da dire, alla fine tutto quello che ho fatto, ma oserei dire tutto quello che faccio anche mentre lo faccio, ha per me senso solo in funzione del poterne scrivere, è una forma di perversione: la vita, nei suoi aspetti più aulici o più deteriori, mi sembra affrontabile solo da una prospettiva narrativa. Credo che l’unica vera cosa in cui credo sia questa, che mi insegnò Luca Rastello, giornalista e scrittore di rara sensibilità, che insegnava alla Holden quando già combatteva con il tumore che se lo sarebbe portato via: narrare per non morire. Alla fine, che mi sbatta una prostituta all’altro capo del mondo o che mi abbandoni sulla poltrona di un teatro dell’opera sopraffatto dalla prepotenza della Turandot, il succo è sempre quello: vivere tutto quello che accade come se nascondesse un significato nascosto, come se ogni avvenimento che ci riguarda facesse parte di una storia (quando sappiamo che la vita è puro caos, che soffrire non serve a niente e che tutto questo dolore, un giorno, non ci sarà affatto utile…)\r\n\r\n \r\n\r\nProssimi impegni?\r\nFare un viaggio senza telecamere Trascrivere un po’ di diari di viaggio che ho tenuto in India, negli Stati Uniti, durante questo Pechino… Fare un’altra grande annata di numeri di Nuovi Argomenti Prendere parte a The Lady di Lory Del Santo con una performance surreale.\r\n\r\n \r\n\r\nIntervista di: Luca Ramacciotti\r\n\r\nFoto: Roger Lo Guarro

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