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“Pop, rock, jazz… e non solo Bebo Ferra

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Bebo Ferra – Andrea Dulbecco
Simul
(Barnum for Art)

 Ecco un altro signor disco il cui ascolto può farci far pace con noi stessi, le nostre inquietudini, questo momento difficile.

Bebo Ferra, sardo di nascita ma ormai milanese d’adozione, è uno dei massimi chitarristi jazz nostrani, e vanta collaborazioni con gente del calibro di Billy Cobham, Franco D’Andrea, Paul McCandless e Gianluigi Trovesi; Andrea Dulbecco, virtuoso di marimba e vibrafono diplomatosi al Conservatorio Verdi di Milano, ha suonato con numerose e rinomate orchestre, fa parte dei “Sentieri selvaggi” di Boccadoro, e nel suo curriculum spiccano incontri in jazz con Paolo Fresu, Steve Swallow, Dave Liebman; qualcuno lo avrà visto anche in TV da Piero Angela, a parlare di musica.

Per l’ottima e coraggiosa etichetta indipendente Barnum di Max De Aloe, Ferra e Dulbecco hanno licenziato un disco davvero strepitoso, un capolavoro di camerismo jazz che mesce due suoni differenti dell’anima della musica in un abbraccio unico, il quale scava fra note ed emozioni con garbo ma pure con notevole incisività; finendo col valorizzare due -anzi tre- strumenti non sempre in primo piano, a volte resi noti ma seguendo ben altri percorsi (ché al vibrafono Dulbecco non fa certo scelte simili a quelle di Lionel Hampton o Milt Jackson, e Ferra rimanda più a Jim Hall o Charlie Byrd che ad altri maestri più abusati del chitarrismo), e risultando dunque anche per questo ancor più intrigante e stimolante.

In scaletta i due artisti allineano una quindicina fra improvvisazioni brevi (alcune con le stimmate del colto divertissement), standard come “Everything I Love” di Cole Porter, un omaggio a Jimmy Giuffre e ripescaggi inattesi da cataloghi altrettanto imprevedibili come quelli di Lee Konitz o Brad Mehldau; senza scordare la magnifica “Waltz New” del già citato Jim Hall in cui la chitarra spesso lascia la scena allo strumento compagno, e gli intarsi sonori si fanno frenetici mantenendo però piglio delicato.

Ma i gioiellini si sprecano, all’ascolto: dall’intenso biglietto da visita di “Exordium” sino alla raffinatezza chitarristica che si sposa a pennellate di vibrafono per far volare con graffi inediti la melodia di “Everything I Love”, passando per il gustoso e solido “Unnamed Road” sviluppato in mirabili sfumature strumentali, lo scavo dentro inedite caverne d’eco di “Song Song”, l’intrigante e nervosa traslitterazione d’altro mondo jazz messa in scena per “Subconscious Lee”, lo struggimento con aloni di saudade della sospesa, bella, d’un garbo che trascina “Fable”.

Ma tutto è da ascoltare, in questo disco fatto di ceselli e riverberi, sfide e cultura, amore per la musica e voglia di condividerne percorsi alti dentro le anime: anzi è più da ascoltare, che da commentare. Come capita ai capolavori della musica senza parole, pensati e suonati da chi osa e chi sa per coloro che, dotati di palato fino, vogliono anch’essi osare, apprendere, emozionarsi.

(Post scriptum: come in tutti i dischi di Barnum, all’interno del CD fisico un codice vi permetterà poi d’accedere a ulteriori brani del duo, ulteriori possibilità -non edite- di grande musica a forti tinte emozionali)

Articolo di: Andrea Pedrinelli

Da ascoltare/guardare, “Fable”:
https://www.youtube.com/watch?v=eDczwURg7L4&list=OLAK5uy_k1YDQKdZsrtofnM-m2IBATgY359XhQINY&index=4&t

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Andrea Pedrinelli
Critico musicale e teatrale, è giornalista dal 1991 e attualmente collabora con Avvenire, Musica Jazz, Scarp de’ tenis, Vinile. Crea format tv e d’incontro-spettacolo, conduce serate culturali, a livello editoriale ha scritto importanti saggi fra cui quelli su Enzo Jannacci, Giorgio Gaber (di cui è il massimo studioso esistente), Claudio Baglioni, Ron, Renato Zero, Vasco Rossi, Susanna Parigi. Ha collaborato con i Pooh, Ezio Bosso, Roberto Cacciapaglia e di recente ha edito anche Canzoni da leggere, da una sua rubrica di prima pagina su Avvenire dedicata alla storia della canzone.

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