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Andrea Pedrinelli ci presenta Vasco Rossi

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In libreria per Giunti “Vasco Rossi rewind” Vasco Rossi. La storia dietro le canzoni. L’autore è il giornalista e critico musicale Andrea Pedrinelli che qui su Dasapere.it si occupa di recensioni di album e molto altro nella sua rubrica “pop, rock, jazz… e non solo”. Oggi è lui la persona “da conoscere” il nostro gradito ospite…

A giusta ragione la storia della canzone italiana dovrebbe esse patrimonio di tutti perché non “sono solo canzonette” e Vasco Rossi è sicuramente uno degli autori che vale la pena di essere conosciuto. Quali sono le tre cose meno note che hai scoperto su di lui che ti hanno appassionato?

Effettuando ricerche come queste si scoprono ben più di tre cose, ovviamente… Diciamo che non saprei fare una graduatoria definita. Ciò che più mi ha colpito d’acchito è stata però la qualità cantautorale “classica” del primissimo Vasco, anzitutto: un Vasco meno noto e certo meno originale, però già di spessore. Poi ti citerei anche l’aver verificato quanto Vasco già all’inizio della carriera avesse comunque (nei testi e nel modo di porgersi) da subito un linguaggio suo, molto preciso, certo qua e là musicalmente da contestualizzare sempre meglio, ma insomma… è stato Vasco da subito, come pochissimi altri autori hanno saputo fare nella storia della nostra canzone. Poi senz’altro sono emersi da documenti, interviste e ricerche tanti aneddoti succosi, come su “Rewind” che Vasco pensava come poesia e fu Curreri a dirgli “ma no, ti faccio la musica!”, o tutta la storia di “Vita spericolata”: fra le diffidenze prima dell’autore della melodia sul possibile testo di Vasco e poi di Ravera, per riportare Vasco a Sanremo. Da jannacciano infine sono stato molto contento di scoprire nelle interviste di Vasco l’amore per Enzo, e l’aver ripreso dalla sua “Quelli che…” uno dei modi coi quali scrivere la storica “Siamo solo noi”. Del resto, Jannacci l’ha citato in una canzone, Vasco…


Qual è la storia dietro una canzone che ti è rimasta più dentro?

A me piace moltissimo il Vasco che con sarcasmo e sferza demolisce tante stupidaggini: quindi ho amato molto scavare nelle sue motivazioni sulla scrittura di brani come “Delusa” o “Canzone generale”, dedicate alle ragazzine della Tv o a cantautori più imbalsamati che paludati. Ma soprattutto amo “Stupendo”, che condivido alla lettera e dice molto di come siamo ridotti ma pure di come siamo noi che cerchiamo di reagire -per dignità- proprio a come siamo ridotti. E poi non posso scordare “Mi si escludeva”, un canto strepitoso contro il razzismo a 360° che è figlio di un’esperienza diretta di Vasco che non tanti credo conoscano.

Cosa troveremo in “Vasco Rossi rewind” ?

Tutto Vasco fino a oggi. La sua infanzia, la mamma, i concorsi canori, gli studi, il babbo, la radio… E poi il debutto e di lì disco per disco, nonché canzone per canzone, il decollo e il consolidamento dell’unico vero rocker italiano. Tutti i dischi sono raccontati e commentati, tutte le canzoni idem come sopra, partendo da un lungo e meticoloso lavoro di ricerca di documenti, interviste, materiali. E in coda a tutto ci sono anche, commentati, tutti i suoi video, VHS o DVD che siano. Rispetto alla prima edizione dell’opera, che era stata chiusa subito dopo “Modena Park” l’evento di luglio 2017, il libro è stato aggiornato anche con quanto fatto da Vasco negli ultimi tre anni, da fine 2017 a “VascoNonstopLive” passando per “La verità”.


Ti occupi da sempre di musica e negli anni sei stato testimone della sua evoluzione in che direzione stimo andando?

Temo in basso. Anche se spero in un punto di rimbalzo, prima o poi… Ma si dà troppo poco peso alla storia, allo studio, alla bravura vera, ormai. Certo se penso a talenti come Giulia Mei tiro un sospiro di sollievo, e spesso anche per Dasapere recensisco cose di qualità: il problema è che il mercato è in crisi e i discografici sono scadenti, due cose queste che rendono difficile per un giovane pensare di vivere da artista puro; e poi c’è il fatto che gli artisti davvero bravi -ci sono!!!- non hanno più alcuna possibilità di passare in Tv o di farsi notare al grande pubblico. Negli anni Ottanta a Sanremo c’erano Al Bano e Romina ma anche il bravissimo, poetico Mario Castelnuovo; e ognuno trovava il suo pubblico, il suo spazio, il suo lavoro. Oggi ci sono solo gli Al Bano e Romina del 2020: con la differenza però che i Castelnuovo ci sono ancora, eppure vengono tenuti fuori da ogni opportunità anche piccola, ingiustamente, e che gli Al Bano e Romina di oggi non valgono un centesimo di quelli originali, di una musica “commerciale” che però era fatta sapendo scrivere e sapendo cantare. E difatti, però, la gente canta i repertori, Sanremo per stare in piedi deve invitare i “vecchi” come superospiti, e l’altra settimana ha vinto una prima serata Tv un’antologia di clip dei Pooh, già viste almeno tre volte con quel montaggio… Ma è perché la qualità la gente la riconosce. Bisognerebbe che qualcuno gliela riportasse sul grande schermo o in radio: occorrerebbe, si tratti di Giulia Mei, ‘A67 o Perturbazione, che si tornasse a dare spazio “anche” a chi è capace di fare ancora bella musica.

Cosa dovremmo tenere del nostro patrimonio e cosa lasciare?

Intanto dovremmo studiarlo e storicizzarlo, come fanno in USA o in Francia. È per questo che mi batto per libri che diano modo di conoscere gli artisti e le loro opere essendo leggibili, anche divertenti, ma soprattutto “scientifici”, obiettivi, in grado di rimanere nel tempo e in una biblioteca. Così domani qualcuno potrà studiare e conoscere Gaber, Jannacci, Baglioni, Ron, Zero, Vasco grazie al mio piccolo lavoro: e altro ho in serbo a breve… Ma a parte questo, è davvero fondamentale conoscere e conservare il patrimonio di oltre cent’anni di canzone, sviluppatasi in più forme e da studiarsi senza paraocchi. Perché se poi vuoi una risposta più secca, beh, vale sempre quanto diceva Duke Ellington, per il quale non esiste musica di A e musica di B ma solo musica bella e musica brutta. Teniamo dunque la prima, di qualunque genere sia stata o possa essere e al di là dei nostri gusti personali.

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