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Intervista a Marco Presta

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Marco Presta è un artista poliedrico. Si fa prima a dire quello che non ha fatto nella sua carriera personale (vantando collaborazioni con artisti del calibro di Luca Ronconi e Andrea Camilleri). Attore, presentatore, sceneggiatore, autore di testi teatrali da anni (per la precisione dal 1995) con Antonello Dose conduce la trasmissione radiofonica “Il ruggito del coniglio”. E scrive libri dove al sorriso si unisce sempre la riflessione con estremo garbo ed intelligenza. Di recente è uscita la sua ultima fatica letteraria “Accendimi” e tra torte umorali e vite allo sbando si trova tempo per il romanticismo.

Accendimi. Verbo intransitivo che può dire molte cose. Si accende il forno per una torta, si accende una vita, si accende la radio.

Nel romanzo, insieme alla radio, si accende la vita della protagonista, Caterina. Una
realtà insoddisfacente e piatta viene sconvolta da una irrealtà molto più appagante e
passionale.

Se anni fa la radio fu uno stravolgimento della vita quotidiana, oggi rimane una presenza fissa nella nostra vita. Sentiamo voci, di cui magari si sa il nome, ma non si conosce il volto, che ci parlano mentre si guida o mentre si fa certi lavori. Nessun media o social la sta sconfiggendo.

La radio è il più moderno tra i social e il più “affettivo”, l’unico in grado di parlare al
cuore delle persone. La televisione, in Italia, vive un momento di stanca, la radio ha un bacino di 35 milioni di ascoltatori quotidiani.

In questa società è più facile parlare con chi non si vede? Siamo così ormai abituati a nasconderci dietro uno schermo?

A volte si ha paura di vivere la vita reale e ci si nasconde dietro i social. Credo però che il fenomeno sia in controtendenza.

Caterina una vita portata via dalla routine quotidiana. Quanto e quando dobbiamo dire stop a tutto e tutti ed essere egoisti in maniera sana?

Caterina tende a farsi carico dei problemi delle persone che la circondano: il fidanzato, il fratello, le amiche. A salvarla sarà l’amore, che è la più generosa e altruistica forma di egoismo che l’essere umano conosca.

Caterina e l’altro. Antonio e Shu. la diversità sarà la chiave della nostra salvezza?

La diversità è la chiave di salvezza dell’Umanità, credo. E’ arricchimento e non
minaccia. Basta farlo capire a un centinaio di Capi di Stato e il gioco è fatto.

Tu, la radio e chi ascolta. Hai mai conosciuto una Caterina?

Credo di aver conosciuto tutti i protagonisti del romanzo, si tratta di tipologie più
comuni di quello che si possa pensare. Caterina però è una mosca bianca perché, a
differenza degli altri, ha un’anima di stoffa più pregiata e la capacità di rimanere fedele ai propri sentimenti.

Sei goloso? Di cosa?

Sono geloso delle cose e delle persone che amo di più. Anche se dissimulo.
Intervista di: Luca Ramacciotti 

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