Ci sono frasi che ripetiamo così spesso da dimenticarne il vero significato. Una di queste è Carpe diem. Quasi tutti la traducono con “cogli l’attimo” e la interpretano come un invito a vivere senza freni, a fare tutto ciò che desideriamo, a non preoccuparci del domani. Ma Orazio, in realtà, stava dicendo qualcosa di molto diverso. L’espressione compare in una delle sue Odi, scritta nel I secolo a.C. e rivolta a una giovane donna, Leuconoe. All’inizio del componimento il poeta le chiede di non cercare di conoscere il futuro, di non interrogare gli astrologi, di non consumare il presente nell’attesa di ciò che verrà. Perché il futuro non appartiene agli uomini e nessuno può sapere davvero cosa accadrà. Solo alla fine arriva il verso diventato celebre: “Carpe diem, quam minimum credula postero.” Ed è proprio la seconda parte quella che quasi sempre dimentichiamo. La traduzione più fedele è: “Cogli il giorno, confidando il meno possibile nel domani.”
Anche il verbo carpere racconta qualcosa di diverso da ciò che immaginiamo. Infatti non significa afferrare con forza, né strappare, ma significa cogliere, come si coglie un frutto quando è maturo o un fiore dal suo ramo. Un gesto delicato, paziente, che rispetta il tempo della natura. Allora Orazio non ci sta invitando a vivere senza regole, ma ci sta ricordando qualcosa di molto più profondo. Che il tempo continua a scorrere, anche quando noi aspettiamo.
Aspettiamo il momento giusto, la sicurezza economica, il lavoro perfetto, la persona giusta, il coraggio. E nel frattempo i giorni passano. Il senso vero del Carpe diem non è vivere come se il domani non esistesse. È vivere il presente e smettere di rimandare la vita a un domani che nessuno può prometterci. Perché il presente è l’unico tempo che ci appartiene davvero. E Orazio, più di duemila anni fa, aveva già capito una cosa che continuiamo a dimenticare. Non ci viene chiesto di vivere più in fretta, ci viene chiesto di vivere più consapevolmente. Perché il giorno da cogliere non è quello perfetto, è quello che stiamo vivendo adesso.
Elisa Fossati










