Nicolò Sordelli, classe 2004, nasce a Milano e coltiva fin da bambino una profonda passione per la musica. Le sue canzoni riflettono influenze musicali eterogenee che spaziano dal pop-rock italiano di Nek a quello internazionale di Ed Sheeran, Maroon 5, Shawn Mendes e Big Time Rush. Attraverso i suoi testi, racconta emozioni, esperienze e sfumature della propria quotidianità. Inizia a studiare pianoforte all’età di 7 anni, per poi avvicinarsi alla chitarra a 11 e, successivamente, al basso e alla batteria a 14. “Dubbi” è il suo ultimo singolo, segna l’inizio del suo nuovo percorso musicale. Il brano nasce da una cassa in quattro che profuma d’estate e racconta una relazione fatta di attrazione, complicità e sentimenti non corrisposti allo stesso modo. Al centro della storia c’è un continuo conflitto interiore: da una parte il desiderio di vivere un sentimento autentico, dall’altra la consapevolezza che, nonostante l’intesa sembri perfetta, i due protagonisti guardano al loro rapporto in modo profondamente diverso. I giochi di parole che attraversano il testo diventano il riflesso di questo fragile equilibrio, in cui lui desidera costruire qualcosa di più di un semplice momento condiviso, mentre lei preferisce vivere il presente senza legami. Ne nasce un brano che intreccia leggerezza e malinconia, trasformando le incertezze dell’amore in una colonna sonora estiva dal sound fresco e contemporaneo.
1. “Dubbi” racconta una relazione in cui i due protagonisti provano sentimenti e desideri diversi. Quanto c’è di personale nella storia che hai scelto di raccontare?
C’è parecchio di personale. “Dubbi” nasce da una situazione che ho vissuto realmente: io stavo immaginando una storia che potesse diventare qualcosa di serio, mentre dall’altra parte c’era una persona che cercava qualcosa di diverso. La cosa interessante è che non volevo raccontare semplicemente una delusione, ma quella sensazione di trovarsi in mezzo, quando quello che provi tu e quello che prova l’altra persona non coincidono. È una situazione molto comune, ma proprio per questo penso sia facile riconoscersi nel brano.
2. Nel brano giochi con l’espressione “non chiedi rose ma un rosé”, trasformandola quasi nella sintesi del rapporto tra i due protagonisti. Come è nata questa idea e quanto è importante per te giocare con le parole nella scrittura?
Mi piace molto giocare con le parole perché penso che una canzone possa dire qualcosa anche attraverso un’immagine o una frase che ti rimane in testa. “Non chiedi rose ma un rosé” è nata proprio cercando un modo leggero e quasi ironico per raccontare una differenza abbastanza profonda tra i due protagonisti: io cercavo qualcosa che avesse un significato sentimentale, mentre l’altra persona viveva la situazione in maniera molto più leggera. Mi piace l’idea di poter parlare di qualcosa di malinconico senza doverlo necessariamente fare in maniera pesante. Anche questo, per me, fa parte del mio modo di scrivere.
3. “Dubbi” nasce su una base dal sapore estivo, ma al centro racconta un’incertezza sentimentale. Come hai lavorato per mantenere questo equilibrio tra leggerezza e malinconia?
In realtà è proprio questo contrasto che volevo mantenere. La base ha un’energia estiva, è immediata e può farti venire voglia di cantarla, ma sotto c’è una storia che parla di qualcosa di molto meno leggero. Penso che nella vita funzioni spesso così: puoi stare bene, ridere e vivere una serata apparentemente perfetta anche mentre dentro hai dei dubbi. Non volevo quindi rendere triste una canzone che nasceva con una certa leggerezza, ma lasciare che le due cose convivessero. Credo che sia uno degli aspetti che rende “Dubbi” particolarmente rappresentativa del punto in cui mi trovo oggi.
4. Nelle tue canzoni convivono influenze molto diverse, da Nek a Ed Sheeran, passando per Maroon 5, Shawn Mendes e Big Time Rush. In che modo questi riferimenti hanno contribuito a costruire il tuo modo di fare musica?
Sono artisti molto diversi tra loro, ma credo che proprio questa varietà abbia contribuito a costruire il mio gusto musicale. Da ognuno ho preso qualcosa: l’importanza della melodia, il modo di raccontare una storia, l’attenzione alla scrittura o semplicemente la capacità di rendere una canzone immediata senza svuotarla di significato. Non ho mai voluto essere la copia di un artista specifico. Preferisco prendere tanti elementi diversi e farli passare attraverso il mio modo di sentire la musica. Alla fine penso che le influenze siano importanti, ma il vero obiettivo sia arrivare a un’identità che non abbia bisogno di essere spiegata attraverso i nomi degli altri.
5. Hai iniziato a studiare pianoforte a 7 anni, per poi avvicinarti a chitarra, basso e batteria. Quanto è importante per te conoscere diversi strumenti nel processo di scrittura e produzione delle tue canzoni?
Per me è molto importante, perché conoscere più strumenti mi permette di vivere una canzone da prospettive diverse. Il pianoforte è stato il mio primo approccio alla musica, poi la chitarra è diventata uno degli strumenti con cui mi sento più a mio agio nello scrivere, ma sapere suonare anche basso e batteria mi aiuta a capire meglio cosa succede all’interno di un arrangiamento. Non significa necessariamente che debba suonare tutto io in ogni brano, ma avere quella conoscenza mi permette di comunicare meglio con chi lavora con me e di avere un’idea più precisa di quello che voglio ottenere. Per me la musica non è solo cantare: è capire perché una canzone funziona.
6. “Dubbi” segna l’inizio di un nuovo percorso musicale. Che artista vuoi diventare e cosa vorresti che il pubblico riuscisse a riconoscere immediatamente nella tua musica?
Vorrei diventare un artista riconoscibile, ma non nel senso di avere semplicemente un’immagine precisa. Mi piacerebbe che, ascoltando una mia canzone, si potesse riconoscere il mio modo di raccontare le cose: personale, diretto, ma senza prendermi troppo sul serio. Voglio poter parlare di sentimenti e situazioni reali mantenendo comunque leggerezza, ironia e spontaneità. Credo di essere in una fase in cui sto cercando di capire sempre meglio quale sia la mia direzione, ma una cosa che non voglio perdere è la sincerità. Non mi interessa costruire un personaggio completamente separato da quello che sono. Voglio che la mia musica sia il punto d’incontro tra quello che vivo, quello che penso e quello che mi piace ascoltare. Se tra qualche anno qualcuno sentirà una mia canzone e penserà immediatamente “questa è una canzone di Nico”, allora avrò raggiunto una delle cose che considero più importanti.










