Alla Scoperta di Henry Mancini: Tra Jazz e Creatività Senza Tempo
Con questa intervista abbiamo voluto immergerci nel mondo di Henri Mancini, un maestro capace di fondere jazz, blues, funk e sonorità cinematografiche, lasciando un’eredità immensa nella musica contemporanea. E lo abbiamo fatto prese per mano da Francesco Di Giovanni, in arte Frankie, che ci ha raccontato la sua passione per questo grande musicista e la sua influenza sul panorama musicale odierno. Attraverso la sua esperienza e sensibilità, abbiamo scoperto come Mancini abbia saputo fare da ponte tra i grandi del passato, come Gershwin ed Ellington, e le forme musicali moderne, con una proposta artistica che non smette di emozionare. Tra aneddoti e riflessioni, emerge un legame profondo con la musica di Mancini, che continua a ispirare anche il nostro interlocutore nel suo percorso creativo. Per il suo progetto Frankie ha scelto e riarrangiato dodici brani iconici del jazzista per una Small Jazz Band. Il Frankie’s Jazz Ensemble sarà a Roma il5 aprile 2025 alle 21.00 presso il Pentalfa Jazz Club di Roma
- Da che cosa e da quando le nasce l’amore per Henry Mancini?
Ho scoperto la musica di Henry Mancini quasi immediatamente dopo l’aver imbracciato una chitarra. Il Jazz mi emozionava da sempre e quando da bambino mi capitava di ascoltarlo alla radio o in qualche film “noir”, arrossivo. Amo la musica tonale, la “forma canzone”. Prima di Mancini i miei riferimenti erano Gershwin, Ellington, e come loro anche Mancini non è un musicista “di rottura”, si fa anzi erede delle scelte artistiche dei suoi predecessori, avventurandosi lungo la strada che loro hanno indicato.
Così anche per me è stato del tutto naturale ritrovarmi nella musica di Henry Mancini, che trovo particolarmente preziosa perché contiene molto Blues elettrico e Funk e rispetto ai Maestri del primo Jazz, si trova a fare da ponte con le forme attuali.
- Qual è l’eredità di questo grande musicista nella musica di oggi?
Avendo proseguito con risultati eccellenti il lavoro di grandi musicisti come Gershwin, Ellington, anche l’eredità di Mancini è immensa. Le sue Songs con melodie importanti, sequenze armoniche accattivanti, capaci di stimolare l’improvvisazione sono preziose miniature che confermano quanto ancora di bello ci possa dare la “forma canzone”. In un’epoca in cui la musica viene sempre più proposta come semplice cornice rispetto ad altro, Mancini ci lascia un patrimonio di numerosissime geniali composizioni per ogni genere di organico orchestrale, in cui, pur stimolato dal suo lavoro di Music Maker per il Cinema, mostra come sia possibile trattare tematiche di ogni genere mantenendosi sempre fedele ad un proprio inconfondibile stile.
- Cinque brani firmati da Mancini che in pochi ricordano sono suoi, ma che sono nell’immaginario collettivo (se sono tre correggiamo la domanda) e qualche nota su di loro.
La prima è Pink Panther Theme, che esprime in modo perfetto l’ironia e il forte carattere interattivo insito nella musica afroamericana.
La seconda è Moon River, con il suo carattere delicato, intimo e coinvolgente.
La terza è Baby Elephant Walk, in cui la capacità descrittiva del tema trattato raggiunge livelli raramente eguagliabili.
La quarta è Charade, un Valzer con carattere struggente, a tratti “epico”.
La quinta è Peter Gunn Theme, dove il riff ed il tema essenziale raggiungono livelli di comunicazione e coinvolgimento intergenerazionali davvero sorprendenti, se si pensa che il brano è nato per una serie di telefilm di fine anni 50, ha avuto poi una sorta di rinascita grazie al celeberrimo film “Blues Brothers” e continua tuttora ad avere enorme peso nell’immaginario collettivo.
- In che cosa come autore si sente vicino a Mancini?
Sia per me che per Mancini la musica è essenzialmente comunicazione e interazione, se all’ascolto non si avverte ispirazione, se non c’è feeling comunicativo non ha senso,. Tra gli ingredienti necessari per ottenere questi risultati ci sono sicuramente conoscenza e amore per il passato e attenzione a contesti attuali. Nella musica di Mancini, così come nella mia, confluiscono elementi diversi, uniti non solo dall’appartenenza ad una stessa storia, ma anche dal gusto e dalla sensibilità e lo stile che ne consegue è caratterizzato non da semplici accostamenti di generi diversi, ma dall’intima fusione degli elementi primigeni, in un puro atto di creazione musicale,
- Last but not least: qual è il suo brano preferito e perché?
Il mio brano preferito (ma li adoro tutti) è Pink Panther Theme, forse per via del suo carattere dichiaratamente Blues e il Blues è sicuramente il padre della musica Rock con cui ho un legame generazionale.
Il Frankie’s Jazz Ensemble, formato per l’evento, include molti musicisti: alla voce Marcella Foranna, al sax contralto aolo Farinelli, al sax tenore Andrea Pace, al sax baritono Marco Tocilj, alla tromba Valerio Prigiotti e Giuseppe Salerno, al trombone Aldo Iosue, alla chitarra Francesco Di Giovanni, al pianoforte Gabriella De Nardo, al contrabbasso Francesco Baconcini e alla batteria Alberto Proietti Gaffi.











