Davide Mancini è un cantautore valdostano che da anni intreccia musica, poesia e impegno civile in un percorso artistico personale e coerente. Con il nuovo album Effimeri, Erranti e Vagabondi conclude una trilogia dedicata alle fragilità dell’uomo contemporaneo, proponendo una riflessione sul disagio del nostro tempo e indicando nell’arte e nella natura una possibile via per ritrovare equilibrio e serenità.
- Effimeri, Erranti e Vagabondi nasce da una domanda molto attuale: come si può vivere serenamente in un’epoca così caotica. Qual è stata la scintilla che ha dato origine a questo disco?
La scintilla è nata poiché quando si percepisce in maniera lucida la precarietà del tutto si smette, paradossalmente, di preoccuparsi della quotidianità e ci si concentra su tutto quello che si reputa essenziale. Questa percezione molto consapevole è stata la base sulla quale ho immaginato di creare il mio lavoro musicale.
- Nel singolo Sono un tipo problematico utilizzi l’ironia per raccontare ansie e fragilità della società contemporanea. Pensi che la satira sia uno strumento efficace per affrontare temi così profondi?
Sì, penso che la satira e l’ironia siano due straordinari disinfettanti dell’anima. Quando non mi piace quello che accade o non sono soddisfatto di me stesso cerco, infatti, di trovare sempre conforto in questi due rifugi della mente. La canzone “Sono un tipo problematico” non è solo una critica verso il mondo, ma anche nei confronti delle continue catalogazioni di cui siamo sempre maggiormente vittime.
- La Val d’Aosta e il rapporto con la natura occupano un ruolo centrale nel progetto. Quanto le tue radici hanno influenzato la scrittura dei brani e la scelta di inserire anche versioni in dialetto valdostano?
La Valle mi ha influenzato senza opprimermi, trattasi di una presenza naturalistica e territoriale potentissima. Il suono della natura è talmente peculiare da non poter essere messo da parte. Si tratta di una potenza primigenia, la grandezza di una natura che non fa sconti e che mi ha fatto spesso dirigere lo sguardo verso il silenzio. Il dialetto è stato un banco di prova, territorio e lingua non possono essere disgiunti, il loro impatto, quando è autentico, è molto forte.
- Questo album chiude idealmente una trilogia iniziata con Madame Gerbelle. Guardandoti indietro, come senti di essere cambiato, sia come artista sia come persona, lungo questo percorso?
Musicalmente sono cambiato moltissimo. La fortuna di lavorare con grandi professionisti, come Ivan Ciccarelli in “Madame Gerbelle” o Massimo Spinosa negli album successivi, mi ha permesso di entrare dentro la sala dei “bottoni” e, quindi, di migliorare sotto tutti i punti di vista, sia musicale che vocale. In quanto al resto, le mie tre produzioni sono lo specchio dei miei cambiamenti e del mio stare al mondo; se in “Madame Gerbelle” c’era un ottimismo utopistico verso il futuro, con “Poesia e democrazia” sono entrato nella fase della disillusione e dell’amarezza. Ora, con “Effimeri, erranti e vagabondi” canto la gioia e la consapevolezza che provo nel creare. Tutto questo mi induce a essere umile e grato, ogni giorno, verso questo privilegio. E’ sempre presente, tuttavia, l’attenzione verso quelli che il mondo considera emarginati e verso quelli che non sono mai veramente aderenti al sistema. Il loro è un abito che anch’io mi sento addosso.
- Hai collaborato con musicisti di grande esperienza e provenienze diverse. Cosa hanno portato al disco artisti come Massimo Spinosa, Irene Burratti, Sara Borghese ed Ezio Borghese?
Tutti i musicisti che hai citato hanno dato luce e colore alle mie canzoni. Massimo Spinosa è per me un maestro e stare con lui, per me, rappresenta sempre una crescita. Irene Burratti è una delle migliori cantanti jazz del panorama milanese e le sono grato, e onorato, del fatto che abbia cantato, con la sua splendida voce, nel mio disco. Ezio Borghese suona meravigliosamente uno strumento che io ho sempre amato, il bandoneon, e che aggiunge ai miei brani un tocco di piacevole malinconia. Sara Borghese, sua figlia, è, a mio avviso, una delle voci più promettenti e dotate che vi siano in circolazione e io sono sempre felice di poterla coinvolgere in alcune mie produzioni ed esibizioni dal vivo.










