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Sylvia, Senza fare rumore

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Indubbiamente Sylvia è un’artista interessante, soprattutto se collocata in un panorama musicale come il nostro, talmente chiuso alle novità da far scoraggiare chiunque abbia intenzione di proporre qualche nuova idea.\r\n\r\nInvece Sylvia non si è scoraggiata e, forte della produzione della INRI (etichetta dei Linea77, The Van Houtens e Levante tra gli altri), ci propone Senza fare rumore, un album sofisticato e complesso, dove l’elettro-pop incontra la melodia per accompagnare una voce ipnotica.\r\n\r\nUn disco mai scontato e non sempre facile da comprendere, ma che si apprezza sempre di più a ogni nuovo ascolto, più vicino ad un certo tipo di jazz che al pop. Otto brani in cui Sylvia ci racconta il suo modo di vedere il mondo attraverso testi che sono vere e proprie poesie.\r\n\r\nL’elettronica, elemento  musicale trainante, è finemente miscelata a strumenti più classici che rendono il risultato finale estremamente vario. Si passa da Si Ck e Luce, canzoni fortemente sperimentali, ad arrangiamenti più classici, come la bellissima Da me, pezzo che si apre con un pianoforte che sembra strizzare l’occhio a Yann Tiersen.\r\n\r\nIl merito principale di questo album è quello di non voler far prevalere un elemento particolare tra voce, testi e musiche ma di essere un lavoro concepito per essere apprezzato nel suo insieme. Una vera perla che gli appassionati di musica indie non potranno che amare, ma che (palinsesti radiofonici volendo) potrebbe trovare una sua collocazione anche tra un pubblico meno esigente.\r\n\r\n \r\n\r\nArticolo di: Antonio Farinola\r\n\r\nFoto: Rockit

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