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“Pop, rock, jazz… e non solo” Andrà tutto bene

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Andrà tutto bene
(singolo autoprodotto per scopi benefici)

Ci sono in giro artisti bravi, che naturalmente (purtroppo) non arrivano mai a determinate, e pure un po’ tristi se ce lo consentite, ribalte.
Forse, o senza forse, perché la loro bravura metterebbe in luce l’ormai dilagante voglia di imporci la mediocrità: in radio, nei presunti talent senza talento, in festival di basso profilo, in una discografia mainstream che spaccia meri epigoni degli epigoni per eredi -ma va là- di Zero o Ruggeri, Jannacci o Mia Martini.

Ma per fortuna molti di questi artisti bravi, e giovani, hanno un’altra dote oltre al talento (vero). Sono testoni. Ed è il caso di Luce.
Luce la conoscemmo nel 2014, quand’ebbe l’ardire di spedire ai critici musicali -e sorvoliamo sul come si fosse procurata gli indirizzi mail privati, che pure sarebbe interessante approfondire- il suo minidisco d’esordio “Ora”: chiedendo solo ascolto.

Chi scrive la ascoltò (fu l’unico? Possibilissimo, temiamo) e sentì della qualità: vocale, ma anche e soprattutto di scrittura. La capacità di far intravedere una prosecuzione dell’orizzonte cantautorale storico del Paese dentro un mondo contemporaneo anche elettronico e fatto di parole nuove. Poi il tutto ci venne confermato dal primo suo vero disco, “Segni”, quasi autoprodotto a 28 anni ma d’intensità originale, a tratti raffinata, spesso profonda e sempre sensibile.

Negli ultimi anni Luce Montrone, barese, ha seguito talento e testardaggine fino in Cina, dove ha fatto tappa per tre mesi da sola: suonando e cantando ogni sera che sopravviveva a quel mondo tanto diverso, lontano, per molti versi crediamo pure ostile e però evidentemente più attento del nostro a proposte giovani nuove e di qualità. Indi ha vergato la colonna sonora d’un documentario (titolo dello stesso “L’unione falla forse”, titolo della musica “Cos’è la felicità”) e ovviamente ha continuato a partecipare a songwriting camp e concorsi, sempre venendo regolarmente elogiata ma non prescelta, e sempre per i motivi suesposti.

Tornata alfine alla sua Bari, a studiare al Conservatorio di Monopoli fra l’altro (per quanto sia polistrumentista, oltre che cantante compositrice autrice), Luce come tutti un brutto giorno s’è trovata nel gorgo del coronavirus. E come pochi ha saputo rispondere. Nel suo mestiere, scrivendo musica.

Oggi dunque vogliamo incitarvi ad andarlo a vedere ascoltare e godere, questo suo nuovo, accorato, brano intitolato “Andrà tutto bene”, lavorato con l’aiuto di Paolo Palazzo, Fabio Punzi, Francesco Tota e un’altra giovane testarda di talento che ha scelto invece la strada di chi scrive, Roberta Ruggiero, e non sa che cosa la aspetta: visto il degrado dei media. È un singolo colmo di speranza, come recitano le sue note stampa, quello di Luce, è una canzone che prende e commuove, sprona e fa bene al cuore.

“Andrà tutto bene” poi non ha scopi di lucro, e non è operazione autopromozionale: come troppi concerti dai balconi e gli show live online anche di personaggi dello star system, su cui preferiamo non indugiare sottolineando però che non ci riferiamo a Lady Gaga o Bocelli (anzi, complimenti a loro); quella di Luce è una canzone scritta per esigenza interiore e si sente, profonda com’è profonda questa ragazza pugliese brava, capace, sensibile e -ormai è recidiva, abbiamo avuto altro che tre indizi per averne la prova- disperatamente, magnificamente testona.
“Stavo piangendo, quando ho iniziato a scrivere”, dice lei. Si sente, sai, Luce?

Si sente perché la tua emozione, nata dalle paure di tutti, diventa l’emozione che riscatta le paure di chi ascolta: quando si scrive a tavolino, come purtroppo quasi tutta la nostra scena rap-trap insegna, l’emozione invece non si sente mai. Perché non esiste alla base. Poi certo ci vuole anche capacità, per fare di un’emozione una canzone, ma di questa nel caso di Luce s’è già detto.

E allora ascoltatelo, “Andrà tutto bene”. Fate anche voi in questa strana Pasqua -e non solo- che la frase del suo titolo non rimanga hastag su cui cliccare, visto che qualcuno ne ha fatto (bella) canzone. La trovate su Facebook, su Instagram, su Youtube; lo trovate sulle piattaforme dello streaming; e da lì vi inciterà anche ad aprire il portafoglio, certo. Ma per donare alla Protezione Civile, per sostenere chi aiuta il Paese a combattere l’emergenza.

Perché tutti possiamo aiutare: ognuno nel suo campo. E Luce, con la sua ennesima prova di zucconeria e bravura, aiuta non poco, aiuta tutti noi.

Articolo di: Andrea Pedrinelli

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Andrea Pedrinelli
Critico musicale e teatrale, è giornalista dal 1991 e attualmente collabora con Avvenire, Musica Jazz, Scarp de’ tenis, Vinile. Crea format tv e d’incontro-spettacolo, conduce serate culturali, a livello editoriale ha scritto importanti saggi fra cui quelli su Enzo Jannacci, Giorgio Gaber (di cui è il massimo studioso esistente), Claudio Baglioni, Ron, Renato Zero, Vasco Rossi, Susanna Parigi. Ha collaborato con i Pooh, Ezio Bosso, Roberto Cacciapaglia e di recente ha edito anche Canzoni da leggere, da una sua rubrica di prima pagina su Avvenire dedicata alla storia della canzone.

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