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JONATHAN LETHEM I giardini dei dissidenti

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\r\n\r\nI giardini dei dissidenti  è una saga epico familiare, fortemente autobiografica, che racconta sogni e vicissitudini di tre generazioni di radicals americani del Queens tra gli anni Cinquanta e gli anni Settanta. Protagoniste del nuovo romanzo sono due donne straordinarie: Rose Zimmer, conosciuta da tutti come la Regina Rossa dei Sunnyside Gardens, nel Queens,  una comunista irriducibile, che s’impone a tutti, vicini, famigliari e membri del partito con l’intransigenza della sua personalità e l’assolutismo delle sue convinzioni. E sua figlia, Miriam, precoce e determinata, lei pure imbevuta di sogni utopici e col desiderio spasmodico di sfuggire all’influenza di Rose per abbracciare la controcultura del Greenwich Village. Sono donne che stregano gli uomini della loro vita: Albert, l’aristocratico marito di Rose dalle origini tedesco-giudaiche; il cugino, Lenny Abgrush, inetto giocatore di scacchi; Cicero Lookins, il brillante figlio dell’amante di colore di Rose, un poliziotto; il marito di Miriam, Tommy Gogan, che canta in un gruppo folk irlandese; e infine il loro figlio, Sergius, eternamente confuso dal vortice della vita. Imperfetti e romantici, i personaggi di Lethem si perdono dietro ai loro ideali improbabili in un’America in cui il radicalismo è sempre visto con sospetto, aperta ostilità o indifferenza. Continua dunque, dopo i successi di Brooklyn senza madre e Chronic City, la scrittura della storia di New York, questa volta nei termini di storia culturale della sinistra: i Sunnyside gardens sono infatti i sobborghi utopico-socialisti creati nel Queens,  negli anni Trenta,  da Lewis Munford e Eleanor Roosevelt. La storia statunitense di più di mezzo secolo ( fino alla nascita di Occupy Wall Street) scorre tumultuosa nelle vivaci e lucide pagine di Lethem, in un intreccio inestricabile di privato e pubblico, di slanci personali e necessità collettive, di desiderio e senso del dovere. Un romanzo d’amore. Un romanzo sulla famiglia. Un grande affresco sociale e politico degli Stati Uniti. Tutto questo e ancora di più si racchiude armonicamente nei Giardini dei dissidenti, l’atteso, straordinario ritorno al romanzo, di uno dei più grandi scrittori americani viventi.\r\n\r\n \r\n\r\nJonathan Lethem, nato a Brooklyn nel 1964, è uno dei maggiori scrittori statunitensi. Cresciuto leggendo Calvino e la Highsmith, Dostoevskij e Ray Bradbury, nei suoi romanzi attinge  da registri diversi, dal noir hard boiled alla fantascienza, dal western classico all’avantpop, dando voce agli aspetti infiniti della realtà americana post-apocalisse.  E’ autore di molti romanzi bestseller, fra cui Chronic CityThe Fortress of Solitude e Motherless Brooklyn.  Ha vinto la MacArthur Fellowship e il National Book Critics Circle Award per la narrativa. Collabora, fra gli altri, con “New Yorker”, “Harper’s”, “Rolling Stone”, “Esquire” e il “New York Times”.  Dal gennaio 2011 si è trasferito in California per ricoprire l’incarico di docente di scrittura creativa all’Università di  Pomona, la cattedra che era stata di David Forster Wallace.  Bompiani ha pubblicato la raccolta di saggi L’estasi dell’influenza e, nei Tascabili,  escono in contemporanea Brooklyn senza madre e Concerto per archi e canguro. www.jonathanlethem.com\r\n\r\n

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\r\n\r\n \r\n\r\nHanno scritto dei Giardini dei dissidenti:\r\n\r\n“Sostenendo di aver perso la mia copia dei Giardini dei Dissidenti di Jonathan Lethem, ho chiesto all’addetto stampa di Doubleday di mandarmene un altro paio. Volevo avere quelle copie in più per poterle mettere nelle mani degli amici e dei parenti più stretti, e dire loro come ho fatto davvero: tieni, leggi il miglior romanzo dell’anno”\r\n\r\nThe New Republic \r\n\r\n

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\r\n\r\nLethem è ambizioso come Mailer, divertente come Philip Roth e sferzante come Bob Dylan. Erudito, meravigliosamente scritto, saggio, compassionevole, straziante e piuttosto privo di nostalgia.\r\n\r\nLos Angeles Times \r\n\r\n \r\n\r\nE’ un romanzo avvincente per affrontare il momento attuale – ora che la sinistra non è mai sembrata così disorientata, le ideologie confuse e l’azione collettiva quasi impossibile.\r\n\r\nGlasgow Sunday Herald\r\n\r\n \r\n\r\nIn questo epico e complesso nuovo romanzo, Lethem esamina cosa è successo al Partito Comunista Americano. Mette in scena un esaltante e vorticoso assortimento di affascinanti persone sole. La scrittura di Lethem, come sempre, assesta un bel colpo.\r\n\r\nPublishers Weekly \r\n\r\n \r\n\r\nNel suo ultimo romanzo Lethem sembra meno interessato alla forma che al contenuto. Per il suo debutto come scrittore realista, Lethem ha scelto un tema maturo: le idee, o più precisamente, l’ideologia stessa. Stiamo ancora combattendo la lotta giusta, sembra dirci Lethem, che lo sappiamo o no, che ci piaccia o no.\r\n\r\nThe Observer\r\n\r\n \r\n\r\nLethem procede con la sua saga di New York con un romanzo multigenerazionale e fortemente intenso, su una famiglia spezzata di dissidenti che abitano nel Queens… Lethem è straordinario: sbriciola la scena folk, svuota i quiz show, paga strani tributi a Archie Bunker, e offre prospettive inusuali sui dibattiti sociali e le tragiche ingiustizie. Un romanzo virtuoso, stupendamente coinvolgente, un personale bilancio dei movimenti politici falliti e i misteriosi ostacoli del buon agire.\r\n\r\nBooklist, starred review\r\n\r\n \r\n\r\nUna prova letteraria sicura e competente di uno dei nostri più importanti scrittori. Con questo magnifico romanzo di una storia proletaria svecchiata Lethem ci ha portato così vicino alla Terra Promessa che ci da motivo di essere ottimisti.\r\n\r\nThe Los Angeles Review of Books\r\n\r\n \r\n\r\nDove altro puoi leggere le divertenti battute di un marxista sul baseball? O vedere come vestono i loro bambini per Halloween i genitori comunisti? La tensione dialettica fra ilarità e intellettualità è sempre stata la qualità più irresistibile di Lethem, e spiega l’imprevedibilità dei Giardini dei dissidenti.\r\n\r\nThe Washington Post\r\n\r\n \r\n\r\nUn romanzo pieno zeppo come l’energia umana di un affollato vagone della metropolitana, è un grande libro ambientato in spazi piccoli – cucina, aula scolastica, locali di musica folk – che in ogni momento mantiene le sue battaglie personali. Un romanzo selvaggio, logorroico, divertente e diabolico. Quelli che paragonano Lethem ad altri Jonathan, come Jonathan Franzen, farebbero meglio ad invocare Philip Roth.\r\n\r\nThe New York Times\r\n\r\n \r\n\r\nUno splendido nuovo romanzo. Abbracciando diversi eventi principali, dagli anni Trenta del Maccartismo al recente movimento Occupy Wall Street – e presentando un ingegnoso ordine temporale non lineare, questo lavoro è una satira commovente e divertente dell’ideologia americana e dei sogni utopistici. Gli amanti di Lethem potranno ritenerlo il suo libro migliore. Assolutamente raccomandato.\r\n\r\nLibrary Journal, starred review\r\n\r\n \r\n\r\n“Un romanzo potente, animato da un cast tipicamente lethemiano, fatto di attivisti, eccentrici, avventurieri sessuali, innocenti, drogati, sognatori, idealisti.”\r\n\r\nElle \r\n\r\n \r\n\r\nQuando un libro riesce a condurmi così a lungo in un mondo descritto in modo meraviglioso c’è sempre una strana sensazione quando arrivo all’ultima pagina: sento il fiato trattenuto dal mio respiro sospirare per il finale e sibilare “wow!”\r\n\r\nBloomberg.com \r\n\r\n \r\n\r\nL’ultimo romanzo di Jonathan Lethem è un tour de force, un brillante e ironico viaggio che attraversa la storia dei dissidenti americani dall’epoca comunista degli anni 30 al movimento Occupy Wall Street di oggi.\r\n\r\nThe Star Tribune \r\n\r\n \r\n\r\nI giardini dei dissidenti è una vera tragedia di sbagli, tutti i personaggi destinati, come i loro ideali, al fallimento. Ma la loro imbarcazione, un vero romanzo di idee, si solleva, come lo Sputnik, sfidando ogni probabilità.\r\n\r\nGQ.com\r\n\r\n \r\n\r\nIl punto di vista di Lethem è necessariamente di parte e la sua posizione chiara: in un’epoca in cui la vittoria del capitalismo negli Stati Uniti è quasi assoluta, l’America sta perdendo la capacità di concepire altri modi di vivere. In un mondo in cui la storia è scritta dai vincitori, questo è un tentativo per recuperare un racconto perduto: la possibilità del comunismo americano.\r\n\r\nThe Observer\r\n\r\n \r\n\r\nOh sì, il personale è politico.\r\n\r\nTatler\r\n\r\n \r\n\r\nNel lavoro di capire i propri genitori e disfarsi del loro mondo, un figlio potrebbe dimenticarsi di vivere – è questa la possibilità che Lethem solleva continuamente e abilmente. Una questione delicata.\r\n\r\nThe Guardian\r\n\r\n \r\n\r\nIn Dissident gardens, Lethem sottolinea il fatto che a New York il senso della politica radicale è molto affievolito. Proclama il diritto di combattere per la lotta giusta, nonostante i risultati. Un’epopea tragicomica sui comunisti newyorkesi poteva diventare una lettura fredda e impersonale, invece Lethem la trasforma in un romanzo forte, umoristico e commovente.\r\n\r\nThe Independent\r\n\r\n \r\n\r\nIl libro sembra chiedere: è mai esistito un rivoluzionario altruista? Abbagliati dal loro proprio ego eroico, questi personaggi non si accorgono che sono solo dei piccoli attori dentro un gioco più grande chiamato storia. Lethem registra i loro movimenti in un racconto che risulta quasi realistico. Dico quasi perché il libro mescola i generi: è una favola raccontata nuovamente attraverso lo specchio. E’ uno sguardo pessimista dell’America, dove un vero discorso – sulla razza, il paese e la sua politica – resta ancora da fare?\r\n\r\nNY Times\r\n\r\n

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Fonte: Bompiani\r\n

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