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Intervista a Paolo Giammarroni autore de La mente che respira Edizioni Mediterranee

Incontriamo Paolo Giammaroni autore di La mente che respira edito da Edizioni Mediterranee 🙂

1. Il libro propone un incontro diretto con i Grandi Maestri fuori da ogni appartenenza culturale o religiosa. Come si riesce a far dialogare la preghiera dei monasteri cristiani con le pratiche buddiste o taoiste senza snaturarle?

Dialogo interreligioso.È sempre esistita una forma di rispetto e interesse per le pratiche contemplative tra esperienze monastiche. In Italia da tempo esiste un tavolo di confronto molto coinvolgente. E in anni recenti basta pensare all’amicizia tra Thomas Merton e Thich Nhat Hanh, di cui mi sono occupato di recente. I problemi riguardano piuttosto le esperienze ecclesiali, occidentali come orientali, dove ancora si sbandierano ortodossie rituali (vedi i lefevriani, ma anche nichiren) a torto considerate immutabili.

2. Nella presentazione del saggio si lancia un monito piuttosto chiaro: oggi la meditazione è molto di moda, ma spesso viene ridotta a una tecnica di rilassamento per ottenere benessere immediato, quasi un “prodotto” di consumo. Cosa si è perso in questo passaggio verso la mindfulness contemporanea e quale dimensione originaria della consapevolezza spera di restituire al lettore con questo libro?

Meditazione e mindfulness. La consapevolezza è un valore troppo “bello” e vasto per ridurlo a una serie di protocolli “tecnici” spesso rivali tra loro. Certamente la meditazione in sè è solo un elemento importante, anche se nuovo nella nostra vita affannata quotidiana. Non è una medicina, nè una terapia: almeno in un percorso spirituale riguarda un impegno con sè stessi, ben aldilà della cura dello stress.

3. Da traduttore e studioso che indaga i testi originali, lei ha ridato voce ai Grandi Maestri attraverso traduzioni nuove o inedite per l’Italia. Qual è stata la sfida più grande nel tradurre concetti orientali e occidentali millenari per il pubblico di oggi, senza tradirne la profondità e l’efficacia pratica?

Tradurre classici. Non ho mai vissuto la traduzione come una sfida, anzi come un regalo, perchè – quasi sempre – non solo ho potuto entrare in mondi di cui non ero necessariamente un super-esperto, ma ho potuto cercare di rinnovare contenuti e linguaggi – quasi sempre – desueti, abborracciati, di parte. Faccio l’esempio di un mio piccolo libretto intitolato LO YAK ED IO, dove ho avuto il piacere di ricostruire finalmente la vera storia delle 10 immagini del ragazzo che “doma” il bufalo: in realtà storia cinese e solo poi adottata dallo zen. E accanto alla traduzione cinese mi è venuto facile riscrivere un commentario spirituale adatto ai nostri tempi. Consiglio: tenersi lontani da traduzioni statunitensi anni 90…

4. Nel saggio si affronta anche il Taijiquan e il QiGong — discipline di cui lei è istruttore —, sfatando il mito moderno che le riduce a una semplice “ginnastica per la terza età”. In che modo il movimento del corpo diventa esso stesso meditazione e come si integra questo aspetto con la staticità della contemplazione o della preghiera?

Staticità? La contemplazione fa parte della vita. Anche le clarisse curano i propri giardini con dinamismo. La meditazione non è mai stata solo seduta, anzi nacque come camminata, come è ancora nello zen e nei theravada. Ben venga perciò la meditazione silenziosa o appena guidata, anziché forme di micro-conferenze invadenti e con un’azione perturbante sul pensiero. Certo restano profonde diversità tra la meditazione cristiana, centrata sulla preghiera con un proprio Assoluto, formale e spesso reiterata, e la “vacuità” della ‘Mente che respira’ cara al buddhismo.

5. L’indice del volume si chiude con una sezione intitolata “Catalogo provvisorio delle idee di meditazione” e un’analisi del Novecento. Guardando al presente e alle complessità del mondo attuale, qual è la lezione più urgente che i maestri del passato possono insegnare a chi decide di iniziare a meditare oggi?

Oggi. Credo che la mia generazione sia stata fortunata. Quasi dal nulla dagli anni 80 via via abbiamo avuto a disposizione l’incontro diretto con grandi maestri, o almeno la loro conoscenza dai libri prima e dai video poi. Oggi penso che l’eccesso di “offerta” e il tonfo di vari guru non aiuta una persona ai suoi primi passi. Le scorciatoie di risposte “pronte” offerte dall’I.A. peggiorano le cose. Il mio consiglio è solo di sperimentare forme di meditazione dentro propri percorsi di crescita e non dentro percorsi di ortodossie o fascino di divulgatori, a pagamento… Parlo di forme diverse, da cui capire e imparare: comprese quelle avviate – dal mondo olistico – che coinvolgono il corpo e il dinamismo personale (di grande interesse per i giovani) per intanto dis-incastrare la mente non abituata (tra cento stimoli): e riuscire così a entrare nel silenzio.

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