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Battute di caccia? No grazie.

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In questi giorni ha trovato spazi sulla stampa la proposta dell’Ambito Territoriale di Caccia e dei cacciatori in genere di aprire un’attività di battute al cinghiale all’interno dei confini del Parco per affrontare la problematica legata al sovrannumero della specie. Il WWF sottolinea come una tale ipotesi sia assolutamente inaccettabile e dannosa, nonché inutile per la risoluzione effettiva del problema.\r\n\r\nDecenni ormai di esperienze in Toscana dimostrano come la caccia per la questione cinghiale non solo è stato l’elemento stesso che ha creato in origine la problematica con le introduzioni di animali su gran parte del nostro territorio, ma è anche strumento inadeguato alla sua gestione (sia ordinaria che eccezionale).\r\n\r\nLe battute di caccia al cinghiale in particolare, e la caccia in genere, sono elementi incompatibili con le finalità e le caratteristiche di un’area protetta, per il disturbo e i danni indiretti e diretti che possono portare alle specie animali e alla biodiversità nel suo complesso del Parco.\r\n\r\nLo strumento idoneo per affrontare la questione cinghiale nel Parco (e non solo) c’è e sono le catture controllate e con personale qualificato, catture la cui efficacia è ampiamente dimostrata dal lavoro già svolto nel Parco dell’Arcipelago e in altre esperienze. Si tratta di una modalità molto meno impattante sul resto della biocenosi naturale e che va ad eliminare quella situazione di inevitabile ‘conflitto di interessi’ che si verifica dove si ceda la gestione della specie cinghiale a chi, come i cacciatori di cinghiale, ha evidentemente poca inclinazione a risolvere alla radice la problematica, cosa che determinerebbe la fine della loro attività. E forse non è in tal senso un caso che le catture siano così tanto da qualcuno osteggiate.\r\n\r\nQuesta è la strada da seguire e perseguire e non altre.\r\n\r\nA chi vuole usare la questione cinghiale come grimaldello per riportare la caccia dentro ai confini del Parco, diciamo ‘no grazie’.\r\n\r\nFonte:WWF

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