Abbiamo incontrato Caterina Tosi, counselor nella relazione di aiuto, per scoprire qualcosa di più sul mondo del counseling, una professione che si concentra sul raggiungimento di obbiettivi, aiutando le persone a scoprire le proprie risorse personali.

Qui di seguito un estratto dell’intervista pubblicata su lastanzadelletorture, sito di interviste a persone e personaggi
Partiamo dall’ABC: cosa significa “counselor”?
Il counseling è una professione che opera nell’ambito nel benessere psico-fisico. L’etimologia della parola “counselor” è vicina a “prendersi cura di…”, senza dare consigli né dire cosa fare. Non è una professione sanitaria, io non mi occupo di disturbi e non faccio diagnosi.
A chi è rivolta questa professione?
Si rivolge a persone che stanno attraversando un momento di difficoltà. È una professione volta a sostenere e aiutare il “cliente” a trovare in sé le risorse per far fronte alla questione che porta in colloquio, dove il colloquio è la relazione che si instaura fra “cliente” e counselor.
Qual è la difficoltà più importante che incontri nello svolgimento della tua professione?
“Stare un tono sotto”. Mi spiego meglio. Per il counselor una peculiarità indispensabile è l’empatia, che presuppone di “sentire l’altro come se egli fosse me”. Non bisogna essere troppo coinvolti, ma essere congruenti, rimanere centrati. Trovare la centratura è la difficoltà più importante. Il “cliente” si deve vedere attraverso me, si deve sentire riconosciuto.

Come si svolge il lavoro?
Spiegarlo brevemente non è semplice, ma, volendo schematizzare, si parte dall’analisi della domanda che il cliente presenta, poi si passa all’esplorazione delle resistenze e delle risorse per raggiungere l’obbiettivo, vediamo insieme ciò che ne ostacola il raggiungimento e ciò che invece lo favorisce.
Come si fa?
Si sta centrati sul “cliente”. Si lavora sulle sue emozioni, si impara a riconoscerle attraverso vari strumenti…
Quali strumenti, ad esempio?
Per quanto riguarda i colloqui individuali, gli strumenti sono: ascolto attivo, prevalentemente domande aperte, riformulazioni e specchiamento, scrittura, visualizzazioni e, se il cliente è predisposto, uso l’immagine, e o disegni, utilizzo la metafora. L’utilizzo dell’arte, il simbolo… Per quanto riguarda, invece, gli incontri di gruppo come i laboratori esperienziali, utilizzo l’arte figurativa, che risulta essere uno strumento efficacissimo, perché parla il linguaggio simbolico che baipassa le resistenze e i blocchi. Creare, usare le mani fa stare/essere presente nella dimensione del piacere. Inoltre, l’arte favorisce una visione più creativa delle possibili soluzioni al problema.
Qualche consiglio per chi aspira a fare la tua professione?
Posso dirti tre presupposti indispensabili per un counselor: empatia, assenza di giudizio, accettazione incondizionata dell’altro.

Dove possiamo trovare Caterina Tosi
whatsapp 339 6028322
Su Facebook e Instagram
e-mail caterina.tosi1970@gmail.com
Questo è il cuore del counseling:
Dubitare l’indubitabile
Dire l’indicibile
Decidere l’indecidibile
La versione integrale di questa intervista a Caterina Tosi è su La Stanza delle Torture di Cinzia Donati











