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Due chiacchere con le Purple Hand…

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Incontriamo Giulia Baciocchi e Silvia Borroni, ideatrici della serie televisiva “Purple Hand”.\r\n\r\nCos’è Purple Hand?\r\n“Purple Hand” è una serie televisiva italiana a tematica omosessuale che si propone di raccontare l’Italia vista dagli occhi del mondo LGBTQ, trattando quindi problematiche reali e che fanno attualmente discutere (dall’omofobia al coming out, dall’accettazione di sé stessi all’emarginazione dalla società, e così via).\r\nLe problematiche verranno narrate attraverso la protagonista, Lara, una fumettista che ha un sogno nel cassetto: quello di cambiare l’Italia con i suoi disegni, anche se solo in piccola parte.\r\n\r\n<<Una matita temperata è come un bisturi […voglio partire dagli occhi…] L’unica differenza è che sulla carta basta una gomma per rimarginare tutto>>. [Cit. Lara, Ep. 101 – “Rough”]\r\n\r\nAttraverso la matita, Lara tratteggia quelle che sono le storie e le passioni dei suoi amici, un gruppo eterogeneo di personalità variegate: da Davide, ragazzo omosessuale che ha paura di uscire allo scoperto, ad Alessandra, lesbica sicura di sé che porta sulle spalle un peso più grande di lei; da Elisa e Francesca, coppia stabile, a Roberto, che predilige rapporti occasionali; da Marco, imprenditore omosessuale che si nasconde dietro una relazione fittizia con una ragazza, a Michele e Beatrice, personaggi eterosessuali che ruotano attorno alla sfera sentimentale di Lara. Tutto questo non soffermandosi mai soltanto sui classici stereotipi gay, ma analizzando in profondità l’universo omosessuale.\r\n\r\nQuando nasce il vostro sodalizio lavorativo?\r\nAbbiamo cominciato a lavorare insieme in occasione della tesi di laurea triennale: abbiamo realizzato il primo cortometraggio, “Cybergirl”, e da allora siamo professionalmente inseparabili.\r\n\r\nDopo “Cybergirl” è sopraggiunta l’idea di “Purple Hand”: abbiamo cominciato scrivendo un soggetto approssimativo, che è poi divenuto il soggetto di un trailer-cortometraggio che abbiamo presentato al Telefilm Festival del 2009.\r\n\r\nLa qualità era decisamente scadente, a causa dell’inesperienza tecnica e attoriale: il primo corto non ha avuto molto successo, ma in ogni caso abbiamo continuato a sviluppare l’idea, anche se tra innumerevoli difficoltà.\r\n\r\nCon il passare del tempo i personaggi hanno preso sempre più forma e l’idea è stata definita completamente, finché non abbiamo elaborato, insieme all’altro sceneggiatore Luca Ficucci – nonché fumettista della serie –, 13 episodi della prima stagione (eh si, dal momento che siamo estremamente ottimiste, confidiamo nel fatto che ci sarà anche un seguito se dovesse partire una produzione).\r\n\r\nQuindi non siete da sole in questo progetto…\r\nLa nostra idea iniziale era quella di creare una serie televisiva LGBTQ che trattasse problematiche reali. Dopo aver scritto il soggetto “grezzo”, abbiamo iniziato a scrivere le sceneggiature sviluppandole con l’apporto prezioso di Luca Ficucci, che si è aggiunto in seguito al nostro team lavorativo. Luca è stato uno dei primi a credere veramente nel progetto, insieme a pochi altri come Arianna Semplici, l’attrice che interpreta Lara nonché nostra cara amica, e a Roberto Riccitelli (Controluce Audiovisivi Srl.), operatore video che ci ha fornito l’attrezzatura professionale adeguata e ha dato il suo apporto anche nel soggetto suggerendo di inserire l’idea del fumetto. Non è stato facile calamitare l’attenzione sulla serie: la gente non ci dava credito, pensava che fosse uno scherzo quando ricercavamo in prima persona attori per i casting.\r\n\r\nCon il passare del tempo, però, – soprattutto dopo aver sparso per il web qualche foto di backstage e video iniziali – siamo riuscite a catturare l’attenzione di qualcuno che si è aggiunto al cast e soprattutto di gente che è interessata a guardare gli episodi. Abbiamo dovuto girare un po’ l’Italia (Dalle Marche come punto di partenza a Bologna, Roma, Modena, Milano e Napoli, dove abbiamo proiettato un promo di 30 minuti come evento antecedente al Gay Pride Nazionale 2010) e fare parecchi sacrifici per farci conoscere, ma siamo soddisfatte del risultato ottenuto finora con le nostre sole forze: ci è capitato più volte di incontrare persone che conoscessero già “Purple Hand” tramite passaparola o pubblicità sul web e ci chiedessero incredule “Ah, siete voi le ideatrici??”. E’ abbastanza soddisfacente se si pensa che abbiamo costruito tutto questo partendo da zero.\r\n\r\nAllora sono stati girati gli episodi…\r\nNo. Gli episodi interi esistono SOLO sotto forma di sceneggiature, ad eccezione di qualche scena che abbiamo girato a costo zero a fini promozionali – soprattutto per ricercare un produttore e farci conoscere dalla gente. E’ stata fatta una prova girando le prime scene ( i primi 7 minuti) dell’episodio pilota – gli unici fattibili per le nostre tasche. La prova è risultata soddisfacente ed il prodotto finale è un video di 30 minuti in cui sia alternano scene estrapolate dalle sceneggiature di vari episodi e interviste al cast e alla troupe.\r\n\r\nCosa significa il titolo?\r\nIl titolo della serie “Purple Hand” (in italiano “Mano Viola”) deriva dall’omonimo simbolo divenuto importante nell’universo gay perché richiama la sanguinosa manifestazione avvenuta il 31 ottobre 1969 a San Francisco, durante la quale un gruppo di omosessuali si sono accalcati sotto al palazzo del “San Francisco’s Examiner”, nota testata giornalistica che aveva pubblicato una serie di articoli omofobi.\r\n\r\nDal palazzo sono stati lanciati barili di inchiostro addosso alla folla di manifestanti, che ha iniziato a stampare mani viola lungo i muri dell’edificio e scritte inneggiati al “potere gay”.\r\n\r\nQuesta rivolta viene ricordata come “Venerdì della Mano Viola” ed è tra le più visibili dell’universo omosessuale.\r\n\r\nAbbiamo deciso di utilizzare la “Mano Viola”, perché ci sembrava tra i simboli più appropriati (e tra i meno conosciuti qui in Italia) a identificare la nostra serie “rivoluzionaria”. Rivoluzionaria prima di tutto nei toni e nel modo in cui verrà improntata la regia, oltre che ovviamente nelle tematiche.\r\n\r\nOGGI noi vogliamo partire dalla “Mano Viola”, che IERI, per tanti altri, ha rappresentato un punto di arrivo e di importante affermazione sociale. Oggi vogliamo partire dalla “Mano Viola”, perché la mano è il simbolo dell’azione. Oggi vogliamo partire dalla “Mano Viola”, perché è <<solo un marchio, solo una condanna>> [Cit. testo della sigla della serie, scritto da Elisabetta Banchini e interpretato dal gruppo metal marchigiano Todio] affibbiato ingiustamente, ma che prima o poi laveremo via.\r\n\r\nOggi vogliamo partire dalla “Mano Viola”, perché vogliamo rappresentare la miccia accesa della rivolta che dilagherà se questo regime di bigottismo non verrà abbattuto.\r\n\r\nCosa vi proponete?\r\nCi proponiamo utopisticamente di cambiare, almeno in piccola parte, la visione che l’Italia ha dell’omosessualità in generale. Nella maggior parte dei casi l’omosessuale medio è visto unicamente come effemminato, o peggio come un pervertito. Questo perché all’omosessuale è riservato il ruolo di macchietta comica in gran parte delle produzioni di tutto il mondo, semplicemente perché “fa’ ridere”.\r\n\r\nNoi non vogliamo dare questa visione degli omosessuali (anche perché costituirebbe solo una fetta del mondo gay), ma approfondire la questione a 360°.\r\n\r\nVorremmo semplicemente aprire le menti di coloro che guarderanno la nostra serie, perché purtroppo quello che manca nel nostro Paese è un minimo di informazione. Più e più volte ci è capitato di sentire domande assurde come: “Ma che fanno i gay durante il giorno?”. Cosa possono fare i gay durante il giorno se non quello che fa altra gente? O ancora: “Al sud non esistono i gay perché c’è più rigore, hanno un altro tipo di educazione”. Certe cose ci hanno lasciato davvero sconcertate.\r\n\r\nL’ignoranza ed il bigottismo regnano sovrani ed il processo di “normalizzazione” purtroppo sarà lento, ma in ogni caso la speranza del cambiamento non si affievolisce.\r\n\r\nPensate che l’Italia sia pronta per questo genere di progetto?\r\nCrediamo che ormai i tempi siano abbastanza maturi per proporre un progetto del genere.\r\n\r\nOrmai in ogni serie televisiva spuntano personaggi omosessuali, anche se nessuno di questi ha un ruolo rilevante. Finora le uniche serie televisive che hanno avuto il coraggio di far venir fuori una tematica del genere sono “Queer As Folk”, “The L Word” ed il recente “Lip Service” (esistono anche altre piccole serie poco note), che però sono state tutte prodotte all’estero. L’unica “pecca” (se così vogliamo chiamarla) delle serie sopra citate sta nel fatto che trattano tutte il mondo omosessuale a “blocchi”: solo donne o solo uomini, con qualche comparsata dell’altro sesso di tanto in tanto.\r\n\r\nIl nostro intento è invece quello di amalgamare TUTTO il mondo LGBTQ in un’unica serie che presenti vari aspetti dell’essere omosessuale (donna e uomo), soprattutto in un Paese come l’Italia dove l’argomento è ancora scottante.\r\n\r\nQuali difficoltà state incontrando?\r\nInnumerevoli, prima fra tutte la mancanza di fondi necessari alla realizzazione di ogni puntata.\r\n\r\nAbbiamo realizzato alcuni video promozionali autoproducendoli noi stesse, ma solamente perché si trattava di scene “fattibili”, a livello economico, da girare (per fare un esempio: la maggior parte delle location che si vedono sono le abitazioni degli stessi membri del cast e della troupe, gentilmente “prestate” per la causa). Un’altra delle difficoltà più grandi è costituita dalla mancanza di figure professionali: noi spesso ci siamo ritrovate a ricoprire più ruoli diversi sul set e la cosa ci è costata non poco disagio.\r\n\r\nCome si costruisce una serie televisiva?\r\nUna serie televisiva deve basarsi su un solido concept che deve essere originale. La scrittura del concept di una serie televisiva è un compito che prevede il piegarsi ad immaginare un universo narrativo che dovrà continuare ad esistere per anni e che dovrà creare centinaia di episodi che rispettino le stesse regole narrative e strutturali impostate all’inizio. Durante la scrittura di una sceneggiatura per una serie televisiva è necessario tenere conto di molte regole: ad esempio la sceneggiatura è lunga solitamente dalle quaranta alle settanta pagine e dipende dalla quantità dei dialoghi; deve durare un’ora considerando gli spazi pubblicitari imposti dal network ogni 15 minuti – quindi basare i climax narrativi anche su questo; deve avere dei personaggi accattivanti che fanno appassionare chi guarda la serie in modo che diventi un appuntamento “fisso”: lo spettatore deve identificarsi almeno un minimo nei personaggi che guarda; deve avere uno stile proprio che la identifica e la distingue dalle altre serie televisive (considerando anche i cliché dei personaggi, lo stile registico, e così via).\r\n\r\nPerché secondo voi l’Italia è così indietro?\r\nL’Italia è un Paese arretrato da questo punto di vista innanzi tutto a causa del bigottismo vigente, dovuto – come dicevamo sopra – all’estrema ignoranza sull’argomento. La gente ha solo paura di ciò che non conosce, per questo si chiude a riccio non permettendo il cambiamento – che poi concretamente starebbe solo nel fatto che avremmo tutti uguali diritti.\r\n\r\nPurtroppo la situazione non è facilitata da alcuni elementi politici che negano in maniera dittatoriale i nostri diritti e l’atto di adozione: perché è meglio lasciarli in orfanatrofio, piuttosto che donar loro un futuro e una famiglia che li ami, giusto Signor Presidente? Senza parlare di alcuni esponenti della Chiesa che affermano: <<Vendola chiede a Berlusconi di cambiare stile di vita. Ma lui si è guardato? Almeno Berlusconi nel peccato non offende la regola naturale, segue la natura. Vendola offende sia il peccato che la natura e dunque sta messo molto, ma molto peggio e taccia.>> Ci riferiamo alle recenti affermazioni di Monsignor Bertoldo, Vescovo di Foligno, che non ha fatto altro che infangare il governatore della Puglia appoggiando i discutibili diletti del nostro Presidente del Consiglio.\r\n\r\nE allora noi vogliamo dire una cosa al Monsignor Bertoldo: gli omosessuali sono più di quanti Lei creda e a questo punto ci dispiace, ma preferiamo essere tutti peccatori piuttosto che persone con una dubbia moralità come Lei.\r\n\r\nSul Levitico è scritto che è peccato mangiare crostacei, amare la donna di un altro, mangiare carne di maiale… ma questi principi possono essere tranquillamente sorvolati perché fa comodo. Solo se si tratta di ledere i diritti dei “diversi” allora si fanno valere i principi della Bibbia.\r\n\r\nE fortuna che la Chiesa predica “ama il prossimo come te stesso”. Probabilmente non si capisce appieno il significato di tale affermazione.\r\n\r\nDove possiamo vedere un assaggio del vostro lavoro?\r\nSoprattutto su Facebook, dove abbiamo un gruppo (Purple Hand) ed un account (PurpleHand Serietelevisiva) molto seguiti e dove si possono trovare foto di Backstage e video promozionali.\r\n\r\nE’ online anche il sito della serie (www.purplehand.it), ma è ancora in costruzione (tuttavia nella homepage si possono trovare un paio di articoli a noi dedicati e nella gallery qualche foto promozionale).\r\n\r\nAbbiamo aperto anche un account su MySpace, ma non è aggiornato: gli aggiornamenti più frequenti avvengono su Facebook, quindi iscrivetevi numerosi al gruppo della serie!\r\n\r\nFate un appello\r\nSiamo alla ricerca di una solida produzione o finanziamenti per far partire la serie, quindi chiunque fosse interessato può inviare un’email a: purplehand@hotmail.it o contattarci su Facebook.\r\n\r\nCrediamo molto in questa serie televisiva e siamo molto decise a portarla avanti: cerchiamo qualcuno che abbia il coraggio di investire nel progetto e di crederci quanto ci crediamo noi.\r\n\r\nDiteci cinque motivi perché qualcuno dovrebbe produrre la vostra serie.\r\nPerché è un’idea originale e sarebbe la prima in Italia.\r\nPerché ha come obiettivo quello di raccontare la realtà di tutto il mondo LGBTQ così com’è.\r\nPerché i personaggi sono interessanti e cercano di rispecchiare il più possibile la realtà.\r\nPerché potrebbe aprire la mente delle persone.\r\nPerché è il momento giusto per produrre una cosa del genere in Italia.\r\n\r\nIntervista di: Elena Torre\r\n\r\n

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